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“Il diavolo veste Prada 2”: 20 anni dopo, il diavolo non è più solo Miranda

di Anna Gomes

Il Diavolo veste Prada 2, giudicato il miglior film americano dell’anno.

Ed eccolo che arriva sugli schermi il tanto atteso Sequel del film cult del 2006 “Il diavolo veste Prada”, un successo planetario.
Dopo vent’anni Meryl Streep si rimette in gioco per “Il diavolo veste Prada 2” recitando perfettamente la parte della cattiva e sprezzante Miranda Priesley, Direttrice di Run Way, la prestigiosa rivista di moda americana.
Sempre accanto a lei Emily Blunt, segretaria tuttofare a cui subentrerà Ann Hathaway nei panni di Ann, la sua consulente a tempo pieno, bella e determinata che nonostante tutto, non abbandonerà la sua Miranda fino all’ultimo.
E il cambio di tono è subito evidente: non è più la storia di una giovane ingenua contro una direttrice tirannica. Questa volta, il vero antagonista è il sistema.
Il mondo è cambiato profondamente ed il tema principale è la crisi dell’editoria che sta davvero affondando e trascina con sé anche i personaggi chiave del film, Miranda intoccabile ed ambiziosa Direttrice di Run Way sempre sulla cresta dell’onda e tutti i suoi adepti Ann (Ann Hathway) e il suo direttore Stanley Tucci (sempre ironico ma più umano di altri).
Ormai i social media sostituiscono i giornali, tagliando anche posti di lavoro fino ad ora insostituibili ed irraggiungibili.
E mentre nel primo film, Ann Hathway molla Miranda ( lanciando il suo smartphone in una fontana), e decide di vivere come meglio crede, questa volta invece è davvero convinta di non abbandonare la sua direttrice nonostante il carattere insopportabile, nell ‘esatto momento in cui il giornale sta cadendo in disgrazia.

Il film mostra lo scontro tra vocazione professionale, dignità del lavoro e algoritmi dell’attenzione.
C’è anche un accenno all’intelligenza artificiale, trattato in modo leggero, quasi come indizio per un possibile per Il Diavolo veste Prada 3. E il parallelismo con Valentino, scomparso il 19 gennaio 2026, è dichiarato: “Vorrei lasciare la festa quando è ancora piena”. Miranda si chiede quando sia il momento giusto per lasciare Runway prima di diventare fuori moda.
Vestiti , costumi e orizzonti sono straordinari ed esaltano New York e Milano tra musei e scorci di pittura non banali ( il cenacolo di Leonardo nella Chiesa Madonna delle Grazie) e le musiche molto seducenti. Lady Gaga è anche presente nel film in alcune scene.
Il mondo della moda è frenetico ed attraente ma impietoso con chi non accelera i propri ritmi e non perdona certo chi non mantiene il suo stile.
Il film ha ricevuto recensioni positive: 78% su Rotten Tomatoes con voto medio 6,6/10. Il consenso critico dice che Meryl Streep “continua a vestire i panni di Miranda Priestly come un abito su misura, in un tripudio di desideri preconfezionati e acute osservazioni sullo stato dei media moderni”. In Italia l’accoglienza è stata più contrastata. L’incasso complessivo è di 8.247.507 €.

In fondo, Il Diavolo veste Prada 2, non celebra più il potere di schiacciare gli altri, ma la difficoltà di tenere insieme identità e sopravvivenza in un mondo che cambia troppo in fretta. Miranda non vince perché è spietata, ma perché ha imparato a negoziare con la realtà. E forse è questo il messaggio più adulto di tutti: il diavolo non veste più solo Prada. Veste bilanci, algoritmi e compromessi. E per restare al suo posto, anche lei deve imparare a farlo.

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