Cella Zero: la violenza dietro le sbarre

 

di Cinzia Santoro

Pietro Ioia è il Garante dei Diritti dei detenuti napoletani, 59 anni di cui 22 trascorsi in carcere e gli ultimi 15 spesi a favore dei detenuti e delle loro famiglie. La nomina di Pietro, voluta dal sindaco Luigi de Magistris l’anno scorso, ha rappresentato il riconoscimento del percorso riabilitativo di Ioia dopo la scarcerazione. Narcotrafficante, vive il carcere negli anni della guerra tra don Raffaè e la Nuova Famiglia. Sulla sua pelle i segni delle perquisizioni e delle percorse ricevute nella famigerata Cella Zero.

L’intervista

Pietro può raccontare ai nostri lettori cosa accade nella sua vita che le fa capire che c’era una luce in fondo al tunnel del carcere?

La luce in fondo al tunnel nel carcere è il viso innocente dei tuoi figli; quei volti tristi impressi nei miei occhi. Per molti natali non ho trascorso assieme a loro le festività e il dolore lo leggevo sui loro volti innocenti. Questo mi ha fatto dire basta e ho voltato pagina, per amore della mia famiglia.

Qual è la situazione nelle carceri campane in termini di sovraffollamento e Covid?

La situazione nelle carceri in tempo di covid è drammatica, c’è paura e preoccupazione per via di una sanità già molto scadente prima della pandemia. È difficile curarsi in carcere, anche solo far arrivare i farmaci o essere accompagnati ad una visita medica specialistica diviene un’odissea. Inoltre lo stop improvviso del contatto con i propri cari, causa lock down è stata la scintilla che ha fatto scoppiare le rivolte, perché non è accettabile una detenzione che impedisca l’incontro con la famiglia. Per i detenuti toccare le mani di moglie e figli è la forza che ti fa sopravvivere.

Qual è il suo pensiero sull’ergastolo ostativo?

L’ergastolo ostativo equivale alla pena di morte, perché ti senti senza speranza, e un carcerato senza speranza è un morto vivente.

La tanto contestata riforma della prescrizione è entrata in vigore il primo gennaio 2020, e da allora le polemiche non si sono mai arrestate. Cosa ne pensa?

La legge sulla prescrizione è va abolita perché è stata partorita dal più incompetente Ministro della Giustizia che la nostra Repubblica abbia mai avuto.

C’è un momento della sua detenzione che non dimenticherà mai?

Si, purtroppo non dimenticherò mai le violenze fisiche subite, brutti ricordi che non si cancellano più. E ogni volta che sento che un detenuto ha subito violenza tutto ritorna nella mia mente. La cella zero a Poggioreale è stata istituita negli anni 80, una stanzetta vuota e buia, ci finivi anche per futili motivi, il volume della tv alto, un diverbio con gli altri detenuti o semplicemente se eri antipatico. Ti denudavano e venivi picchiato, a mani nude o con gli asciugamani bagnati, in quella cella senza Dio.

Che rapporto ha con i sindacati della polizia penitenziaria?

I sindacati non hanno accolto favorevolmente la mia nomina,
non c’è mai stato un buon punto di vista tra me e loro, evidentemente non credono al cambiamento di un ex detenuto. Io ho denunciato le violenze subite a Poggioreale e dopo di me altri cinquanta detenuti hanno trovato il coraggio di denunciare nel 2014 , i poliziotti carcerari che ci picchiavano brutalmente, e a tutt’oggi è in corso un processo. Tuttavia non tutti i poliziotti sono violenti, ho conosciuto guardie dal volto umano e paterno.

Qual è il suo obiettivo come Garante dei diritti dei detenuti?

Voglio dare voce a chi non può parlare perché detenuto. L’articolo 27 della Costituzione prevede che la pena sia volta alla riabilitazione del detenuto, che deve pagare il suo debito con la giustizia ma nel rispetto della sua natura umana. Se non rieduchiamo e lasciamo le carceri in condizioni disumane, i detenuti tornano a delinquere. Non hanno alternative. Ho fondato l’Associazione Ex Don e mi batto per i diritti dei detenuti e delle loro famiglie. Oggi lavoro nel sociale, con i minori a rischio. Ho scritto un libro “Cella Zero” e ho anche prestato il mio volto al cinema. Vivo con la mia famiglia, ho accanto mia moglie, i miei figli e i miei nipotini. Si può cambiare. Io sono l’esempio, nato nel Rione Sanità e destinato al crimine organizzato, ne sono uscito con la forza di volontà. Oggi aiuto gli altri.

 

22  agosto 2021

4 thoughts on “Cella Zero: la violenza dietro le sbarre

  1. complimenti vivissimi per l’articolo e soprattutto va dato un doveroso ringraziamento al Sindaco di Napoli dr. De Magistris nel riconoscimento della figura del GARANTE per i diritti degli internati negli Istituti di Pena iItaliani !
    Alcuni anni addietro proposi la istituzione di una commissione di vigilanza rispetto alle condizioni di vita all’interno delle carceri con anche l’introduzione delle telecamere di sorveglianza da tenersii obbligatoriamente sulle divise degli operatori ( tutti) che operano all’ interno degli istituti di pena !
    Il sistema di reclusione e pena deve essere riformato …come anche quello di Giustizia! Troppi casi Tortora ancora violano la società di DIRITTO !
    COMPLIMENTI ANCORA !

  2. Un grande Ringraziamento anche al Sig. Pietro Ioia per l’impegno profuso nella difesa dei Diritti troppo spesso calpestati dal Sistema vigente!

    1. Sono completamente d’accordo sull’uso delle telecamere alfine di garantire il rispetto dei diritti umani. Al Signor Pietro Ioia va il mio ringraziamento per la bella intervista e per l’impegno profuso a favore dei detenuti e delle loro famiglie.

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