Una ricerca fotografica sul silenzio nell’era del rumore visivo Fotografia Mostra Fotografica 21 Gennaio 202621 Gennaio 2026 di M. Siranush Quaranta Locandina dell’evento Nell’ex Tesoreria comunale di Palazzo della Città a Bari, fino al 22 gennaio, tre fotografi baresi hanno trasformato il silenzio da esperienza uditiva a fenomeno visivo. Anna Maria Renna, Francesco Rega e Pino Di Cillo presentano “Silenzi“, una mostra che sfida la frenesia dell’immagine contemporanea, proponendo uno sguardo meditativo in un’epoca assediata dal rumore visivo quotidiano. Per ampliare il dialogo oltre le immagini, mercoledì 21 gennaio, alle 18 nell’ex Tesoreria, i tre autori converseranno con Pasquale Susca, Tiziana Rizzi, Teresa Imbriani e Michi Carnimeo sul tema della “Rappresentazione del Silenzio nell’Arte“, aprendo la riflessione a discipline e prospettive diverse. Il progetto nasce quasi per caso, dalla suggestione di una locandina dedicata a Vilhelm Hammershøi, pittore danese di fine Ottocento celebre per i suoi interni silenziosi e sospesi. Da questa ispirazione prende forma un’indagine fotografica che attraversa generi e linguaggi diversi: dalla street photography al paesaggismo, dallo still life al minimalismo, alternando colore e bianco e nero. Gli autori si sono interrogati sulle molteplici forme in cui il silenzio può manifestarsi attraverso l’obiettivo fotografico, scoprendo come pause, sospensioni e attese possano diventare materia visiva, sviluppando un approccio personale al tema. Foto di Anna Maria Renna Anna Maria Renna offre una riflessione più filosofica sul rapporto tra parola e silenzio. “Un discorso è fatto in primo luogo di silenzi”, afferma, spiegando come la sua ricerca non sia propriamente un progetto fotografico ma un tentativo di trovare quiete nel caos. Citando la poetessa Mariangela Gualtieri, Renna si definisce preda della parola piuttosto che cacciatrice, lasciando che sia l’immagine a catturarla in un processo di resa creativa dove il controllo cede il passo all’ascolto. Foto di Francesco Rega Francesco Rega cerca il silenzio nella solitudine, uscendo da solo a fotografare per lasciarsi avvolgere dall’aura contemplativa che accompagna l’isolamento. “Solo il rumore del mare; solo, con il rumore del mare, sommesso e assordante al tempo stesso”, spiega, individuando nel paradosso di un suono naturale la dimensione più autentica del silenzio. La fotografia diventa per lui strumento per raccontare se stesso, il proprio modo di osservare persone e cose, esternando sentimenti e impressioni in un dialogo intimo con l’ambiente circostante. Foto di Pino Di Cillo Pino Di Cillo sceglie invece la via del disagio creativo, lavorando prevalentemente di notte o in orari inconsueti. Il suo è un silenzio coniugato con altri sentimenti: solitudine, abbandono, attesa. “Un respiro trattenuto, un attimo di eternità, di essenzialità”, lo definisce, “una sorta di straniamento fuori dal tempo”. Nelle sue immagini, l’assenza di persone o l’assenza di azione non genera serenità ma un’atmosfera inquieta, una calma apparente che nasconde tensioni sottili. Il vuoto diventa presenza carica di significato, spazio dove aleggiano possibilità inesplorate. Il nucleo concettuale della mostra risiede nell’idea che ogni fotografia sia, in fondo, un autoritratto. I tre autori ammettono di aver sempre fotografato il silenzio, probabilmente per una necessità inconscia di confermare questa antica verità. Sviluppando un’intesa di “silente comprensione“, hanno esplorato le innumerevoli dinamiche del silenzio: pausa, sospensione, intimità, estraneità. Hanno rispolverato fotografie d’archivio e realizzato nuovi scatti, alla ricerca di spazi dove contrapporre uno sguardo consapevole al diluvio di parole e immagini che caratterizza la contemporaneità. Le opere esposte rivelano i vuoti del tempo fermo attraverso scelte formali precise: tagli compositivi che rompono gli equilibri, sfocature parziali che riconducono alle imperfezioni della realtà. Le atmosfere sospese, talvolta oniriche, si alternano alla semplicità dello still life e del minimalismo. Il silenzio si manifesta tanto nella presenza quanto nell’assenza della figura umana, diventando grammatica visiva capace di articolare emozioni complesse. “Silenzi” si propone dunque come antidoto alla bulimia visiva contemporanea, invitando a rallentare lo sguardo e riscoprire la dimensione contemplativa dell’immagine. In un’epoca dove migliaia di fotografie scorrono quotidianamente sui nostri schermi senza lasciare traccia, questi tre autori baresi ricordano che la fotografia può ancora essere spazio di riflessione, pausa necessaria, respiro trattenuto prima di tornare al rumore del mondo.