Mimmo Lucano e la Palestina: perché la solidarietà a Gaza non è un reato Attualità Politica 14 Maggio 202614 Maggio 2026 di Cinzia Santoro Il caso Mimmo Lucano riaccende il dibattito su libertà di espressione e solidarietà alla Palestina in Italia. “Condannatemi per reato di Palestina” Il confine tra solidarietà umana e colpevolezza politica si è fatto pericolosamente sottile nell’Italia contemporanea. L’attacco sferrato contro Mimmo Lucano non è semplicemente l’ennesimo capitolo di una polarizzazione ideologica logorante. Rappresenta, al contrario, un salto di qualità culturale: il tentativo di istituire, per via mediatica e istituzionale, un inedito “reato di opinione e di umanità”. Mimmo Lucano La criminalizzazione del dissenso umanitario in ogni aspetto Quando il sindaco di Riace scrive «condannatemi per il reato di Palestina», non sta usando una figura retorica. Sta descrivendo un meccanismo di accerchiamento politico. Lucano paga la colpa di non aver rimosso lo sguardo dal dramma mediorientale. L’indignazione sollevata dagli attacchi giornalistici mette a nudo una stortura profonda. La solidarietà verso un popolo schiacciato da decenni di occupazione viene marchiata come complicità ideologica. Si assiste al ribaltamento dei valori della nostra Costituzione: l’empatia verso gli oppressi diventa un capo d’accusa, la richiesta di giustizia si trasforma in eversione. I fantasmi del diritto penale: la detenzione senza reato Il punto più politico della riflessione di Lucano tocca una corda scoperta delle nostre istituzioni: la condizione dei cittadini palestinesi reclusi nelle carceri italiane. Il quadro delineato è incompatibile con i canoni di una democrazia matura: Il vuoto giuridico: Persone trattenute in assenza di reati commessi sul territorio nazionale. L’evaporazione delle garanzie: La presunzione di innocenza sacrificata sull’altare del “mostro mediatico”. La tortura psicologica: L’isolamento sanitario e affettivo di chi assiste alla morte della propria famiglia a Gaza. Se persino gli agenti penitenziari descrivono questi detenuti come figure tranquille ed esemplari, la loro prolungata permanenza dietro le sbarre smette di essere una misura cautelare. Diventa una detenzione politica, una concessione muscolare alla propaganda securitaria. Gemellaggio tra il comune di Riace in Calabria e Gaza Il gemellaggio proibito: la diplomazia della paura La vicenda del gemellaggio tra Riace e Gaza, siglato nell’agosto del 2025 e successivamente congelato dai veti del Governo, è l’emblema di questa schizofrenia. Roma ha invocato il “pregiudizio alla politica estera” per stroncare un atto di cooperazione tra municipalità, confondendo deliberatamente la popolazione civile di Gaza con le fazioni combattenti. La scelta di Lucano di riconoscere lo Stato di Palestina non è stata un’invasione di campo geopolitica. È stata l’applicazione locale di un principio di autodeterminazione che l’Onu ribadisce da decenni, ma che la politica nazionale preferisce ignorare per calcolo diplomatico. Aver vietato quella stretta di mano significa aver decretato che i civili sotto le bombe non meritano nemmeno il conforto della diplomazia dal basso. La coscienza oltre la propaganda L’editoriale di questa vicenda non si chiude nelle aule di tribunale o tra le colonne dei giornali di partito. Si chiude nella difesa di uno spazio di umanità che non può essere sanzionato. Rivendicare l’amicizia con il popolo palestinese, visitare i carcerati, pretendere che il diritto alla salute valga anche per chi è privato della libertà, sono i pilastri minimi della civiltà giuridica occidentale. L’atto di stringere la mano a Gaza non è stato un azzardo geopolitico, ma una scelta di pura e disarmante umanità. Una visione limpida che trova la sua sintesi ideale nel monito finale del sindaco: «Da sindaco ho riconosciuto lo Stato di Palestina. E Riace si è gemellata con Gaza. Sono orgoglioso di quella scelta, perché rappresentava un momento bellissimo di rapporti umani alla pari: due sindaci che si rispettano, due comunità che si riconoscono nella dignità, nella pace e nella solidarietà. Rivendico con orgoglio di essere amico del popolo palestinese. La solidarietà non è un reato. E la coscienza dovrebbe venire prima della propaganda e dell’odio». Quando la solidarietà verso un popolo schiacciato da decenni di occupazione viene marchiata come complicità ideologica, assistiamo al ribaltamento dei valori costituzionali. L’attacco sferrato contro Mimmo Lucano dimostra il tentativo di istituire un inedito “reato di umanità”. Dal modello d’accoglienza di Riace al gemellaggio proibito con Gaza, fino alla denuncia sulla condizione dei detenuti palestinesi in Italia: perché la vicinanza umana non può diventare un crimine. Mimmo Lucano rappresenta quello che la politica dovrebbe essere quando non si piega al calcolo elettorale. Ha costruito a Riace un modello di accoglienza umana contro anni di propaganda sulla paura dello straniero. Per questo viene attaccato: perché dimostra che un’altra gestione è possibile, e che la solidarietà non è un reato. Non si può chiamare “complesso” o “bilanciato” il massacro di civili, la distruzione di ospedali, il blocco di acqua e cibo. Sostenere il popolo palestinese non è antisemitismo, è difesa del diritto internazionale e della dignità umana. Chi riduce tutto a una questione di sicurezza lo fa per spegnere il dibattito. La narrazione di Tajani e Meloni su migrazione e Palestina è la stessa: criminalizzare chi aiuta, criminalizzare chi protesta, trasformare la solidarietà in sospetto. È una politica che usa la paura per coprire l’assenza di visione sociale e di politica estera autonoma. Difendere Lucano e difendere Gaza è difendere lo stesso principio: nessuna vita vale meno di un’altra. “Condannatemi pure per reato di Palestina.” 14 maggio 2026