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Il tempo dell’amore in “Poesie d’ Amore di Sandro Marano

di Maria Pia Latorre

Fresco di stampa (luglio 2023) “Poesie d’amore”, agile plaquette di Sandro Marano, pubblicata con Edizioni La Matrice; quattordici poesie introdotte da riflessioni “A mo’ di prefazione”, ci suggerisce l’Autore. 

L’amore è una gran cosa”, a prestito l’asserzione di Achille Campanile per osservare che in questa laconica espressione vi è la certezza di aver detto tutto e niente; e poi rimandi a Drieu La Rochelle, pensatore di riferimento per Marano che, attraverso di lui, sorvolano lievi sull’amore di Orfeo ed Euridice e indugiano a considerare il dualismo tra amore apollineo e amore dionisiaco, due espressioni dello stesso evento così diverse tra loro, ma così inesorabilmente legate, tanto che non ci è dato di prescindere l’una dall’altra.

Ma cos’è l’amore? 

Tutti ce lo chiediamo e ce lo chiediamo continuamente, sopratutto quando a vacillare sono le certezze e ci ritroviamo a tu per tu con le nostre inesorabili solitudini. 

Non esistono risposte univoche, e le stesse spesso soggiacciono a variabili quanto variabili  sono gli umori disamori innamoramenti che costellano le nostre vite. 

L’amore è il meccanismo chimico messo in atto dalla vita per perpetrarsi, mi piace pensare, in una chiave di lettura che ammicca al linguaggio dell’antropologia, ma il Nostro è poeta dell’equilibrio della forma e critico pensatore, dunque dopo aver interrogato Platone e Schopenhauer, Freud e Ortega y Gasset conclude la riflessione con un folgorante “Amo, dunque sono!”, dando la stura al tripudio poetico. 

Le poesie di Sandro Marano sono di bellezza smaltata; da “Nuvole c’erano amiche” a “Largo serale” a “Un filo di luna” a “Ti racconto le mille e una notte” è un susseguirsi di seducenti e struggenti versi, canto d’amore ora felice ora rabbuiato, ma sempre fiducioso nella luce che proviene dal bel sentimento: “Farò capriole sotto la luna” e “Il silenzio ammanta/ i nostri cuori/ fitto di richiami,/ di spuma marina,/ di sguardi. Tu sorridi./ E guardi i gatti/ che hanno le loro case/ sui tetti. E forse pensi/ alle loro storie senza parole,/ alle loro notti insonni./ Un filo di luna si accende/nei tuoi occhi.” 

Sapienza poetica e ricerca della forma perfetta, tanto che tecnica e uso di figure retoriche scorrono nel sottotesto senza accorgersene. Poesie belle ed eterne come le perle di un collier. Grande la felicità espressiva proveniente da una naturale predisposizione del poeta alla contemplazione della bellezza e del suo canto. “Nella terra bruciata delle tue iridi/ muore il desiderio”, chi non vorrebbe sentirsi dire, almeno una volta nella vita, versi così sensuali? Marano canta l’amore con intensità e armonia, e non verso una compagna di vita, com’è accaduto a Montale, a Caproni e a Risi, ma l’amore universalmente vissuto, con una finezza formale che ne inguanta il contenuto come  un abito d’haute couture. Sembra che per l’Autore la sintesi amore-bellezza sia imprescindibile e non può esistere uno senza l’altro, da qui la ricerca continua di un ideale di bellezza che ne incarni il sentimento. E per licenziare graziosamente la plaquette cita, in quarta di copertina, Campana e Cardarelli per concludere ironicamente con un magistrale colpo di fioretto “Cos’è dunque l’amore? Beh, ve lo dico la prossima volta!

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