“Il Mercante di Sale”: a Bari il San Francesco contemporaneo conquista il pubblico tra musica caos e speranza Cultura Spettacolo Teatro 19 Maggio 202619 Maggio 2026 di Anna Materi La locandina dello spettacolo teatrale-musicale “Il Mercante di sale”, andato in scena al Teatro della Parrocchia San Sabino di Bari. SAN FRANCESCO E LA MERAVIGLIA DELLA CONTEMPORANEITÀ ne «Il Mercante di sale» Un racconto in parole e musica che ha fatto registrare il tutto esaurito per due sere di seguito al teatro della Parrocchia di San Sabino a Bari. Diretto dal Teatro Armonico Onirico, «Il Mercante di sale» mette in scena il San Francesco che tutti conosciamo, il quale desidera ancora oggi lasciare la propria traccia nel mondo. «Se l’angelo è la congiunzione tra l’umano e il divino, quasi il mistico, il testimone si imbatte in figure emblematiche della società che ne incarnano le questioni fondanti: la migrazione, la tecnologia imperante e deviante, la questione ambientale, le guerre senza senso», racconta l’autrice Maria Pia Latorre. Seguendo un filo logico su piani non sempre paralleli, quasi in una sorta di “confusione temporale”, cosa ci direbbe Francesco oggi imbattendosi in una vita strappata, in una morte trucida o nella caducità di un tempo che non sempre trova un significato? «Nel caos, tema a me molto caro, e nella casualità degli accadimenti, a chi capita “l’incidente”?», continua Latorre. «Può capitare a chiunque di noi. È pur vero che se non diamo un senso alle cose che accadono, rischiamo di rimanere intrappolati nei nostri stessi interrogativi, senza trovare vie d’uscita. Ogni personaggio ha quindi una valenza simbolica. Immagino, ad esempio, una madre migrante con il proprio figlio in braccio che a un certo punto si trasforma in un pupazzo che scivola via. Proprio come scivola quasi sempre nell’oblio l’infanzia derubata, violata e uccisa senza senso». Una scena dello spettacolo “Il Mercante di sale”, tra simbolismo, contemporaneità e riflessione sul senso della vita. Le musiche di Antonio Ferlisi non fanno solo da cornice al racconto, ma diventano esse stesse narrazione viva. Ci ricordano che le persone incontrate per strada o nelle nostre case manifestano le inquietudini e le contraddizioni di oggi e di sempre. La regia di Barbara De Palma evita il racconto agiografico sulla vita di San Francesco nel ricordo dell’ottavo centenario della sua morte. Delinea invece un messaggio infinito lungo lo scorrere del tempo, che fotografa la vita di noi uomini e donne contemporanei. A noi mortali Francesco, come mercante di sale, ne dona un acino: il sale è l’unica pietra commestibile, l’elemento che dà sapore alle pietanze e, di conseguenza, alla vita. Nella contraddizione dei tempi, nella caducità irreversibile dell’esistenza, di fronte a interrogativi che non sempre trovano risposta e a un caos che opera senza un apparente senso, San Francesco ci dona il sale. Rappresenta la speranza, la fermezza del passo, la puntualità dell’azione e l’eternità della pace. Continuare a non fermarsi accampando scuse, aggiungendo caos alla casualità, non ci aiuta. San Francesco ci invita a dare un senso alla nostra vita, anche solo attraverso un piccolo pizzico di sale. 19 maggio 2026