Sei qui
Home > Politica internazionale > Date a Trump il Premio Nobel per la Pace. Una settimana di politica estera inquietante

Date a Trump il Premio Nobel per la Pace. Una settimana di politica estera inquietante

US President Trump hosts roundtable on Antifa

di Cinzia Santoro

FORZE MILITARI ICE

Mentre l’inverno stringe nella morsa del gelo e del maltempo la nostra penisola, la settimana appena trascorsa ha  infiammato la politica estera mondiale: negli States i militari dell’ICE, con il beneplacito del Tycoon sparano e uccidono per strada un cittadino americano armato di cellulare, continua la caccia al migrante a Minneapolis e le prigioni si riempiono anche di bambini piccoli, imbarazzante l’immagine del bimbo di cinque anni prelevato da scuola da militari dell’ICE  armati fino ai denti.  I nativi americani d’altro canto si nascondono perché temono di essere deportati.  Ma non sono nati negli Sati Uniti anche loro? Ma no, per Trump e le sue ministre MAGA gli stati uniti appartengono all’uomo bianco, maschio alfa razzista.

E allora vai con gli arresti, i rimpatri, le manganellate e gli omicidi di stato.  Non erano gli statunitensi esempio di democrazia nel mondo? Forse non lo sono stati mai e oggi, che al comando di quelle terre c’è un narcisista patologico con delirio di grandezza ed ego ipertrofico, iniziamo ad aprire gli occhi.  Vogliamo dircelo che l’anno scorso avremmo ritenuto impossibile che la Groenlandia potesse essere terra di contesa tra l’impavido Trump e l’impreparata Europa.  Già, la vecchia e malandata signora, un tempo desiderata come patria comune dei padri fondatori, un crogiolo di uomini, idee e principi, ridotta a serva delle banche e dei capricci del signore delle Americhe.

Un Europa impotente, impacciata e spaccata.

E ancora Trump da Davos ad Abu Dhabi che umilia gli alleati europei (o sarebbe meglio definirli vassalli), segnando uno spartiacque strategico con un Zelensky che critica i governi amici che lo hanno rimpinguato per qualche inverno di guerra.  La Nato vacilla, una nuova realtà viene alla luce: il Board of Peace o Piece se vogliamo fare eco a una battuta di Musk riferito al “pezzo di Groenlandia” necessario al miliardario statunitense. Altroché pace, un novello golf club internazionale diretto da Donald presidente ad interim con quota d’iscrizione a cui hanno aderito numerosi stati tra cui la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, l’Arabia Saudita l’Argentina, l’Ungheria e lo stato nazista d’Israele, per citarne alcuni.

Grandi assenti la Cina che non si è espressa, la Russia in fase di consultazione e i paesi europei che hanno declinato l’invito. Uno strumento alternativo al Consiglio di Sicurezza, forse uno strumento di pressione politica?

GAZA

Il tutto mentre a Gaza si continua a morire, 400 morti dal cessate il fuoco la vogliamo chiamare pace? Si, se gli interessi economici della ricostruzione sono affidati al genero di Trump, Jared Kushner che mostra orgoglioso le mappe futuristiche di New Gaza. Grattacieli e hotel di lusso a coprire un genocidio.

Al Jolani presidente della Siria

E non solo questo, nel mondo in silenzio cade Kobane e i suoi valorosi militari curdi, traditi dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dall’incapacità dell’Europa che non ha saputo affrontare il problema dei campi nei territori curdi che detenevano circa 30000 donne uomini e bambini, vi ricordate i cuccioli del califfato? Oggi sono giovani indottrinati alla sharia e hanno anche origini europee, madri inglesi, francesi e chissà se italiane. I curdi lasciati soli dopo che nel 2017 ci avevano liberato dall’incubo dell’Isis, i campi di Al Hol e altri minori sono stati svuotati dall’arrivo delle milizie di Al Jolani cioè Ahmad al- Sharà, oggi presidente della Siria e alleato di Trump, ma un tempo a capo di Al quaeda in quel paese, un criminale di guerra ripulito che oggi può stringere la mano ai suoi alleati.

Lascia un commento

Top