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MOSTRA DI QUADRI “INEDITI” PRESSO L’EX CONVENTO DI SAN FRANCESCO ALLA SCARPA A BARI IN OCCASIONE DEL PRIMO MAGGIO

di Romolo Ricapito

Apertura straordinaria il 1 maggio dell’ex Convento San Francesco alla  Scarpa, in via Pier l’Eremita a Bari , presso il Borgo Antico,  a cura della Soprintendenza delle Belle Arti  e Paesaggio per le province di  Bari-Barletta-Andria-  Trani e Foggia, in accordo con il Ministero per i beni e le Attività Culturali del Turismo nazionale, che ha attivato per la ricorrenza altri liberi accessi in tutta Italia a ingresso  gratuito.

16 i dipinti offerti in visione a turisti e cittadini, risalenti agli anni 30 e 40, di artisti pugliesi e lucani, allocati principalmente presso la stessa Soprintendenza e  Il Castello Svevo .
L’ex Convento dove ha avuto sede la Mostra ospitava nell’antichità poveri e ammalati e in occasione
della peste del 1522 fungeva da centro di prima assistenza per i  colpiti dall’epidemia.
Ma veniamo alla mostra dei dipinti, che è stata organizzata velocemente ma con grande entusiasmo,   assemblando  i quadri esposti nei vari uffici della Soprintendenza e dunque solitamente con  scarso accesso per il pubblico.
L’idea è nata da un’illuminazione del nuovo giovane Soprintendente,  architetto Carlo Birrozzi, marchigiano, che ha intenzione di rinnovare la fruizione dell’arte con idee moderne e innovative.
Non tutti i quadri sono stati restaurati, ma questo avverrà certamente in futuro .
Per l’esposizione sono stati utilizzati dei pannelli conservati nei depositi che sono stati ripuliti e resi di nuovo funzionali al fine di ospitare e valorizzare tutti i dipinti.
Tutta la pre-organizzazione  ha richiesto grande impegno emotivo e coinvolgimento da parte del personale della Soprintendenza .
A svolgere un ruolo “speciale” di guida turistica è stato chiamato il critico Pietro Marino, che è anche giornalista, particolarmente addentrato nel periodo storico delle opere esposte, che precede la Seconda Guerra Mondiale.
Gli artisti protagonisti della mostra sono in parte conosciuti, ma alcuni assai meno. Questa è stata l’occasione per celebrare le loro intuizioni e  il loro genio.
 La poca notorietà di  alcuni non svaluta la mostra, perché anche quei pittori poco noti offrono il loro meglio   in forme d’arte che costituiscono un’eccellenza di quel particolare periodo nel quale dominavano le nature morte e  i paesaggi (di Puglia e Basilicata)  .
Il pezzo più interessante è un quadro di Onofrio Martinelli nato a Mola di Bari nel 1900 e morto a Firenze nel 1966.
Il titolo di quest’olio su tela molto grande ( 140 x 190) è “Composizione di nudi”, collocato nel Castello Svevo di Bari.
I protagonisti sono giovani uomini… privi di vestiti, o appena coperti dall’essenziale.
Essi condividono forme di cameratismo maschile a contatto con la natura.
Il tutto con colori naif dei dettagli, in un insieme privo di qualsiasi morbosità.
Da rilevare che la risposta del pubblico per questa e tutte le altre opere è stata trionfale; in molti hanno chiesto di acquistare tali  dipinti  (che non sono in vendita) nella convinzione che essi potessero abbellire degnamente seconde case e salotti.
Un’arte di interni cupi quella di Giuseppe Ar, artista di Lucera nato nel 1898 e morto a Napoli nel 1936.
La Canonica è una veduta  di mura chiuse e  vittoriane, che non avrebbero stonato come ambientazione di una delle prime opere di Alberto Moravia, Gli Indifferenti. Il chiuso di un ambiente spartano è ritratto con passione dall’artista e desta ammirazione per il coinvolgimento emotivo che niente concede ai vezzi decorativi dell’epoca.
Di Roberto De Robertis, nato a Gravina di Puglia nel 1910 e deceduto a Bari nel 1978 è la Figura di Donna del 1939, su tavola a olio 50×66. Collocata presso lo stesso ex Convento della Scarpa, la pittura mostra una donna in abito verde, ritratta di profilo, su sfondo grigio. L’aria della signora è metà pensosa, l’altra  metà ieratica.
