Il soffitto di cristallo e le fondamenta di ferro: perché il femminismo liberale è l’alleato del patriarcato Cultura 29 Ottobre 202630 Ottobre 2026 di Teresa Di Schiena Il soffitto di cristallo e le fondamenta di ferro: perché il femminismo liberale è l’alleato del patriarcato Non c’è nulla di emancipatorio nel cambiare il genere di chi stringe la frusta. Eppure, il femminismo liberale contemporaneo ha ridotto la secolare lotta di liberazione delle donne a una scialba corsa alla cooptazione societaria. Ci dicono che il successo si misura in quante donne siedono nei consigli di amministrazione, quante diventano amministratrici delegate, quante scalano i vertici dello Stato. Questa narrazione racchiude il più grande inganno del nostro tempo: l’illusione che lo spazio del potere sia neutro e che basti democratizzarne l’accesso per dissolvere l’oppressione. Per chi riconosce nell’anarchia l’unica via per la dignità umana, questa prospettiva non è solo insufficiente; è una resa culturale. Il femminismo liberale è un progetto intrinsecamente riformista e, per questo, fallimentare. Esso cerca l’uguaglianza dentro le strutture del Capitale e dello Stato, senza comprendere – o fingendo di non vedere – che sono proprio quelle strutture a generare, alimentare e standardizzare la violenza patriarcale. Il mito della “Girlboss” celebra la donna che ce l’ha fatta, ma ne occulta il prezzo materiale. Il pensiero anarcofemminista di Emma Goldman Una donna che occupa una posizione di potere verticale non distrugge la gerarchia; la legittima. Il suo successo si regge quasi sempre sullo sfruttamento invisibile di altre donne: le lavoratrici precarie, le badanti, le donne razzializzate della classe operaia a cui viene delegato il lavoro di cura riproduttivo per salari da fame. Il femminismo liberale è, storicamente e strutturalmente, un femminismo borghese. Rompe il soffitto di cristallo per poche elette, lasciando intatto il pavimento di ferro su cui cammina la maggioranza schiacciata della population femminile. L’anarchismo ci insegna che lo Stato non è un arbitro imparziale, ma il guardiano originario della gerarchia. Affidarsi alle leggi dello Stato, alla polizia o alla burocrazia per ottenere protezione significa consegnare la propria autonomia al monopolio della violenza legale. Come ricordava Emma Goldman, il suffragismo e le riforme formali non hanno liberato la donna: l’hanno semplicemente integrata nel meccanismo della propria sottomissione, trasformandola in elettrice e complice dello stesso sistema coercitivo. Lo Stato ha bisogno del patriarcato perché ha bisogno di una cellula base – la famiglia nucleare tradicional – che assicuri la riproduzione gratuita della forza lavoro attraverso il lavoro domestico non retribuito. Il capitalismo non potrebbe sopravvivere un solo giorno se dovesse pagare il reale valore economico della cura, dell’affetto e della crescita biologica dei corpi che poi andranno a farsi sfruttare nelle fabbriche e negli uffici. Essere anarchici e transfemministi significa rifiutare questo compromesso al ribasso. Il femminismo è per me un pilastro imprescindibile, l’unico strumento capace di valorizzare, tutelare e restituire centralità alla donna contro secoli di cancellazione. Ma proprio perché il femminismo è sacro, non posso accettare che venga svenduto o addomesticato. Emma Goldman Femminismo e Anarchia Io sono contro il patriarcato, contro la sottomissione e contro ogni forma di dominio del corpo e della mente delle donne, sotto qualsiasi veste si presentino. E la storia ci dimostra che il dominio ha molte maschere: si nasconde dietro l’autorità di un marito violento, ma anche dietro la divisa di un poliziotto, i decreti di un ministro o i contratti di un padrone. La vera liberazione non si delega alle schede elettorali o ai tribunali. Si costruisce qui e ora, attraverso l’azione diretta, l’autorganizzazione e il mutuo soccorso. L’anarchia non è un’utopia astratta, ma l’ossigeno del femminismo: è la garanzia che nessuna donna debba mai più subire l’autorità di nessuno. Non vogliamo una fetta di questa torta avvelenata. Non vogliamo quote di potere dentro un sistema malato. Vogliamo l’abolizione del potere stesso. La nostra non è una richiesta di inclusione, è l’inizio della rivoluzione. 29 Ottobre 2026