SETTANTA VOLTE DONNA DI GIANNI SPINELLI AL PADIGLIONE RAI DELLA FIERA DEL LEVANTE

L’autore: “Con questo libro di racconti ho conquistato l’attenzione di molte lettrici, suscitando la “gelosia” di mia moglie”
di ROMOLO RICAPITO
 Presentato  a conclusione di una serie di eventi riguardanti libri ed editori presso il Padiglione Rai della Fiera del Levantedi Bari il  volume di Gianni Spinelli “Settanta Volte Donna” edito da Gelsorosso, 160 pagine, 14 euro.
Di Spinelli la giornalista Michela Ventrella (che ha coordinato l’incontro) ha ricordato il mestiere di giornalista esperto e dal lungo curriculum, penna ormai stabilmente prestata alla narrativa: questo è già il suo quarto libro.
Il giornalista – scrittore è attualmente impegnato come firma di punta del Corriere del Mezzogiorno di Bari con i suoi pregevoli editoriali.
I racconti di Settanta Volte Donna sono stati definiti dl’autore e dalla Ventrella come istantanee di donne, “ma anche di uomini“.
Le donne possono riconoscersi in alcune parti, che le rappresentano pienamente nella loro psicologia e   riproducenti  esattamente l’universo femminile“.
Gianni Spinelli che è anche un esperto di sport,  ha citato la palla, protagonista del suo libro datato 2011, “I Figli di Mamma Palla“.
La palla è mamma in una umanizzazione feticistica degli oggetti tipica dei seguaci del calcio: al pallone usato per il football vengono attribuiti sentimenti  e finanche un’ “anima”.
Più diffusamente, proprio riguardo i  caratteri di Settanta Volte Donna, si è parlato delle protagoniste come “donne vere, alcune di loro  ispirate da fatti di  cronaca o eventi vissuti in prima persona dall’autore”.
Spinelli infatti ha raccontato di avere intravisto durante una rappresentazione lirica al Teatro Petruzzelli  una donna in tubino nero , in realtà  irreale, alla quale può essere attribuita a pieno titolo la definizione classica  di “Fantasma dell’Opera“.
Lo scrittore ha ammesso che, per formazione giornalistica, raramente inventa delle  trame inedite, ma invece le ricostruisce appunto grazie alla sua abilità di cronista.
Il regista cinematografico Vito Marinelli, intervenuto all’incontro, autore del cortometraggio di successo “Principessa“, già premiato al Movie Club Film  Festival di Palestrina  (la  sua opera è girata nell’entroterra di Bari)  ha espresso l’opinione che il volume di racconti di  Gianni Spinelli è rivelatorio di un tipo di scrittura visiva,  ovvero a base di sensazioni ed emozioni espresse con movimenti e gesti, dunque parallela a quella degli  sceneggiatori cinematografici di professione .
In particolare Marinelli, che ha letto anche i precedenti libri di Gianni Spinelli, ha citato Fellini 8 e mezzo, capolavoro al quale l’opera rimanda.
Ecco dunque un’immersione voluta nel mondo delle donne, al fine di empatizzare con esse tramite storie a volte “non consumate” a livello dei sentimenti carnali (come l’autore ha specificato ) e rapportabili allora a storie “autistiche” (ovvero dalle quali l’uomo è assente).
Ma si tratta in definitiva di 70 trame  singole con intrecci particolari: gli amori incompiuti vivono nelle prime pagine che riflettono perlopiù periodi personali anche molto lontani nel tempo di   Spinelli .
Tra gli esempi della seconda parte del libro Gianni Spinelli ha citato il racconto di tre libraie che allo  scopo di vendere  i loro libri arrivano a denudarsi per attrarre i clienti.
Ciò è mutuato da un esperimento attivato  negli Stati Uniti d’America ed è anche    una metafora della mercificazione della cultura o dell’assenza della stessa, qualora manchino gli stimoli necessari ad approcciarvisi. Spinelli infatti ha lamentato che nella sua Puglia l’indice di lettura è  da anni  molto ( o troppo) basso.
In tema di sessualità, Gianni  Spinelli ha citato le “Puttane di Cuba” presenti in un altro racconto, cioè  delle meretrici…santificate , premiate alla fine con un miracolo dal loro santo protettore, a forma di  risarcimento per la loro vita ai margini.
Il regista Vito Marinelli ha parlato del racconto in generale come di forma d’arte e letteraria  andata diradandosi in Italia, dunque ormai desueta e quasi cancellata da quegli autori che privilegiano il racconto lungo , rappresentato da romanzi spesso con molte (o troppe) pagine .
Spinelli, concludendo l’incontro, ha chiarito anche l’esistenza    di storie con dei finali aperti, che lasciano il lettore libero di ricostruire l’intera trama  con una sua personale e opportuna “riscrittura”, basata su sensazioni ed esperienze private.
Tra le reazioni al libro, Gianni  Spinelli ha confidato che esso è stato letto soprattutto da donne, le quali se ne sono alla fine invaghite, mentre gli uomini hanno accolto l’opera più freddamente, in particolare  un marito geloso, sposato con una delle protagoniste , che è personaggio  realmente esistente .
La moglie dell’autore ha avuto un ruolo chiave nel concepimento dell’opera, offrendogli preziosi consigli, ma il suo  intervento  è diventato “scomodo” perché in alcuni passi del libro la consorte ha ravvisato dei sottotesti “compromettenti“, in realtà innocui e inesistenti, che la signora ha invece percepito in modo distorto,    grazie all’acuta sottigliezza e sensibilità tipica di tutte le donne  e che la assimila dunque alle protagoniste di questo “Settanta Volte Donna“.

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