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Gli adolescenti scoprono la bellezza di “Giulietta e Romeo” a Carosino (TA)

Gli studenti e le studentesse della scuola media di Carosino, plesso “Orazio Flacco” portano in scena sul palco del teatro Comunale, il musical Romeo and Juliet.

di Elena Manigrasso


“Nel cuore di Verona, teatro della storia, la ruggine di un odio di cui non si ha memoria, corrode senza pace due nobili casati: Montecchi da una parte, dall’altra i Capuleti. Dai due fatali lombi poi sbocciano due fiori, ragazzi che alle grida oppongono sospiri”. Questo è l’inizio del meraviglioso musical Romeo and Juliet, portato in scena sul palco del teatro Comunale dagli studenti e dalle studentesse della scuola media di Carosino, plesso “Orazio Flacco”. Lo spettacolo è stato voluto fortemente dalla deus ex machina, la prof.ssa Rossella del Core, supportata per le musiche dal prof. Pietro L’Abbate e per gli aspetti tecnici dalle prof.sse Federica Serafino e Antonella Zingaropoli, nonché dal personale ATA. La dirigente scolastica, dott.ssa Aurelia Speciale, ha manifestato sin dalle prime battute grande apprezzamento per il raffinato lavoro tratto dal Romeo and Juliet di William Shakespeare.

Un plauso va anche alla scelta dei costumi e delle musiche: “Segnati dalle stelle andranno fino in fondo lasciando scritto in terra ‘Ama e cambia il mondo’”. Ed è qui che parte la canzone fortemente significativa dal titolo Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo (in francese Roméo et Juliette, de la haine à l’amour), tratta dallo spettacolo musicale francese di Gérard Presgurvic e diffuso in tutto il mondo con alcune varianti nel finale.
“Ama e cambia il mondo, ama e fa’ ciò che vuoi”, diceva il filosofo cristiano Agostino. In particolare, il testo della canzone recita: “ama con ogni forza, ama senza paura, dona ogni respiro, ama e cambia il mondo”. Che bella lezione di fratellanza attraverso questa opera teatrale; un’educazione alla cittadinanza che esce dai muri delle aule e siede comoda sulle poltrone di velluto rosso del teatro.
“O Romeo, Romeo, wherefore art thou Romeo? Deny thy father and refuse thy name”. Gli studenti cominciano a recitare in inglese e il silenzio nel teatro si fa meraviglia. “Or if thou wilt not, be but sworn my love and I’ll no longer be a Capulet. ‘Tis but thy name that is my enemy”

Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Ah, rinnega tuo padre. Ricusa il tuo casato. O, se proprio non vuoi, giurami amore, ed io non sarò più una Capuleti. Ma poi, che cos’è un nome? Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?
L’amore quindi non ha nome, non ha steccati, non ha casati, ma è solo a-mors, forte sentire senza orme di morte. La risposta di Romeo non si fa attendere e dice semplicemente a Giulietta “chiamami solo amore”, richiamandoci alla famosa canzone di Roberto Vecchioni: “Difendi questa umanità anche restasse un solo uomo, chiamami ancora amore, chiamami ancora amore, perché noi siamo amore. Un grande messaggio di fraternitè, principio tanto atteso e ancora non pienamente raggiunto nel mondo; quanti spunti di pensiero hanno offerto questi ragazzi in scena, lasciando gli adulti col naso all’insù. In particolare il finale ha creato stupore: i due ragazzi si salvano, un momento prima che il veleno si posi sulle labbra di entrambi. Le famiglie rivali riscoprono l’amore, quello che salva, quello che si chiama a-mors, al di fuori della morte. Félicitations à vous tous, cari ragazzi e ragazze.
Elena Manigrasso

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