Effetto Lense-Thirring, la relatività di Einstein blindata dall’asse scientifico Italia-Armenia scienza 16 Luglio 202616 Luglio 2026 di M. Siranush Quaranta Una delle previsioni più sfuggenti della relatività generale di Albert Einstein ha ricevuto la conferma più precisa mai ottenuta, grazie a uno studio guidato dall’Italia e con un contributo chiave dell’Armenia. Alla testa della ricerca c’è il fisico Ignazio Ciufolini della Sapienza Università di Roma, a capo della missione LARES, mentre tra i coautori figura l’astrofisico armeno Vahagn Gurzadyan, direttore del Centro di Cosmologia e Astrofisica presso il Laboratorio Nazionale di Scienze A. I. Alikhanyan (Istituto di Fisica di Yerevan) e collaboratore della Yerevan State University. Il gruppo di ricerca Lo studio, intitolato “LARES-2 satellite measures frame-dragging effect around the Earth”, è stato pubblicato l’8 luglio 2026 su Nature (vol. 655, pp. 332-335). La ricerca ha misurato con un’incertezza relativa di appena una parte su mille l’effetto di trascinamento del sistema di riferimento, noto anche come effetto Lense-Thirring: un fenomeno secondo cui un corpo massiccio in rotazione, come la Terra, non si limita a incurvare lo spaziotempo circostante ma lo trascina con sé, un po’ come un cucchiaio che gira nel miele. Einstein lo aveva previsto oltre un secolo fa, ma alla scala terrestre la sua entità è talmente minima da renderlo estremamente difficile da rilevare. Effetto Lense-Thirring Il risultato, dieci volte più accurato delle misurazioni precedenti nel Sistema Solare, si deve al satellite LARES-2, una sfera di lega di nichel da 295 chilogrammi e 42 centimetri di diametro, rivestita da 303 retroriflettori. Privo di strumentazione elettronica e parti mobili, il satellite funge esso stesso da strumento di misura: le stazioni a terra inviano impulsi laser verso la sua superficie e ne cronometrano il ritorno, ricostruendo la posizione con precisione millimetrica. Grazie all’orbita e al rapporto superficie-massa estremamente basso, LARES-2, lanciato nel 2022, è quasi immune alle perturbazioni atmosferiche. I dati raccolti sono stati incrociati con quelli dei satelliti LAGEOS e GRACE. La missione internazionale LARES, che ha reso possibile lo studio, ha coinvolto anche l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Europea. Tra i coautori figura inoltre il premio Nobel per la Fisica 2020 Roger Penrose, storico collaboratore di Gurzadyan con cui in passato ha condotto ricerche pionieristiche sulla radiazione cosmica di fondo. I risultati rappresentano una delle conferme più solide della relatività generale mai ottenute in prossimità della Terra e pongono vincoli stringenti alle teorie alternative della gravità, compresi i modelli scalari-tensoriali come la gravità di Chern-Simons. Lo studio ha anche ricadute pratiche per la geofisica, migliorando la determinazione delle maree lunisolari e la mappatura del campo gravitazionale terrestre. Le “pietre del drago” studiate da Gurzadyan nel 2025 La scoperta ha avuto ampia risonanza internazionale: Scientific American l’ha definita tra le misurazioni più accurate mai realizzate sull’effetto di trascinamento, mentre la notizia è stata ripresa da Ars Technica, Rai Radio 3, MeteoWeb e dall’agenzia russa TASS. Per Gurzadyan è l’ennesimo riconoscimento internazionale, dopo lo studio del 2025 sui vishapakar, le antiche “pietre del drago” armene (monumentali stele preistoriche collocate strategicamente in alta quota per regolare un antico culto dell’acqua e rituali stagionali alle sorgenti), condotto con l’archeologo Arsen Bobokhyan e pubblicato su Nature Partner Journals – Heritage Science.