Sei qui
Home > Attualità > Europa in Fiamme e la trappola della guerra ibrida

Europa in Fiamme e la trappola della guerra ibrida

Una lettura di classe e materialista oltre i depistaggi delle destre e del centro liberale.

di Cinzia Santoro

Mentre i governi europei e le opposizioni di centro-sinistra riducono le crescenti tensioni sociali a una
mera questione di ordine pubblico o a bizzarre “guerre culturali”, le strade d’Europa continuano a bruciare.


Da Parigi a Londra, la rabbia sociale esplode con frequenza sistematica. Per la vera sinistra anticapitalista
e di classe, queste piazze in fiamme non sono un fulmine a ciel sereno, ma il prodotto inevitabile delle
contraddizioni strutturali del capitalismo neoliberista, aggravate da un’economia di guerra che scarica i costi dei conflitti globali direttamente sulle spalle delle classi popolari. La narrazione egemone tenta in ogni modo di sradicare l’elemento economico da queste sollevazioni, derubricandole a fenomeni di teppismo, di fanatismo religioso o di infiltrazione terroristica. Si tratta di un’operazione ideologica mirata a nascondere il fallimento strutturale delle politiche di austerità.
Per decodificare la violenza di piazza, l’infiltrazione dei gruppi radicali e le narrazioni dominanti, è
necessario smontare le semplificazioni dei media dominanti e analizzare i fatti attraverso una lente
rigorosa di conflitto sociale. La fiammata che attraversa il continente non può essere compresa senza
mappare la devastazione dei servizi sociali, la precarizzazione totale del lavoro e l’inflazione galoppante
che ha eroso i salari reali nell’ultimo decennio. Le piazze europee sono il sintomo macroscopico di una
crisi di legittimità delle istituzioni europee, incapaci di offrire prospettive di benessere e costrette a rifugiarsi nella gestione puramente autoritaria della marginalità sociale.

Bruxelles, 50mila in piazza contro l’austerità. Fiamme alla stazione

Perché la destra radicale capitalizza la rabbia?
La destra identitaria e populista soffia sul fuoco del disagio sociale, ma ne devia la traiettoria con obiettivi
profondamente reazionari. Le rivolte xenofobe, anti-immigrazione o animate dalle ali oltranziste dei
movimenti complottisti non sono manifestazioni di emancipazione, ma guerre tra poveri alimentate da una precisa matrice politica: la distrazione di massa identitaria. I gruppi di estrema destra, i movimenti
nazionalisti e le frange radicali delle tifoserie organizzate canalizzano la frustrazione dei lavoratori (colpiti
da inflazione, carovita e smantellamento sistematico del welfare) non contro i detentori reali del capitale,
ma contro i soggetti più vulnerabili della società, come i migranti o le minoranze marginalizzate.
Questa guerra orizzontale tra gli ultimi e i penultimi è il capolavoro ideologico della conservazione
capitalista. Invece di indirizzare la rabbia verso l’alto, verso le banche, i grandi monopoli industriali e i
governi che tagliano la sanità e l’istruzione, la destra radicale offre un capro espiatorio orizzontale. Il
migrante, il rifugiato o la minoranza etnica vengono trasformati nella causa immediata della miseria del
lavoratore autoctono. In questo modo, i rapporti di produzione rimangono intatti, la proprietà privata dei mezzi di produzione non viene scalfita e i padroni possono continuare a sfruttare la forza lavoro in un mercato sempre più frammentato e privo di solidarietà internazionale.

Lascia un commento

Top