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Un seme sotto la neve: il martirio come atto di fede

Beato Salvatore Lilli
Maria Silvia Quaranta

di M. Siranush Quaranta

La figura del Beato Salvatore Lilli OFM, nato nel 1853 a Cappadocia, in provincia dell’Aquila, rappresenta una delle pagine più luminose e tragiche della presenza francescana in Medio Oriente. Questo frate abruzzese ha dedicato l’intera sua esistenza alle comunità cristiane dell’Impero Ottomano, fino al martirio del 22 novembre 1895 in Armenia Minore. La sua vicenda si colloca nel drammatico contesto delle persecuzioni sistematiche contro le minoranze cristiane armene, che si consumavano nell’indifferenza delle potenze europee.

Il martirio di P. Salvatore Lilli e sette laici armeni
Il martirio di P. Salvatore Lilli e sette laici armeni

Padre Salvatore Lilli si distingueva per le sue virtù autentiche e un carattere profondamente umano. Lontano dall’arroganza predicatoria che caratterizzava molti confratelli, mostrava rispetto per le leggi locali e un approccio interculturale. La sua missione abbracciava non solo le necessità spirituali, ma anche la formazione scolastica dei bambini, l’educazione sanitaria e l’insegnamento di tecniche agricole importanti in quei territori. Un gesto particolarmente toccante era la sua convivialità, portando con ballate popolari un pezzo della sua terra natale nel deserto anatolico. Questo gesto rivela la profondità della sua spiritualità: una fede incarnata che non rifiutava le radici culturali, ma le trasfigurava nella missione evangelica.

Una fonte importante per comprendere la figura del Beato è l’opera scritta dal nipote Adolfo Lilli, pubblicata nel 1949 a Gerusalemme. Il nipote, anch’egli francescano, dedicò buona parte della sua esistenza a raccogliere e preservare la testimonianza dello zio. Con il suo testo, dimostra un impegno filologico straordinario, basato su lettere autenticate, testimonianze della Custodia di Terra Santa e documenti del Ministero degli Esteri italiano. Molti di questi documenti, un tempo custoditi nel Convento di Oriolo Romano, si trovano oggi nel Museo Istituto del Genocidio Armeno di Yerevan.

Padre Salvatore Lilli fu ucciso insieme a dieci cristiani laici armeni, di cui sette dichiarati martiri e beati insieme a lui, a Mugiuk-Deresì, diventando simbolo di un ponte spirituale tra Abruzzo, Terra Santa e Armenia. La sua testimonianza di fraternità tra popoli e confessioni diverse mantiene un’attualità particolare.

Don Enzo Massotti
Don Enzo Massotti

Abbiamo avuto il privilegio di intervistare don Enzo Massotti, co-autore, assieme a Giovannino Giosuè, del romanzo “Il seme e la neve“, con prefazione di P. Francesco Patton. Il libro sarà presentato il 20 settembre presso il Pontificio Collegio Armeno di Roma. Il padre Narciso Klimas, vicedirettore dell’Archivio della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, modererà l’incontro: in quanto esperto delle carte che documentano il martirio, offrirà una prospettiva preziosa per l’evento.

Come nasce l’idea di questo romanzo?

L’idea è nata nel 2023, su suggerimento di padre Francesco Patton, Custode emerito di Terra Santa. Trovandosi in Abruzzo, a Cappadocia, per l’inaugurazione della cappella dedicata al Beato Salvatore Lilli, mi ha spronato a raccontare in forma di romanzo la storia di questo martirio. (ricordiamo che il 23 agosto 2023 in Abruzzo, nel borgo di Cappadocia a una quarantina di chilometri da Avezzano, è stata aperta ai fedeli la cappella dedicata a padre Salvatore). L’obiettivo era raggiungere un pubblico più vasto, anche al di fuori dei contesti ecclesiali. Dopo un periodo di riflessione, abbiamo dato vita a “Il seme e la neve“.

Locandina della presentazione del libro a Roma il 20 settembre
Locandina della presentazione del libro a Roma il 20 settembre

Qual è il significato del titolo “Il seme e la neve“?

Il titolo ha due livelli di significato. Il primo fa riferimento alla storia dei martiri, uccisi alle soglie dell’inverno del 1895. Le loro spoglie furono ricoperte dalla neve del monte Tauro, in Armenia Minore, e furono ritrovate solo nella primavera del 1896, con lo scioglimento delle nevi. Tuttavia, la loro testimonianza di fede non è andata perduta, ma è come un seme che, pur rimanendo sotto la neve, alla fine germoglia, portando nuova vita.

Il secondo significato è un omaggio a Ignazio Silone, un nostro conterraneo di Pescina, nella stessa diocesi di Avezzano del Beato Salvatore Lilli.  Giovannino Giosuè con il romanzo “Il seme sotto la neve” rispecchia in parte lo stile letterario di Silone, ed abbiamo voluto omaggiarlo.

Quali sono le vicende principali narrate nel romanzo?

Il romanzo segue il percorso di padre Salvatore, dal suo arrivo al porto di Alessandretta fino al suo viaggio verso Marash. Si focalizza sul suo soggiorno nella missione cattolica di Marash e sull’incontro con la popolazione armena, con la quale condivide la profonda povertà causata dalla politica settaria dell’impero ottomano. L’epilogo è il martirio, che avviene nella sua ultima missione a Mujuk Deresì.

Quali aspetti vengono messi in risalto nel romanzo?

Da un punto di vista geografico, il romanzo descrive le montagne dell’Armenia Minore. Sul piano sociale, narra le difficili condizioni di vita delle popolazioni armene. Infine, dal punto di vista spirituale, mette in luce il lavoro del Beato Salvatore e la profonda fede della gente semplice. La narrazione si conclude con il loro martirio, un atto di estrema testimonianza.

Il romanzo rappresenta un importante contributo per sottrarre dall’oblio e dal silenzio storiografico la memoria di Padre Salvatore Lilli, riscoprendo il valore della sua testimonianza di fede, di cui il nostro tempo ha un profondo bisogno.

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