La Romania del futuro: tra il fascino della Transilvania l’eredità reale e le sfide del Welfare Attualità Cultura Società e Cultura Turismo 5 Ottobre 20265 Ottobre 2026 Un viaggio di 5 giorni e 4 notti in Romania non è solo un percorso tra castelli medievali e viali che ricordano la Belle Époque; è un’immersione in una nazione sospesa tra un passato doloroso e una forte spinta alla rinascita economica. di Cinzia Santoro Una terra che, mentre cresce a ritmi sostenuti, guarda ancora con diffidenza all’adozione dell’euro, nel timore che l’inflazione possa riaprire le ferite della povertà vissuta durante la feroce dittatura comunista di Nicolae Ceaușescu.Bucarest: lo spirito internazionale della “Parigi dell’Est”. La capitale accoglie oggi 2 milioni di abitanti, a cui si aggiunge un milione di pendolari quotidiani. Nonostante il traffico intenso confermi la complessità logistica della città, colpisce la compostezza degli automobilisti: le code si affrontano senza il suono nervoso dei clacson, segno di una radicata abitudine agli ingorghi urbani. Per i turisti, il modo migliore per battere questo traffico è la rete della metropolitana (Metrorex), che con le sue 5 linee principali unisce perfettamente la periferia al centro storico, scendendo a Piața Unirii o Universitate. Muoversi in superficie è altrettanto semplice grazie a bus e tram della STB (incluso il comodo bus espresso linea 100 che collega l’aeroporto di Otopeni al centro in 45 minuti); per pagare il biglietto a bordo basta avvicinare la propria carta di credito contactless ai validatori digitali.Bucarest deve il soprannome di “Parigi dell’Est” ai primi del Novecento, quando i sovrani inviarono i propri architetti a studiare in Francia per ridisegnare il look della capitale, introducendo ampi boulevard e palazzi monumentali. Oggi, la presenza di migliaia di studenti universitari provenienti da tutta Europa le dona un’atmosfera giovane e cosmopolita. Caru’ cu bere-Bucarest Una tappa imperdibile è il Caru’ cu bere, il pub più antico della città. Questo capolavoro di ebanisteria e pittura è sopravvissuto a quarant’anni di comunismo grazie all’astuzia di una giovane donna, che coprì gli affreschi storici e convinse Ceaușescu che il locale fosse solo un modesto ritrovo dove i comunisti locali andavano a bere il caffè. Cenare qui, tra balli tradizionali e birra locale, è un’esperienza che da sola vale il viaggio. Lasciando la città a bordo del mezzo scelto, si attraversa l’Arco di Trionfo, eretto negli anni ’30 per ricordare i caduti della Prima Guerra Mondiale. Dai Re Hohenzollern alla Transilvania: foreste, miti e sapori La storia della Romania moderna è profondamente legata alla dinastia tedesca degli Hohenzollern-Sigmaringen, chiamati a governare nella seconda metà dell’Ottocento. I rumeni considerano i loro sovrani ottimi statisti che hanno portato l’unità e la modernità della nazione:Re Carlo I (Carol I): Insieme alla moglie Elisabetta di Wied (Carmen Sylva), ottenne l’indipendenza dall’Impero Ottomano (1877-1878) e unificò le province storiche. Fu lui a commissionare il meraviglioso Castello di Peleș a Sinaia come residenza estiva reale e unificò le province storiche. Re Ferdinando I e la Regina Maria: Guidarono il Paese durante la Prima Guerra Mondiale, portando nel 1918 alla storica unione della Transilvania con la Romania (la “Grande Romania”).I reali rappresentano l’esatto opposto del periodo post-bellico, quando la Romania cadde nelle mani del dittatore Ceaușescu e di sua moglie Elena, donna crudele e senza scrupoli. La nostra guida, Alessia, ci racconta con emozione che tra i 500.000 e i 2 milioni di persone morirono di fame, di freddo e torture negli anni della feroce dittatura, una ferita ancora aperta nella memoria collettiva.Per esplorare i luoghi di questa storia, il treno della compagnia di bandiera