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Protesta all’Istituto Giulio Cesare di Bari: oggi presidio studentesco contro i doppi turni

Mobilitazione studenti dell'Istituto Giulio Cesare - Romanazzi
Maria Silvia Quaranta

di Maria Silvia Quaranta

Mobilitazione degli studenti fuori dall'Istituto
Mobilitazione degli studenti fuori dall’Istituto

Gli studenti dell’Istituto Giulio Cesare-Romanazzi di Bari hanno deciso di scendere in piazza con un presidio davanti al palazzo della Città Metropolitana per protestare contro l’introduzione dei doppi turni, una misura che definiscono insostenibile e lesiva del diritto allo studio. Dunque, la mobilitazione inizia proprio oggi, lunedì 9 febbraio, con uno sciopero a oltranza che unisce studenti, genitori e docenti contro una decisione che tutti giudicano tardiva e inadeguata.

Il temporaneo accorpamento tra il Liceo Giulio Cesare e l’Istituto tecnico Romanazzi ha generato una situazione esplosiva. Le aule e i servizi igienici sono insufficienti per accogliere la mole di studenti iscritti, denunciano i ragazzi riuniti nell’Unione degli studenti di Bari. Dal 9 febbraio al 20 marzo gli alunni si alterneranno tra mattina e pomeriggio: tre settimane di alternanza per il liceo linguistico e altrettante per l’indirizzo tecnico, per un totale di quindici giorni effettivi ciascuno. Una soluzione che la dirigente scolastica Rosangela Colucci presenta come temporanea e limitata, ma che la comunità scolastica vive come un danno morale, fisico ed economico.

Locandina sulla mobilitazione della scuola
Locandina sulla mobilitazione della scuola

Le criticità sono molteplici e riguardano soprattutto le fasce più vulnerabili. I genitori di alunni disabili denunciano che frequentare il pomeriggio risulta impossibile: il servizio trasporto della Città Metropolitana è attivo solo al mattino e i doppi turni stravolgono completamente i ritmi quotidiani, rendendo incompatibili fisioterapie, corsi e attività essenziali per l’inclusione. Gli studenti pendolari non sanno se esistano mezzi di trasporto che possano garantire un rientro a casa a tarda sera, mentre gli agonisti si vedono costretti a rinunciare agli allenamenti. Progetti e attività pomeridiane già pagate saltano, vanificando investimenti economici e programmi educativi.

La situazione di emergenza non è caduta dal cielo. I problemi erano noti da tempo: scuola sovrappopolata, servizi igienici carenti e sporchi, aule di fortuna ricavate in stanze senza finestre, sicurezza dei lavoratori e degli studenti fortemente compromessa. Una docente sottolinea l’assurdità della tempistica: arrivare al secondo quadrimestre e capire soltanto ora che la sicurezza non esiste rappresenta una grave mancanza di programmazione. La professoressa Angela Cipriani, che segue i ragazzi stranieri, allarga la prospettiva e punta il dito contro il governo: la scuola come istituzione è abbandonata, il problema è ministeriale. Non viene tutelata, sembra che l’unica cosa importante sia che i ragazzi non usino il telefonino, mentre tutto viene visto in negativo e persino le manifestazioni studentesche vengono monitorate dalla Digos, presenti durante le proteste.

Il punto di rottura è arrivato con un sopralluogo tecnico dello Spesal che ha evidenziato l’inadeguatezza degli interventi manutentivi e la parziale incompletezza e inefficacia delle opere. La Città Metropolitana, attraverso una nota ufficiale, ha comunicato di essere intervenuta con determinazione sul plesso di Largo Monsignor Curi, sede succursale dell’istituto. Il rigoroso sopralluogo congiunto effettuato il 5 febbraio ha spinto il Servizio Edilizia a disporre un immediato cambio di passo per garantire la piena tutela di studenti e personale. Il sublocatore si è formalmente assunto l’onere di procedere all’esecuzione immediata e diretta di tutte le opere di ripristino necessarie, ma per consentire l’apertura di un cantiere efficace e privo di interferenze l’immobile deve essere reso pienamente disponibile alle maestranze, lasciandolo libero da persone.

Il consigliere metropolitano delegato all’Edilizia Scolastica, Giovanni Camporeale, difende la scelta precisando che i doppi turni rappresentano una soluzione esclusivamente temporanea di brevissima durata, resa necessaria da un problema tecnico imprevisto non legato agli interventi PNRR ma alla necessità di risolvere le criticità della sede di Largo Curi. Ogni misura adottata, compresa la temporanea interdizione dei locali, risponderebbe al principio di massima precauzione e alla volontà di consegnare alla comunità del Giulio Cesare una struttura funzionale e sicura.

Gli studenti non si accontentano di queste rassicurazioni e parlano di diritti calpestati. Sabrina Fanelli, coordinatrice dell’Unione degli studenti di Bari, descrive una situazione di sovraffollamento della struttura e assenza di servizi igienico-sanitari adeguati, con aule ricavate da stanze inadatte che risultano pericolose. È inaccettabile che gli studenti baresi non abbiano strutture adeguate per vedersi garantito il diritto allo studio, dichiarano i manifestanti e che i tagli del governo nazionale obblighino a frequentare le scuole nel pomeriggio senza considerare minimamente le difficoltà che esistono per migliaia di pendolari iscritti. Inoltre, i doppi turni rendono impossibile per tutti lo svolgimento di attività extrascolastiche.

Uno degli striscioni esposti presso la sede della Città metropolitana di Bari
Uno degli striscioni esposti presso la sede della Città metropolitana di Bari

Sul tavolo resta l’ipotesi dei locali della ASL di Enziteto messi a disposizione dalla Città Metropolitana, a cui era stata inviata una risposta negativa. La protesta continuerà quindi oggi pomeriggio davanti alla sede della Città Metropolitana per chiedere interventi immediati, anche per altri istituti come il De Nittis che versano in condizioni analoghe. Esiste uno statuto dei diritti degli studenti che viene costantemente calpestato, affermano i ragazzi, chiedendo che l’amministrazione cittadina e metropolitana intervenga per trovare soluzioni che garantiscano realmente il diritto allo studio. L’edilizia delle scuole nella città rappresenta un problema grave che non può più essere ignorato.

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