Patata, finocchio e banana: vegetali e frutta usati come metafore sono davvero un insulto? Dalla politica alla tv domina l’attribuzione ortofrutticola

 

di Romolo Ricapito

Fanno scandalo le metafore sui vegetali di un noto quotidiano.

Dopo la patata dedicata a celebre nota donna politica, riecco il solito tubero riconducibile come sostantivo a ciò che ha, o avrebbe   rovinato un ex presidente della Camera.

C’è chi si offende minacciando querele per diffamazione, chi ribatte che dare della “patata” non è un insulto.

Patata è anche inteso in alcuni casi come donna sciocca, immobile.

Ma anche finocchio usato contro “l’alterità” sessuale è un insulto, diciamo anche questo sessista, se usato per sottolineare l’omosessualità di un soggetto maschile.

Della banana si è fatto spesso un grande abuso, con canzoni anche in apparenza innocue, come quella

Polvere Di Stelle

intonata dagli attori Monica Vitti e Alberto Sordi in Polvere di Stelle, ambientato durante l’ultima guerra al Petruzzelli di Bari: “ma ‘ndo Hawaii se la banana non ce l’hai“.

Non sempre la fenomenologia della frutta, o della verdura, risulta offensiva.

Nel caso della canzone summenzionata, è pecoreccia, ma di più” appena” un po’   trasgressiva.

Il tutto dipende dal tono, dal contesto.

Epper l’uso di queste metafore è sempre preferibile alla classica parolaccia, smaccata, che domina l’uomo della strada, ma anche i più insospettabili salotti, per non parlare della tv.

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