CFR Călători è la scelta ideale: la linea ferroviaria che collega la stazione di Bucarest Gara de Nord a Sinaia (1 ora e mezza) e Brașov (2 ore e mezza) è una delle più panoramiche del Paese. Il Castello di Peleș Situato a Sinaia, questa splendida residenza reale è circondata da corsi d’acqua e parchi, in una zona oggi nota anche come località sciistica. Purtroppo, la gestione statale risente di una manutenzione non sempre impeccabile e i giorni di apertura al pubblico per gli interni sono limitati. Brașov e la “Hollywood dell’Est”Protetta dai Carpazi, questa ridente regione medievale è circondata da boschi incontaminati dove vivono orsi, lupi e linci. La città accoglie i visitatori con una grande scritta bianca sulla collina che ne imita lo stile californiano. La piazza principale è ricca di eleganti case colorate, eredità dei coloni tedeschi, mentre al centro svetta la Chiesa Nera, chiamata così dopo che un incendio ne annerì le pareti. Nei caffè locali è d’obbligo assaggiare i papanasi, gigantesche frittelle dolci servite con panna acida e marmellata di mirtilli: un’epifania per le papille gustative. Il Castello di Bran Situato a pochi chilometri da Brașov e raggiungibile in 45 minuti con i bus regionali che partono dal terminal Autogara 2, l’antica fortezza del Conte Dracula attira folle oceaniche (fino a 7.000 presenze al giorno in agosto). Il castello sorge su una suggestiva collina, anche se la scelta di allestire alcune stanze come set cinematografico spezza parzialmente l’autenticità del luogo. Il paradosso economico: il Welfare rumeno tra crescita e vulnerabilitàDietro la vivacità culturale e lo sviluppo turistico, la Romania vive una profonda contraddizione interna legata alle sue politiche sociali. Gli analisti descrivono spesso il sistema rumeno come un “regime di welfare minimalista”. Il Paese ha registrato tassi di crescita economica significativi all’interno dell’Unione Europea, ma questa ricchezza non si riflette equamente sulla protezione sociale della popolazione.I numeri della spesa socialeSecondo i dati più recenti forniti da Eurostat e dalle analisi rilasciate dall’OECD, la struttura del welfare rumeno presenta forti criticità:Spesa in rapporto al PIL: La Romania destina circa il 12-16% del proprio PIL alla protezione sociale, posizionandosi agli ultimi posti nell’Unione Europea (dove la media comunitaria supera il 26%).Povertà ed esclusione sociale: Più di un terzo della popolazione (circa 8,5 milioni di persone) e oltre il 22% dei giovani sotto i 29 anni restano a forte rischio di povertà o deprivazione materiale severa. Le aree rurali sono le più colpite e dipendono fortemente dai sussidi statali.Il paradosso delle famiglie: La Romania destina circa il 12% del proprio budget sociale al sostegno di famiglie e bambini, una delle percentuali più alte in UE. Tuttavia, l’impatto reale sul territorio è ridotto a causa dell’esiguità delle risorse complessive. Le riforme recenti e l’austerità Ilie Bolojan Per contenere un deficit pubblico record (che ha sfiorato il 9% del PIL), il governo guidato da Ilie Bolojan ha dovuto implementare riforme strutturali e tagli alla spesa pubblica, introducendo il Reddito Minimo di Inclusione (MII) per accorpare e ottimizzare i vecchi sussidi frammentati. È in atto anche una graduale riforma delle pensioni che punta a equiparare l’età pensionabile a 65 anni entro il 2035.Queste misure di austerità, pur necessarie per mantenere la credibilità davanti agli investitori internazionali e rispettare i vincoli di Bruxelles, pesano sul potere d’acquisto dei cittadini e alimentano il timore, vive soprattutto nelle generazioni più anziane, di un ritorno alle privazioni del passato. Una transizione complessa, in cui la Romania corre verso la modernità stringendo i denti, fiera delle sue bellezze e attenta al proprio futuro.