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In Italia una Nota ministeriale chiede di schedare inermi i bambini palestinesi. “Donne in nero”: “…atto grave ed illegittimo”

Polemica sulla nota ministeriale emessa dal Ministero dell’istruzione: riporta alla memoria quel censimento degli ebrei

di Cinzia Santoro

La recente richiesta del Ministero dell’istruzione e del merito di rilevazione degli studenti palestinesi presenti nelle scuole pubbliche e paritarie d’Italia, ha riportato alla memoria il lontano 22 agosto 1938, quando venne effettuato il censimento degli ebrei, allo scopo di contare e di schedare il numero e l’identità degli ebrei residenti nel nostro paese. L’intento nel ’38 era chiaramente razziale e per nulla convincente è la rettifica successiva alla nota del Ministro Val di Tara che ha ricordato che un censimento avvenne anche per gli studenti ucraini.
Leggere le due circolari fa sorgere dubbi circostanziati e fondati sulla cattiva fede della richiesta del governo Meloni, ancora una volta politicamente scorretto e discriminatorio.
L’emergenza umanitaria fu alla base del censimento degli studenti ucraini giunti in Italia, che s’impegnò con piani straordinari di accoglienza, risorse dedicate, strumenti didattici, supporto linguistico e misure di integrazione esplicite. Per i palestinesi il contesto appare diverso ed equivoco, lontano da progetti inclusivi e trasparenti.
Anzi sembra quasi nascondere un’ azione selettiva a cui può fare seguito la pericolosa deriva di controllo che nulla a che fare con l’inclusione e la tutela degli studenti.
Mentre è in corso un genocidio e il popolo palestinese muore nel silenzio, il mondo volge il suo sguardo lontano e consente a Netanyahu e al duro governo d’Israele di compiere la pulizia etnica di un popolo Innocente da Gaza alla Cisgiordania. Complice anche il Governo italiano che abbraccia la linea terroristica del sionismo.
È solo in quest’ottica che riesco a configurare la nota ministeriale che chiede di schedare inermi bambini palestinesi.

“L’inclusione non passa dalla classificazione degli studenti per origine nazionale, ma dal rafforzamento dei diritti, dall’autonomia educativa delle scuole e da politiche di accoglienza universali, non selettive”. Così ha commentato il rappresentante USB Scuola.
“Per questo chiediamo il ritiro immediato della nota ministeriale e denunciamo una gestione della scuola sempre più subordinata a logiche securitarie e politiche, lontane dai principi costituzionali di uguaglianza e libertà di insegnamento.
La scuola deve restare uno spazio di emancipazione, non un luogo di etichettatura”.

“Donne in nero” a Bari, movimento pacifista internazionale, nato a Gerusalemme nel 1988 da donne ebree israeliane contro l’occupazione, e che a Bari, come altrove, si battono per la pace, i diritti umani e di genere, specialmente nei paesi in guerra, attraverso azioni di nonviolenza e manifestazioni pubbliche, promuovendo una prospettiva femminile sulla guerra e la politica,
ha rivendicato con un comunicato stampa, il diritto alla disobbedienza.
“Assistiamo a quella che, di fatto, è una vera e propria schedatura delle studentesse e degli studenti palestinesi in Italia. È un atto grave, inaccettabile. È un’ulteriore violenza nei confronti di coloro che da moltissimi anni subiscono quotidianamente la violenza dell’occupazione e il regime di apartheid.
Donne in Nero Bari chiede con forza chiarimenti sulle finalità della rilevazione e le Regioni coinvolte, l’immediata revoca della comunicazione così come inviata alle scuole e di sospendere ogni atto finalizzato alla rilevazione della popolazione palestinese in Italia. Invita le istituzioni scolastiche a sottrarsi a questo atto grave ed illegittimo che ne lede l’autonomia subordinando la scuola pubblica ai diktat governativi; invita inoltre i sindacati di categoria ad intraprendere tutte le azioni necessarie per ottenerne il ritiro. Invitiamo le docenti e i docenti, le studentesse e gli studenti, i movimenti e la società civile a sostenere gli istituti che vorranno disobbedire a questa richiesta”.

Per la storia vi ricordo che le schede del censimento permisero ai tedeschi di effettuare la razzia del 16 ottobre del ’43 al Ghetto ebraico e in altri quartieri di Roma, avendo liste precise per individuare, arrestare e deportare gli ebrei.
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre! Primo Levi docet!

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