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Alla scoperta del nostro patrimonio morale: spaesarsi nei luoghi della memoria

Siamo fatti di radici, odori e valori che resistono al tempo. Muoversi oggi tra la scuola di don Milani, la Roma di Pasolini e l’utopia di Olivetti significa scegliere un pellegrinaggio etico per riscoprire il senso della parola e della dignità umana.

di Elena Manigrasso

Mahdia Sharifi

In una vecchia intervista sul Mattino di Padova del 2006, Mahdia Sharifi, atleta afghana rifugiata in Italia, ha dichiarato che, nonostante la persecuzione subita, del suo Paese le mancavano gli odori, gli amici e i piatti preparati dalla sua mamma. Tra questi il borani, un delizioso piatto di riso e melanzane adagiato su yogurt greco denso, aromatizzato con aglio ed erbe.
La Storia ci racconta che la nostalgia delle nostre radici si avverte anche quando si fugge dalla miseria, dalla guerra o da sistemi totalitari. I nostri antenati meridionali, emigranti spaesati a Milano, non capivano cosa fosse quella pioggerellina costante chiamata nebbia, e si riscaldavano dopo il lavoro in fabbrica con fave e verdura, peperoncini fritti, cipolla fresca e olive. Le radici. È profondamente umano ricercare se stessi in luoghi lontani, o andare alla ricerca di valori respirati durante l’infanzia. Sono percorsi dove ogni passo non è solo paesaggio, ma anche memoria e resistenza.
Molte volte, più che andare alla ricerca di sagre e folklore, abbiamo bisogno di percorrere itinerari più intimi, che alimentino l’anima e gli occhi. Luoghi che ci mettano sulle tracce di Maestri che hanno saputo lasciare insegnamenti profondi, che hanno rivoluzionato un’epoca e inventato un mondo eticamente più giusto: un patrimonio morale, insomma.

Scuola di don Milani- Babiana

Può riguardare borghi dimenticati sul monte Giovi, come la scuola di Barbiana, fondata dal rivoluzionario don Lorenzo Milani. La trovate a pochi chilometri da Firenze: si apre un mondo davanti a quella scuola per poveri a cui don Lorenzo ha dato il dono della parola. In un incontro intitolato “Dall’io al noi”, promosso dal movimento politico-culturale Altre Quote, il professor Imperiale ha citato più volte la Scuola di Barbiana, esortando ognuno di noi a non perdere mai l’interesse verso la parola. Come comunichi se conosci solo 400 parole? A Barbiana anche il paesaggio è mozzafiato: monti e ponticelli, acque sorgive e grandi alberi di castagno. Pellegrinaggio etico e natura.

Chi invece nel fine settimana può recarsi nella Città Eterna, potrebbe cercare itinerari alternativi: quello degli acquedotti e degli imponenti archi in pietra di una Roma antica, così amata in questi scorci inediti da Pier Paolo Pasolini. Gli acquedotti romani, in particolare l’area del Parco degli Acquedotti e la vicina Via del Mandrione, compaiono come sfondo magico e reale (neorealismo) nei film di Pasolini come Mamma Roma e Accattone. Negli anni ’60 erano ancora zone rurali degradate, occupate da baraccopoli e insediamenti di sfollati; sotto le case traballanti, nei fotogrammi di Pasolini, si stagliano le maestose arcate degli antichi acquedotti romani, come l’Acquedotto Claudio e l’Acquedotto Felice. Questa è un’idea per chi vuole percorrere le strade del realismo di Pier Paolo Pasolini.

Scale del Villaggio Olivetti-foto.Sonja Vietto Ramus

Un altro percorso dei Maestri, per chi si vuole muovere in autunno tra i colori del foliage collinare, è il villaggio Olivetti a Ivrea (To), creato da Adriano Olivetti per unire industria, architettura e innovazione sociale. Nelle sue fabbriche degli anni ’50 si respiravano idee nuove che mettevano al centro la crescita della persona; vennero creati asili nido, mense di alta qualità, servizi medici gratuiti, colonie marine, biblioteche e case per i dipendenti. Il lavoro non era solo profitto, ma un’opportunità per tutti.

Quanto sono attuali queste idee ai giorni nostri, mentre si attendono le decisioni definitive in merito al blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. C’è una grande mobilitazione della città contro i fumi: Taranto protesta contro le ciminiere dell’ILVA e una marea di persone invade le strade con striscioni e grida di protesta; la città si ribella al ricatto tra pane e salute. “Ci ammaliamo e moriamo in percentuali più alte che nelle altre città, non ne possiamo più”, gridano operai e cittadini tarantini nelle strade bloccate dalle manifestazioni. Perché essere “strategici” ha significato non garantire la salute e la vita degli operai e dei cittadini.
Per chi vuole percorrere il realismo crudo delle nostre strade, Taranto diventa il simbolo della lotta contro i fumi industriali. Il cantante Diodato è sceso in prima fila con i manifestanti, mettendoci la faccia insieme a tanti altri tarantini stremati dalla mancanza di salute e di tutele sul lavoro. Come non ricordare l’allevatore della città, Vincenzo Fornaro, che piange ancora il suo bestiame abbattuto (oltre 600 pecore mandate al macello per la diossina) e che oggi manifesta con i suoi amati concittadini. Attraverso questi esempi, vi auguriamo un buon cammino etico a tutti.

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