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“Non armi ma pane!”: a Bari i comitati pugliesi lanciano la petizione per il disarmo

articolo di Clara Ranieri

BARI – Trasformare l’economia di guerra in investimenti sociali e riaffermare il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione. È questo l’obiettivo della mobilitazione lanciata a Bari dal Comitato Articolo 11, che ha riunito presso la Tesoreria comunale diverse sigle del pacifismo pugliese, tra cui il Collettivo operaio Mo Avast!, il Comitato Altamura per la pace, il Comitato Articolo 11, il Comitato contro il Genocidio del Popolo Palestinese, il Comitato per la pace di Gioia del Colle ed il Comitato per la pace Terra di Bari.
Al centro del dibattito il forte legame tra le spese militari e l’aggravarsi della crisi economica e sociale interna. I promotori denunciano l’impatto dei conflitti globali – dall’Ucraina alla Palestina, fino alle tensioni in Iran – sulla vita quotidiana dei cittadini, chiedendo un cambio di rotta radicale alla politica nazionale.

La proposta cardine è una petizione ufficiale indirizzata alle Camere ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, uno strumento di democrazia diretta scelto per portare le rivendicazioni direttamente in Parlamento. L’iniziativa ha coinvolto tutti i 40 parlamentari eletti in Puglia (13 deputati e 27 senatori). Tuttavia, all’invito a partecipare al confronto ha risposto soltanto l’onorevole Marco Pellegrini (Movimento 5 Stelle). In collegamento con l’assemblea, il parlamentare ha espresso una dura critica verso l’esecutivo, accusandolo di un atteggiamento “semi-totalitario” e di una totale assenza di iniziative diplomatiche fin dall’inizio del conflitto russo-ucraino nel 2022, preferendo l’allineamento alle strategie della NATO e degli Stati Uniti.
I comitati hanno espresso forte preoccupazione anche per la forte presenza di infrastrutture belliche in Puglia. Il riferimento principale è al sito di Grottaglie, dove opera Leonardo S.p.A., per il quale si chiede uno stop al rafforzamento del comparto militare a favore di una riconversione civile.

Il documento programmatico della mobilitazione contesta la proposta governativa di stanziare 90 miliardi di euro per le spese militari. I pacifisti chiedono che queste risorse vengano interamente dirottate su quattro pilastri del welfare:

  • Sanità pubblica
  • Università e ricerca
  • Servizi sociali
  • Trasporti

Sul fronte geopolitico, i promotori giudicano l’Italia “di fatto cobelligerante” nel conflitto in Ucraina attraverso l’invio di armi e l’addestramento militare, in netta contraddizione con le dichiarazioni di neutralità del Ministero degli Esteri. Tra le richieste figurano l’avvio immediato di trattative di pace concrete e la ripresa dell’acquisto di gas e petrolio russo a prezzi calmierati.

Dove firmare a Bari

La raccolta firme in presenza proseguirà fino alla fine di giugno. I cittadini residenti possono firmare esibendo un documento di identità nei seguenti punti di raccolta:

Via Sparano (angolo via Dante): ogni martedì e giovedì dalle 17:30 alle 20:30.
Piazza Giulio Cesare (ingresso pedonale Policlinico): ogni mercoledì dalle 9:00 alle 12:00.

L’iniziativa viene presentata come un atto di partecipazione democratica per invertire la logica della violenza e consegnare alle future generazioni un Paese orientato alla cooperazione internazionale e alla neutralità.

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