Il Sud esporta, Tajani mobilita le ambasciate: a Bari il Sistema Italia fa sistema Economia Politica e società 17 Giugno 202617 Giugno 2026 di M. Siranush Quaranta Manifesto della tappa barese di Obiettivo Export Bari capitale italiana dell’export per un giorno. Nel capoluogo pugliese si è tenuta ieri, 16 giugno, la seconda tappa di “Obiettivo Export“, il roadshow del Ministero degli Affari Esteri verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026. Dopo Torino e prima di Roma e Milano, il Mezzogiorno ha avuto la sua giornata alla Fiera del Levante: imprenditori, agenzie pubbliche, diplomatici e associazioni di categoria allo stesso tavolo per discutere di mercati internazionali, catene del valore e strumenti finanziari, in un confronto che ha messo in luce le potenzialità del tessuto produttivo meridionale e i nodi strutturali che ne frenano la proiezione globale. Il ministro Tajani durante il suo intervento Antonio Tajani ha aperto i lavori spostando subito il baricentro della discussione. Il ministro ha rivendicato il ruolo politico della diplomazia economica, indicando nelle ambasciate e nei consolati italiani la leva più potente per aprire mercati e proteggere le imprese: rappresentanze che si trasformano in hub di facilitazione commerciale dove i capi degli Uffici commerciali operano fianco a fianco con ICE, SACE e Simest. Nel pomeriggio, quelle stesse figure si sono sedute faccia a faccia con gli imprenditori pugliesi in incontri bilaterali B2B che raramente trovano spazio nei palazzi di Roma. Tutte le ambasciate italiane in videocollegamento La mattinata ha articolato tre filoni convergenti. Il primo ha esaminato gli strumenti del Sistema Italia in un contesto internazionale profondamente mutato: dazi, reshoring e instabilità delle forniture hanno ridisegnato le priorità delle imprese esportatrici. Il secondo ha affrontato il posizionamento strategico del Sud, con le associazioni imprenditoriali chiamate a ragionare su come le specificità territoriali possano diventare leve di penetrazione sui mercati anziché ostacoli logistici. Il terzo panel, il più innovativo nel tono, ha messo al centro startup, PMI innovative e grandi imprese come ecosistema integrato per l’internazionalizzazione delle filiere tecnologiche: corporate venture, open innovation, validazione su mercati esteri — un linguaggio insolito per una conferenza ministeriale al Sud, ma coerente con poli di eccellenza nell’aerospazio, nell’agritech e nel biomedicale che i mercati esteri conoscono ancora poco. Tajani ha chiuso la plenaria insistendo sulla necessità di coordinamento tra gli attori dell’export e sul ruolo della Conferenza Nazionale del 2026 come occasione per superare la frammentazione che penalizza le imprese più piccole. Alcuni dei rappresentanti delle istituzioni presenti in Fiera Il pomeriggio ha cambiato registro. Oltre ai B2B diplomatico-finanziari, due Laboratori della Crescita paralleli hanno approfondito da un lato l’innovazione tecnologica e dall’altro le industrie creative e culturali, con esperti del MAECI a costruire percorsi di internazionalizzazione su misura: un segnale preciso che per il governo l’export non è solo manifattura ma anche soft power economico. Ciò che resta, al di là dell’agenda, è la percezione di un cambio di approccio: il Mezzogiorno non è più convocato come territorio-problema, ma come attore con carte proprie da giocare. Sarà il confronto con Roma e Milano a dire se questa promessa si tradurrà in un indirizzo politico stabile, confermando quanto anticipato nel capoluogo pugliese.