Bari capitale dell’inclusione universitaria: UniBa come ponte tra culture e futuro Società e Cultura 9 Giugno 20269 Giugno 2026 di Pietro Fabris C’è una vocazione che attraversa la storia di Bari e ne definisce l’identità più profonda: quella dell’incontro. Porto aperto sul Mediterraneo, città di scambi e contaminazioni, il capoluogo pugliese ha costruito nei secoli la propria fisionomia culturale sulla capacità di accogliere persone, idee e visioni provenienti da mondi diversi. Non si tratta soltanto di una condizione geografica, ma di un paradigma civile che continua a vivere nelle istituzioni, nelle reti sociali e nei luoghi della formazione. Tra questi, l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” rappresenta oggi una delle espressioni più compiute di quella che si potrebbe definire inclusione generativa: un modello che non si limita ad accogliere, ma che crea le condizioni perché ogni individuo possa diventare parte attiva della comunità. Non è un caso che UniBa si sia distinta come l’ateneo italiano con il maggior numero di borse di studio assegnate a studenti rifugiati e titolari di protezione internazionale, sussidiaria o temporanea. Un dato che non vale solo come primato statistico, ma come scelta culturale e politica nel senso più alto del termine. Secondo il bilancio della Fondazione CRUI, nell’anno accademico 2025-2026 l’università barese ha assegnato venti borse di studio, il numero più alto in Italia. Un risultato che porta a 146 le borse erogate negli ultimi dieci anni, all’interno di un sistema nazionale che, dal 2016-2017, ha permesso a 837 studenti provenienti da oltre settanta nazionalità di accedere agli studi universitari in sessantasei atenei italiani. Dietro questi numeri ci sono storie concrete: percorsi di resilienza, di ricostruzione, di futuro. Nove studenti arrivano dall’Ucraina, quattro dall’Afghanistan, tre dal Camerun, due dall’Iran, uno dalla Palestina e uno dalla Guinea. Giovani che oggi frequentano tredici corsi di laurea triennale e sette magistrali, trasformando le aule in spazi reali di dialogo interculturale. In questo senso, l’università supera la sua funzione tradizionale di trasmissione del sapere. Diventa uno spazio di integrazione e di mobilità sociale, uno strumento di cittadinanza concreta. L’accesso all’istruzione non è soltanto un’opportunità individuale, ma un investimento collettivo che rafforza la coesione sociale e genera nuove forme di convivenza. È proprio questa capacità di trasformare la diversità in risorsa a distinguere il modello barese. L’accoglienza non viene intesa come assistenza, ma come investimento sul capitale umano. Ogni studente che entra nei percorsi universitari porta con sé esperienze, competenze e visioni che arricchiscono il territorio e ne ampliano l’orizzonte. In questo processo un ruolo decisivo è svolto dalla rete cittadina che affianca l’università. Emblematico il contributo della “Casa delle Culture” di Bari, spazio di incontro e inclusione che opera quotidianamente per favorire percorsi di integrazione e partecipazione. La collaborazione tra lo Sportello Ucraini, il CAP Bari, Centro per l’Apprendimento Permanente e l’Unità Operativa Studenti Internazionali di UniBa ha reso possibile, tra gli altri risultati, l’assegnazione di borse di studio a studenti e operatori impegnati nell’accompagnamento dei percorsi di integrazione. Un segnale concreto dell’efficacia di una rete territoriale che non si limita a dichiarare inclusione, ma la pratica. Non è casuale che Bari venga spesso descritta come una città-ponte. In un tempo segnato da conflitti, migrazioni e trasformazioni profonde, il capoluogo pugliese sembra aver compreso che il futuro si costruisce attraverso le connessioni: tra culture, generazioni, saperi. Lo sottolinea anche Fausta Scardigno, presidente del Centro Servizi di UniBa e delegata all’Apprendimento Permanente e alla Certificazione delle Competenze, evidenziando come il riconoscimento della CRUI premi il lavoro congiunto di docenti, uffici, strutture di internazionalizzazione e centri di supporto, tutti impegnati a rendere l’università uno spazio realmente accessibile. Anche la Casa delle Culture si inserisce in questa visione. Il Centro Polifunzionale, finanziato attraverso il programma PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 dall’Assessorato alla Giustizia, al Benessere Sociale e ai Diritti Civili del Comune di Bari e gestito dalla cooperativa sociale Medtraining insieme alla cooperativa San Giovanni di Dio, rappresenta oggi uno dei principali presìdi cittadini dedicati all’inclusione attiva. I dati raccontano un successo amministrativo. Le storie raccontano qualcosa di più profondo: la capacità di una comunità di riconoscere nell’altro non un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare. È questa la lezione che emerge dall’esperienza di Bari e della sua università. In un Mediterraneo attraversato da tensioni e cambiamenti globali, il capoluogo pugliese conferma la propria identità di crocevia. Un luogo in cui l’inclusione non è uno slogan, ma un processo concreto che passa dall’istruzione, dalla conoscenza e dalla costruzione quotidiana di relazioni. Perché le città che investono sulle persone sono quelle che riescono davvero a immaginare il futuro. 9 giugno 2026