Ginevra Amerighi: Il sogno sofferto di una madre il desiderio d’amore strappato di una figlia

In Copertina- Dal film”Mamma Mia!” Meryl Streep e Amanda Seyfried

 

 

di Cinzia Santoro

Ginevra Amerighi

Avevo incontrato Ginevra Amerighi in primavera, per parlare del suo dolore di mamma violata dalle istituzioni. Le sue parole commosse mi avevano attraversato e nei mesi successivi avevo mantenuto i contatti con questa madre coraggiosa. Oggi la sua volontà ostinata e caparbia di far conoscere a questo paese lo scempio che si compie nei tribunali a danno dei minori, ha funzionato.  Dopo dieci anni, Ginevra ha rivisto la piccola Arianna, la figlia adorata per cui ha lottato come una leonessa indomita.
Ginevra scrive:
“Sono entrata nella stanza in cui lei mi aspettava seduta su una sedia.
Si è alzata di scatto ed è corsa verso di me, quella madre, che l’avvocato curatore ha definito in Tribunale “un’estranea” si è sentita raggiungere e avvolgere da una ventata, e stringere, e sentire la sua testa poggiarsi sul mio petto con forza per prendersi tutto il sapore ed il conforto di quegli abbracci che le sono stati negati per tutta l’infanzia, per sentire quel cuore che le ha fatto compagnia mentre si preparava a venire al mondo.”
“L’immagine che di lei mi è apparsa, dopo tutto questo tempo che in lei ha cancellato ogni ricordo conscio di quei gioiosi e sereni primi 18 mesi di vita, ma non il desiderio di ritrovare sua madre, è stata quella di una bambina di 11 anni, con i capelli biondi e un dolcissimo e grazioso viso sorridente e gentile, teso e pieno di sofferta emozione, che come mi ha vista attraverso lo schermo è scoppiata a piangere e tra i singhiozzi è riuscita a dire le sue prime parole per me: “Mi manchi tanto””.
Le parole intense e profonde di questa mamma, nel descrivere l’incontro tanto agognato e il pianto liberatorio di una figlia, a cui lo stato italiano ha negato il diritto inviolabile dell’amore materno, devono farci riflettere, perché ciò che accade nei tribunali italiani può colpire noi e nostri figli.
Continua Ginevra:
“Ho sentito germogliare i miei rami mentre Arianna piangeva e avvolgendola di tutto l’amore che ho conservato gelosamente solo per lei in tutto questo tempo, ho sentito la primavera tornare prepotentemente nelle nostre vite, mentre fuori di noi l’inverno obbediva al ritmo delle stagioni.  Abbiamo pianto, due “estranee” sono rimaste per almeno cinque minuti strette in un abbraccio tremulo di singhiozzi potentissimo che in quel momento nessuno avrebbe potuto in nessun modo interrompere la poesia ed il flusso di energia amorosa, che è stato arrestato, impedito, bloccato, costretto per 10 anni a girare senza tregua e senza trovare mai consolazione in due menti che distanti non sono mai state, in due cuori il cui battito è lo stesso; difficile interrompere il flusso amoroso che scorre come un vortice incontenibile ed inarrestabile difronte l’occhio freddo delle telecamere.”
Non riesco ad aggiungere altro,  il mio cuore è con queste due donne colpite dalla violenza becera dell’ingiustizia italiana.
La prossima udienza è per il nove dicembre e noi saremo a fianco di Ginevra e Arianna.

LE PAROLE IN ROSSO COME IL COLORE DEL SANGUE CHE SCORRE NELLE VENE E DELL’AMORE PIU’ GRANDE: QUELLO DI UNA MADRE.
12 novembre 2020

vedi anche:

Il giardino di Arianna. L’ intervista a Ginevra Amerighi: storia di una mamma alla quale hanno strappato il cuore

One thought on “Ginevra Amerighi: Il sogno sofferto di una madre il desiderio d’amore strappato di una figlia

  1. Questo genocidio in vita di mamme e figli a cui hanno strappato e sepolto sotto falsi costrutti e realtà distorte deve finire.I carnefici debbono essere imputati e condannati di omicidio .Se la giustizia sarà negata,pagheranno con quella Divina i vostri schiamazzi sordidi per la non fede ,vedranno e capiranno il castigo e la Misericordia sarà lungi da arrivare tanto quanto i peccati commessi.

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