Aumenti delle benzine: facciamo un po’ di chiarezza Economia 16 Marzo 202616 Marzo 2026 La risposta alle domande che ci poniamo sull’aumento della benzina. di Mauro A. Chirizzi In questi giorni la guerra domina i pensieri di tutti. Nessuno escluso. L’ipotesi di un conflitto con l’Iran genera comprensibile preoccupazione e alimenta un clima di incertezza globale. Senza entrare nel merito tecnico delle cause o delle responsabilità geopolitiche, vale però la pena soffermarsi su un aspetto che riguarda direttamente la vita quotidiana dei cittadini: il rapido aumento del prezzo dei carburanti.La prima domanda che molti si pongono è semplice: come è possibile che i prezzi della benzina aumentino nel giro di 24 ore quando il petrolio viene acquistato con mesi di anticipo?È un interrogativo legittimo. Il petrolio che oggi arriva nelle raffinerie, infatti, è stato comprato spesso anche tre mesi prima, quando il contesto internazionale era diverso e non vi erano tensioni così acute.Per comprendere il fenomeno bisogna guardare al meccanismo dei cosiddetti “Platts”, il sistema di riferimento che regola i prezzi dei prodotti petroliferi raffinati. Una volta acquistato, il greggio viene lavorato nelle raffinerie — e l’Italia, non va dimenticato, dispone di diversi hub strategici che riforniscono anche Paesi vicini come Austria e Slovenia. Il prezzo finale dei carburanti non dipende solo dal costo del petrolio acquistato, ma viene aggiornato costantemente sulla base delle quotazioni internazionali e delle previsioni dei mercati.Entrano così in gioco i futures, strumenti finanziari che anticipano l’andamento atteso delle materie prime. Gli approvvigionamenti avvengono con largo anticipo e i prezzi vengono progressivamente adeguati alle aspettative dei mercati internazionali, in particolare a quelli che si muovono sulla piazza di Londra, uno dei principali centri di scambio per il greggio.In questo contesto si comprende l’attenzione del Governo nel vigilare sull’andamento dei prezzi al consumo. Ciò che invece resta difficile da comprendere — e ancor più da giustificare — è il mancato intervento sulle accise che gravano sul prezzo dei carburanti.L’azzeramento, anche temporaneo, di queste imposte rappresenterebbe una misura concreta per evitare che il caro-carburante si trasformi in un effetto domino sull’intera economia: dai trasporti alla logistica, dai beni di consumo alle bollette energetiche. In altre parole, sarebbe un modo per proteggere famiglie e imprese da un aumento generalizzato dei costi, che rischia di colpire soprattutto le fasce più fragili della popolazione.Per questo motivo voglio chiudere questo intervento con una proposta concreta: avviare una campagna di sottoscrizione per l’abolizione delle accise sul costo delle benzine.Un’iniziativa che potrebbe svilupparsi attraverso firme digitali su un portale dedicato oppure tramite coupon pubblicati sui giornali che vorranno condividere e sostenere questa battaglia di buon senso.Perché se è vero che le dinamiche dei mercati globali non sono sempre controllabili, è altrettanto vero che le scelte fiscali restano nelle mani della politica.