Anne Frank e le altre. Morire e sopravvivere alle atrocità della Shoah

Il silenzio assordante nella casa di Westermarkt 20, ad Amsterdam, tocca gli animi e scuote i sentimenti più intimi, affinché un orrore del genere non avvenga mai più. Le vite di migliaia di bambini furono spezzate in nome di una follia collettiva. Anne,

Amsterdam

Marianne, Sarah, Helga, Andra e Tatiana e mille altri hanno impresso sul loro corpo un numero e tutto il dolore del mondo. Anne, lascerà un diario intimo e delicato di un’ adolescente che vuole aprirsi alla vita, ma non potrà più farlo perché morirà deportata come un milione e mezzo di adolescenti e bambini, che non avranno mai più un futuro.
I sopravvissuti alla Shoah, saranno testimoni viventi dello sterminio nazista, strumenti per il futuro, affinché i racconti delle pene inflitte agli innocenti non vadano perduti.
Tralasciando ogni inutile retorica, affido a voi lettori le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti:

” Vedo i cancelli che si spalancano, il rumore dei cancelli di ferro, delle file innumerevoli di persone che entravano per fare ” doccia” ma poi non uscivano. Mi sarebbe piaciuto giocare ma non in quel campo” Arianna Szorenyi

“Si sentivano i rumori dei colpi di manganello, ci picchiavano. Ci hanno detto subito che qui si entrava dalla porta ma saremmo usciti dal cammino.” Sarah Montaro

Helga Weiss

“Quando vedo i vagoni per il bestiame, mi ricordo sempre che noi in quei vagoni ci siamo stati. Quei ricordi ci sono sempre.” Helga Weiss

“I colori che io vedo se chiudo gli occhi sono il bianco della neve e dei cadaveri, le fiamme che uscivano dai camini. Neve tanta, freddo,ma anche solitudine. Si faceva tutto circondati dalla morte e per noi era diventato normale” Andra Bucci

Anne Frank

“Io voglio continuare a vivere, anche dopo la mia morte”. Era ancora viva quando per il suo tredicesimo compleanno Anne Frank ricevette in regalo, un diario, delle rose, una camicetta azzurra, un puzzle, un vasetto di crema e delle peonie.
Era il dodici giugno 1942.
Voglio ricordarla così, viva e felice, con il suo diario, la sua “amica Kiki” come Anne lo definì, il suo specchio, il suo conforto, la sua consolazione, lo sfogo di una ragazza che all’amica immaginaria può aprirsi, la sua prima lettrice, delle molte che Anne vorrebbe avere quando la guerra crudele sarà finita.

27 gennaio 2021

One thought on “Anne Frank e le altre. Morire e sopravvivere alle atrocità della Shoah

  1. mi piacerebbe che questa dovizia di racconti fosse ugualmente utilizzata per raccontare le stragi compiute da chi ha vinto la guerra(secondo conflitto mondiale) ….la strage dei gourmiers francesi nella presa di Cassino…i Martiri di Gorla….i tanti eccidi partigiani anche dopo la guerra,le deportazioni delle popolozioni italiane giuliano dalmate,le migliaia di vittime italiane infoibate,la dispora giuliano dalmata,le stragi di danzica praga ,dresda,fino al monumento della menzogna storica l’olocausto nucleare contro obiettivi civili (sia a hiroschima che a nagasaki non vi era alcuna caserma militare o logistica strategica !!!) ,fatta passare come atto di giustizia! Non esistono morti di serie a e morti di serie inferiore :in ragione di tale principio i morti si rispettano sempre al di là della parte di appartenenza,religione professata o nazione di appartenenza !Tali principi dovrebbero valere anche oggi per il popolo palestinese oppresso da Israele ovvero dalle popolazioni nomade del sahara o anche delle popolazioni della amazzonia decimate da speculatori che deforestano per profitto.Il medesimo pensiero di ricordo deve essere universalmente riconosciuto specie e soprattutto oggi nei confronti di popoli che combattono contro le dittature (vedasi Hong Kong contro il comunismo cinese) La storia nonè e non può essere partigiana ma solo universalmente riconosciuta nei fatti realmente accaduti e non raccontati da chi ha vinto una guerra o detiene il Potere. Spero di essere stato chiaro nella mia riflessione per l’affermazione della LIBERTA’ nel principio di conoscenza e verità !

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