Trattasi di persona ritratta nella sua maturità, concetto definito anche dalla scelta dei colori dello sfondo, il grigio, con in più una sezione di marrone.
I colori poco vitali, dimessi e nello stesso tempo solidi simboleggiano la raggiunta consapevolezza del soggetto.
Ella potrebbe essere una “sciura” milanese: De Robertis si formò a Milano e studiò all’Accademia delle Belle Arti di Brera , conoscendo finanche  l’intellettuale e giornalista Margherita Sarfatti, che fu anche l’amante di Mussolini.
Ma le donne non sono soltanto soggetti di ritratti: in questa speciale mostra troviamo diverse pittrici di talento come Donatella Pinto (Bari, 1908-Milano, 1963).La Pinto è autrice di una “Natura Morta-La Figurina di Tanacra” piuttosto elaborata e quasi “barocca”.  La sua arte fu presente alla Quadriennale di Roma del 1931-35-39 assieme ad artisti del calibro di Guttuso, Balla e Sironi.
La lucana Maria Padula, nata a Montemurro provincia di Potenza,  vede la sua “Belliboschi” come un’opera d’immediato impatto. Esposta in origine al Castello Svevo, questa pittura di olio su tela fa parte della corrente neorealista alla quale la Padula aderì.
Trattasi di un paesaggio semplice ma non banale, nel quale domina il verde di un bosco circoscritto situato con alle spalle una grande valle.
Ancora natura col “Paesaggio Campestre” di Lo Presti , che fa parte della  vasta collezione del Castello Svevo.
Il fascino della campagna è raffigurato in modo vivace, grazie agli  sbalzi di verde.
Il viottolo in discesa  dona al dipinto un’idea di movimento, come se lo spettatore stesso si trovasse “dentro” il quadro, a percorrere quell’amena stradina .
Mimina Mincuzzi, nata nel 1915, sarà ricordata per la sua “Natura morta con funghi” del 1936, conservata anch’essa presso il Castello Svevo.
Nel quadro una tipica giara fa da arredo a una tavola decorata con funghi freschi di bosco e frutti, come l’uva.
L’opera ricorda quando l’alimentazione era basica, genuina e contadina e con i  suoi vivaci tratti mette quasi “appetito” .
Essenziale è il dipinto di Giovanni Conte (1911-1974) “Paesaggio”.
Il paesaggio in questione è composto da una casupola bianca costruita a ridosso di  un lungomare caratterizzato da un marciapiede di alberelli spogli  e stilizzati.
Il “Paesaggio Pugliese” di Michele De Gioia (1896-1969) mostra la tipica masseria delle nostre campagne, affiancata a un muretto in pietra.
La cifra di questo quadro è all’insegna della sobrietà e dell’essenzialità, senza inutili fronzoli che snaturerebbero la realtà di luoghi antichi, incontaminati e che di recente vengono rivalutati, magari perché attrezzati a locande di lusso o resort per cure di bellezza.
Si distingue per diversità dagli  altri paesaggi   quello.tipico della Basilicata di Michele Giocoli (Potenza, 1903-1989).
In questo “Mattino D”Inverno” ( paesaggi invernali del 1936) ecco delle case di paese imbiancate dalla neve che nell’insieme  formano una specie di presepe.
Ciliegina sulla torta della mostra un originale olio su tela che raffigura una natura morta con protagonisti dei balocchi.
Il titolo è “I giocattoli del bambino povero“.
Ecco un cavalluccio, una palla marrone e una bambola distesa con la sua capigliatura disordinata e  spiovente.
Tre oggetti tipici dell’intrattenimento infantile della prima metà del secolo  scorso : il cavalluccio era uno dei giocattoli più ambiti dai maschietti, la palla è unisex, la bambola per le femminucce.
Interessante è lo sfondo giallo, che dona vivacità e smorza la povertà dei balocchi, mentre il pavimento marrone, essenziale, raffigura una casa della borghesia medio bassa o di proletari.
 6 Mag, 2015

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