Ilia II, il Patriarca che riportò la Georgia a Dio: è morto a 93 anni il padre di un popolo Cronaca Religione 20 Marzo 202620 Marzo 2026 di M. Siranush Quaranta Nella serata del 17 marzo 2026 si è spento a Tbilisi, all’età di 93 anni, Sua Santità Ilia II, Catholicos-Patriarca di tutta la Georgia. Con lui scompare non soltanto la guida spirituale di un popolo, ma il patriarca ortodosso in esercizio più anziano dell’intero cristianesimo, un uomo che ha attraversato quasi mezzo secolo di storia georgiana tenendo la propria Chiesa come una roccia in mezzo alla tempesta. Sua Santità Ilia II @wikimedia commons Nato il 4 gennaio 1933 con il nome di Irakli Shiolashvili, discendente della nobile famiglia Bagrationi — l’antica dinastia reale georgiana — Ilia II portava nel sangue la storia stessa della sua nazione. Cresciuto in una famiglia profondamente credente, compì i suoi studi al Seminario e all’Accademia Teologica di Mosca, dove fu tonsurato monaco con il nome di Ilia (Elia), in omaggio al grande profeta biblico. Aveva soltanto quarantaquattro anni quando, il 25 dicembre 1977, fu consacrato Catholicos-Patriarca di tutta la Georgia: una giovinezza chiamata a portare un peso immenso in uno dei momenti più bui della storia della sua nazione. Al momento della sua elezione, la Georgia sovietica contava appena quindici diocesi e trenta chiese attive, residuo misero di secoli di fede cristiana cancellati da decenni di persecuzioni comuniste. Il paradosso di una delle più antiche nazioni cristiane del mondo — la Georgia fu evangelizzata nel IV secolo — ridotta a un deserto spirituale per volontà del regime, proprio quello fondato dall’irriducibile georgiano Iosif Stalin. Ilia II prese in mano quella Chiesa quasi spenta e la trasformò in una delle istituzioni più vitali del paese: alla sua morte la Georgia conta 47 diocesi, circa duemila parrocchie attive, oltre tremila sacerdoti e una comunità diasporica presente in tutto il mondo, con una presenza particolarmente numerosa in Italia e in Puglia, dove la scomparsa del Patriarca è vissuta come un lutto profondo e personale. Non numeri, ma anime riconquistate alla fede. Il suo fu un patriarcato che coincise con le tappe fondamentali della storia georgiana moderna. Guidò la propria Chiesa attraverso gli ultimi anni di oppressione sovietica, la violenza degli anni Novanta, la difficile nascita di uno Stato indipendente nel 1991. Ma fu soprattutto la sua presenza fisica a fare la storia: il 9 aprile 1989, quando le truppe sovietiche disperse con la forza i manifestanti in piazza a Tbilisi lasciando sull’asfalto ventidue morti, Ilia II era in mezzo al suo popolo. Quel gesto non fu mai dimenticato. Non sorprende che nel 2013 un sondaggio nazionale lo indicasse, con il 94% di gradimento, come il personaggio più amato e fidato di tutta la Georgia. Teologo incarnato nella storia più che nelle aule universitarie, Ilia II era anzitutto un pastore. La sua visione fondava l’identità cristiana come colonna portante e irrinunciabile dell’identità georgiana stessa, e questo lo rese una figura insieme carismatica per il suo popolo e controversa agli occhi di chi quella identità la metteva in discussione. Il suo sostegno alla restaurazione monarchica dei Bagrationi, la resistenza all’ecumenismo istituzionale e le posizioni dottrinali tradizionaliste non erano posture intellettuali, ma espressione di una teologia radicata nella terra e nel destino concreto di un popolo. Memorabile fu anche la sua iniziativa demografica: nel 2007, preoccupato dal calo delle nascite e dall’emigrazione che svuotava la nazione di giovani, annunciò di voler battezzare personalmente ogni terzo figlio nato nelle famiglie georgiane. L’effetto fu straordinario: si generò un vero e proprio baby boom nazionale. Alla sua morte, Ilia II risultava padrino spirituale e ministro del Battesimo di oltre 48.000 bambini georgiani. Una paternità senza precedenti nella storia cristiana contemporanea. Sul piano delle relazioni ecumeniche, Ilia II aveva aperto pagine storiche con la Chiesa cattolica. Tra i primi incontri significativi vi fu quello con l’allora Nunzio Apostolico in Georgia, poi cardinale, monsignor Francesco Colasuonno. Storico fu l’incontro con Papa Francesco il 30 settembre 2016 a Tbilisi, quando i due leader religiosi si abbracciarono fraternamente. Papa Francesco ricordò in quell’occasione che Ilia II aveva inaugurato la prima visita storica di un Patriarca georgiano in Vaticano, scambiando con il Vescovo di Roma il bacio della pace. Di lui si ricordano anche gli incontri con Papa Giovanni Paolo II, tappe di un dialogo interreligioso che il Patriarca aveva coltivato pur nella fermezza delle proprie posizioni dottrinali. Processione delle spoglie mortali di Ilia II verso la Cattedrale della Santissima Trinità Ilia II è deceduto al Caucasus Medical Center di Tbilisi, dove era stato ricoverato nelle prime ore del mattino del 17 marzo per una grave emorragia gastrica e dove ha trascorso le ultime ore in terapia intensiva. La notizia è stata annunciata dal Metropolita Shio Mujiri, già nominato da Ilia II suo patriarca ad interim nel 2017, che assumerà ora le funzioni di locum tenens in attesa dell’elezione del nuovo Patriarca tramite il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa georgiana. Ilia II sarà sepolto domenica 22 marzo nella Cattedrale di Sioni. Le sue spoglie sono state trasferite dalla residenza patriarcale alla Cattedrale della Santissima Trinità per l’omaggio dei fedeli. La Georgia trattiene il fiato: secondo le procedure canoniche della Chiesa Apostolica Autocefala Ortodossa georgiana, occorreranno tra i quaranta e i sessanta giorni prima che un’assemblea ecclesiastica allargata possa riunirsi per eleggere il successore. Un tempo di silenzio e preghiera per una nazione che ha perso il suo padre spirituale. Dopo quasi cinquant’anni alla guida della propria Chiesa, Ilia II lascia un’eredità che va ben al di là dei numeri: lascia un popolo che ha ritrovato sé stesso attraverso la fede, e una Chiesa che da quasi estinta è tornata a essere il cuore pulsante di una nazione.