Sei qui
Home > Cultura > “Da lì si vede il mare” oltre il silenzio verso la speranza: quando l’umanità delle ispettrici della Squadra Mobile di Bari e la rete del 1522 salvano una vita.

“Da lì si vede il mare” oltre il silenzio verso la speranza: quando l’umanità delle ispettrici della Squadra Mobile di Bari e la rete del 1522 salvano una vita.

di Anna Materi

“La domenica di Bitlibri al Palatour” ha accolto a Bitritto la presentazione del libro “Da lì si vede il mare”, ed. Cacucci, di Ivana Di Lorenzo e Patrizia Miniello. A moderare l’incontro Cristina Maremonti, presidente del CIF Metropolitano di Bari, con gli interventi di Dario Maretti, direttore Palatour Frecciarossa Bitritto e la referente del Centro Antiviolenza AGAR.
Ci sono uffici in cui il dolore non arriva gridando, ma entra piano, con gli occhi bassi e le mani che tremano. Da circa trent’anni, quel dolore trova ascolto in una stanza speciale della Squadra Mobile di Bari, dove si riesce a scorgere un piccolo sprazzo di azzurro. “Da lì si vede il mare”, ed. Cacucci, racconta la straordinaria esperienza sul campo delle due ispettrici della Polizia di Stato di Bari Ivana Di Lorenzo e Patrizia Miniello.
Il libro nasce proprio da questa urgenza: la necessità di ritrovare la capacità di ascoltare a cuore aperto, pronti ad accogliere la sofferenza degli altri senza filtri o pregiudizi.
“Cosa fare quando il sistema mostra endemiche fragilità e non sempre funziona come dovrebbe?” chiede Maremonti.
“La risposta non sta solo nelle riforme legislative, ma in una profonda rivoluzione culturale. È fondamentale sensibilizzare, formare e radicare una vera cultura del rispetto fin dalle giovani generazioni. Va lanciato un messaggio chiaro e potente un appello specialmente ai giovani, esortati ad alzare le antenne e a guardarsi intorno per intercettare i segnali di disagio di chi vive accanto a loro. La prevenzione non significa nascondere il pudore dietro il muro dell’omertà o del silenzio; significa avere il coraggio di vedere e di parlare”, la risposta di Miniello.
Ivana e Patrizia non sono “semplicemente” delle professioniste preparate, ma due donne, mamme e amiche che hanno scelto di non restare al sicuro dietro una scrivania. Hanno scelto di abitare il confine sottile tra la legge e l’empatia, offrendo alle vittime volti veri, sinceri e disposti ad accogliere il pianto, la vergogna e la rabbia. Un impegno totalizzante che ha richiesto enormi sacrifici personali, togliendo tempo alle proprie famiglie pur di non lasciare sola nessuna donna, nessuna bambina.
Infatti chi accoglie le vittime di violenza non può limitarsi a un approccio puramente burocratico: per raccogliere una denuncia di abusi, reati sessuali o maltrattamenti sui minori è necessaria un’empatia profonda.


Una delle prove più dure è legata ai reati che coinvolgono i bambini. Raccogliere le testimonianze di abusi sui minori lascia lesioni profonde nell’anima di chi ascolta perché l’impegno richiesto da queste indagini è totalizzante e non segue gli orari d’ufficio. Questo significa assorbire il dolore altrui. Le ispettrici si trovano a dover ascoltare dettagli crudi, accogliere pianti disperati e decodificare silenzi carichi di vergogna. Questo flusso continuo di sofferenza rischia di permeare la vita privata, rendendo difficile staccare la mente una volta tolta la divisa per tornare a casa dalla propria famiglia.
Il cuore del loro messaggio è nella copertina: due mani, le loro, che si stringono per sostenere la vittima mentre impugna la penna per tornare a scrivere la propria rinascita. Un percorso in cui le istituzioni non sono sole.

In prima linea sul territorio barese opera infatti il Centro Italiano Femminile e il CIF Metropolitano Bari, guidato dalla presidente Cristina Maremonti. L’associazione promuove attivamente i diritti delle donne, la formazione e il supporto sociale, collaborando con i centri antiviolenza per offrire ascolto e orientamento alle fasce più deboli.
Grazie anche alla rete del 1522, il numero nazionale antiviolenza attivo h24, esiste sempre un approdo sicuro, indispensabile anche quando le vittime non hanno ancora la piena consapevolezza della violenza subita.
Si alza infine forte l’appello delle ispettrici: “Antenne alzate! Guardate chi vi sta accanto, chi vi sta intorno, potrebbe star chiedendo aiuto” l’appello di Patrizia Miniello e quello di Ivana Di Lorenzo “Le mani sulla copertina sono le nostre, sosteniamoci a vicenda perché solo così si trova la vera forza”
“Da lì si vede il mare” diventa così il manifesto di un amore difficile ma necessario: quello di chi resta, protegge e lotta ogni giorno per non arrivare troppo tardi.

Lascia un commento

Top