Hrand Nazariantz: il poeta armeno che fece di Bari la sua patria Cultura poesia 8 Gennaio 20268 Gennaio 2026 di M. Siranush Quaranta Oggi, 8 gennaio, ricorre l’anniversario della nascita di Hrand Nazariantz, figura straordinaria e quasi dimenticata della cultura europea del Novecento. Nato a Uskündur nel 1886 – anche se recenti studi potrebbero propendere per il 1880 – questo intellettuale armeno ha incarnato nella sua esistenza il dramma di un popolo e la capacità di trasformare l’esilio in missione culturale e umanitaria. Foto giovanile del poeta Nazariantz cresce nel distretto di Costantinopoli, appena oltre il Bosforo, frequentando il prestigioso collegio Berberian. È qui che si forma la sua sensibilità culturale, aperta sin da subito alle influenze europee. Nel 1902, a soli sedici anni, decide di lasciare l’Impero Ottomano per trasferirsi a Londra, dove inizia a lavorare alla raccolta poetica “I sogni crocefissi“, che vedrà la luce solo dieci anni dopo. Il richiamo della cultura francese lo porta dopo tre anni a Parigi, dove si iscrive alla Sorbona. Il soggiorno parigino, conclusosi nel 1907, segna profondamente la sua formazione intellettuale, mettendolo in contatto con le correnti artistiche e letterarie più innovative dell’epoca. Nel 1907 Nazariantz torna in patria, dove oltre a prendere le redini dell’industria paterna, fonda il settimanale Surthanag. La sua attività giornalistica si intensifica rapidamente: tra il 1911 e il 1912 diventa corrispondente e redattore di numerose riviste a Costantinopoli, Smirne e Mosca, oltre a diverse testate italiane e francesi. Questa rete di contatti testimonia la sua straordinaria capacità di muoversi tra culture e lingue diverse. In questo periodo avvia importanti corrispondenze con letterati europei, tra cui Gian Pietro Lucini e Filippo Tommaso Marinetti, avvicinandosi al futurismo e al simbolismo. La sua attività di traduttore lo porta a rendere in armeno le opere di Corrado Govoni ed Enrico Cardile, facendosi mediatore culturale tra l’Italia e la sua terra d’origine. Già in questi anni inizia la sua instancabile opera a sostegno della causa armena. In Italia trova l’appoggio di figure di primo piano come Giovanni Verga, Luigi Pirandello e Umberto Zanotti Bianco, quest’ultimo destinato a diventare un alleato fondamentale. Il rapporto con Zanotti Bianco, fondatore dell’ANIMI e direttore della collana “La Giovine Europa“, si consolida rapidamente, diventando un sodalizio che avrebbe prodotto risultati straordinari negli anni a venire. Nel 1913 accade qualcosa che cambia definitivamente la vita di Nazariantz. È costretto prima a rifugiarsi nel Consolato italiano di Costantinopoli e poi, con la moglie italiana Maddalena De Cosmis (originaria di Casamassima), a raggiungere Bari. Le cause di questa fuga non sono del tutto chiare: il poeta accenna a una condanna a morte da parte dei turchi, ma probabilmente nella sua terra non riusciva più ad esprimersi pienamente. Quello che per altri sarebbe stato un trauma definitivo, per Nazariantz diventa l’occasione per trasformare Bari nella base della sua battaglia culturale e umanitaria. Hrand Nazariantz in una foto storica Quello che rende Nazariantz una figura unica è la sua capacità di sperimentare tutte le forme comunicative possibili per l’epoca. È giornalista, scrittore, traduttore, pittore, poeta e, più tardi, anche conduttore radiofonico. Non si risparmia, viaggiando per tutta l’Italia e anche all’estero, con l’intento di far conoscere i fatti, promuovere l’indipendenza dell’Armenia e denunciare l’opera stragista dei Giovani turchi. Il suo cosmopolitismo si rileva dalla ricca presenza di riviste italiane ed europee – da ABC al Corriere delle Puglie, dalle catalane come D’aci i d’alla alle francesi La Patrie e Revue des études arméniennes – che pubblicano le sue interviste e i suoi scritti. Durante il primo conflitto mondiale, Nazariantz intensifica la sua attività di denuncia. Nel 1916 pubblica “L’Armenia. Il suo martirio e le sue rivendicazioni“, proprio quando il genocidio è ancora in corso e al suo culmine. L’opera rappresenta un documento straordinario, che unisce cronaca, racconto, testimonianze e analisi storico-politica, con l’intento di mobilitare le coscienze italiane ed europee affermando che è stato il popolo armeno a custodire e tenere viva in Oriente la cultura occidentale. Nel 1921 lancia un appello accorato a tutti gli uomini liberi, scrivendo che grava sulla nazione armena la più tragica ora e che il popolo armeno è condannato alla definitiva catastrofe. La grande apertura culturale di Nazariantz si manifesta anche nella collaborazione a serate futuriste a Bari negli anni Venti, nella conduzione di programmi culturali e musicali per Radio Bari tra il 1939 e il 1948, e nella pubblicazione nel 1946 della rivista d’arte Graal e della traduzione italiana de “Il grande canto della cosmica tragedia”. Nel 1953 viene candidato al premio Nobel per la letteratura, ma probabilmente per ragioni politiche gli viene preferito Winston Churchill. Inaugurazione del villaggio di Nor Arax La grande amicizia tra Nazariantz e Zanotti Bianco culmina nel 1926 con la realizzazione del villaggio Nor Arax a Bari. A partire dai primi anni Venti, il poeta cerca di sensibilizzare autorità e imprenditori italiani per far arrivare in Puglia gli esiliati, soprattutto orfani e vedove sfuggiti al genocidio che non si era fermato alla data del 1915, ma era proseguito anche negli anni successivi. Nel 1924 una quarantina di profughi viene trasferita via mare dal porto della Grecia, approdando a Bari nonostante le molteplici difficoltà e riuscendo ad accedere al territorio italiano, soprattutto grazie al fatto che il governo dell’epoca aveva rinunciato ai diritti di passaporto e ai diritti di entrata in Italia. Inizialmente, per circa due anni, i profughi sono alloggiati presso la fabbrica dell’ing. Lorenzo Valerio con il sostegno del Comune, della Croce Rossa e del Comando del Corpo d’Armata di Bari. Nor Arax diventa la testimonianza concreta dell’impegno di Nazariantz, il luogo dove trascorrerà buona parte della sua vita come capo spirituale degli esuli armeni presenti a Bari. Qui l’intellettuale cosmopolita trasforma il dolore dell’esilio in speranza di rinascita, creando una comunità che manterrà viva la memoria e l’identità armena. Il suo amore per l’Armenia rimane sempre vivo, forte e grande, e il suo nome resta strettamente legato alla nascita, allo sviluppo e alle vicissitudini del villaggio che ha voluto e costruito. Nazariantz morirà a Bari il 25 gennaio 1962, dopo aver dedicato quasi cinquant’anni della sua vita alla causa del suo popolo, facendo della città pugliese non solo un rifugio, ma una seconda patria da cui lanciare al mondo il grido di giustizia degli armeni.