Il bullismo non va in vacanza

di Romolo Ricapito
Interrogandomi sulle cause del bullismo che si sposta dalla città ai luoghi delle vacanze, il caso ha voluto che mi imbattessi di i lì a poco in  una animata discussione tra due adulti e una trentina dii ragazzini sui 14 e 15 anni in un posto di mare molto conosciuto..

Un uomo di circa 40 rimproverava un giovanissimo chiedendogli se  fosse a conoscenza che il bullismo è un reato.
Il ragazzo rispondeva sicuro di sé di non avere commesso reati di sorta.
Il tutto mentre un quattordicenne molto piccolo e magro piangeva a dirotto e la mamma del ragazzino diceva al gruppo di bulli: vi sentite forti a prendervela con un essere indifeso.
Ovviamente ho chiesto spiegazioni all’uomo che era impegnato nella discussione dopo che le acque si erano calmate.
Costui si è presentato come un amico di famiglia del ragazzo bulllzzato spiegando di essere stato chiamato in soccorso dalla madre, recentemente separatasi.
La mia opinione è stata quella che il ragazzo offeso doveva trovarsi delle altre amicizie, mentre l’uomo obiettava: lo vada a spiegare a un ragazzino di 14 anni la cui famiglia si è da poco sfasciata.
Giusta la presa di posizione della persona chiamata in difesa.
Ma mi chiedo: è normale che gruppi di trenta ragazzini prendono di mira chi è più debole anche fisicamente?
Sbagliata la ricerca dei giovanissimi che annegano l’io in improbabili comitive, momentanee, da vacanza.
Giusto proteggere i ragazzini più deboli, invitandoli però a prendere la distanza da questi improbabili raggruppamenti di bulli in erba, instradandoli verso compagnie più tranquille e possibilmente meno numerose, perché il numero non fa la qualità, ma anzi espone a comportamenti devianti e accentratori da parte di  piccoli facinorosi che ne comandano altri, a loro volta più deboli come il perseguitato di questa vicenda.
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