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Dal Bari Pride a Mirko: una riflessione sul diritto di essere sé stessi e di amare liberamente

di Clara Ranieri

Il Pride che si è svolto il 13/06/2026 a Bari è stato un evento colorato e partecipato, ma che porta con sé un obiettivo fondamentale: rendere sempre maggiore l’accettazione sociale di chi è LGBTQ+, in una società dove l’omosessualità o l’essere transgender è ancora vista da molti come un tabù.

Non possono esistere colpe legate alla scelta di amare una persona che non appartenga al sesso opposto. L’orientamento sessuale non si decide razionalmente: non è un’azione consapevole, ma una parte della propria identità. Amare significa avere cura, desiderare la felicità di chi abbiamo accanto, costruire un legame fondato sul rispetto reciproco.

Eppure, ancora oggi vengono negati diritti fondamentali a persone che chiedono semplicemente di vivere con dignità: basti pensare alle difficoltà legate all’adozione, alla fecondazione assistita, o al modo in cui una semplice unione civile tra persone dello stesso sesso possa essere visto negativamente da gran parte della società.

Questo retaggio dovrebbe essere superato nella nostra idea di convivenza collettiva, perché ogni individuo ha il diritto di esistere, di amare e di essere amato. Il cambiamento dovrebbe partire anche dalle scuole, dove all’educazione didattica si affianchi l’educazione all’empatia: insegnare ai ragazzi che la persona insultata o emarginata potrebbe essere chiunque, persino loro stessi. Solo riconoscendo il dolore dell’altro possiamo evitare di ledere la sua libertà.

Le bare di Kety Andreoni, 52 anni, e del figlio Mirko Moriconi, 24

La vicenda di Mirko Moriconi, il ragazzo ucciso assieme alla madre da suo padre, pochi giorni dopo il Pride, dopo aver espresso il desiderio di un percorso di transizione di genere, riporta l’attenzione su una realtà dolorosa: quella di chi viene rifiutato, giudicato ed ucciso solo per la sua essenza.
Un crimine che resta tale, al di là di qualsiasi condizionamento culturale o religioso che possa avere influenzato ed alimentato quanto accaduto e denota che è comunque necessario riconoscere e contrastare a livello sociale.

Un figlio dovrebbe essere solo amato ed il desiderio di un genitore dovrebbe essere solo quello di volerlo vedere felice, indipendentemente da chi ama o da quale percorso sente di dover intraprendere. Questo non è un caso isolato: ancora oggi capita che ragazzi e ragazze vengano allontanati dalle proprie famiglie per aver amato una persona dello stesso sesso o per vivere un’identità che non corrisponde alle aspettative altrui.

È arrivato il momento di affrontare questa realtà con maggiore consapevolezza, costruendo nelle istituzioni percorsi di dialogo capaci di far comprendere che l’orientamento sessuale e l’identità di genere non sono scelte, ma aspetti profondi della persona. Non scegliamo di nascere: la responsabilità di un genitore è prendersi cura del proprio figlio nella sua totalità, accompagnandolo e amandolo senza condizioni.

Bari Pride

Qualsiasi scelta che non arrechi sofferenza agli altri e che sia fondata sul rispetto non dovrebbe mai essere condannata. Continuare a lavorare affinché chi ama in una forma ancora definita “non comune” possa essere riconosciuto semplicemente per ciò che è una persona, con gli stessi diritti e lo stesso bisogno universale di amare ed essere amata, resta un obiettivo necessario.
È necessario agire nell’immediato, partendo dalle istituzioni, insegnando un’empatia sana piuttosto che una cultura religiosa reprimente, affinché non ci siano più discriminazioni.

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