la potenza delle legioni romane

[200][201] L'aquila in età imperiale era tenuta in consegna dalla prima centuria della prima coorte. A differenza delle successive formazioni legionarie, composte esclusivamente di fanteria pesante, le legioni della prima e media età repubblicana consistevano di fanteria sia leggera che pesante. Analogamente conferì all'"esercito di confine" una connotazione più peculiare: le unità che lo costituivano furono definite limitanee (stanziate lungo i limes) e riparienses (operanti lungo i fiumi Reno e Danubio) (in epoca teodosiana alcune di esse furono rinominate pseudocomitatenses quando trasferite nell'"esercito mobile"). [192] Teofilatto Simocatta attesta, ancora a fine VI secolo, l'esistenza della Legio IV Parthica, anche se all'epoca le legioni erano quasi del tutto scomparse, sostituite da reggimenti di circa 500 soldati denominati numeri (in latino) o arithmoi (in greco). Creò la prima forma di autocrazia militare, togliendo potere al Senato dopo aver messo a morte numerosi membri dello stesso. Al termine delle guerre civili tra Marco Antonio ed Ottaviano si contavano 60 legioni circa, pur se non a ranghi completi. [191] Tuttavia l'assetto generale dell'esercito romano tardo-imperiale, e alcune sue unità, sopravvissero almeno fino al VI secolo in seno alla Pars Orientis. Si trattava però di una forza alquanto ridotta, i cui cavalieri erano dotati di uno scudo più piccolo e rotondo (detto parma o clipeus), come ci racconta Giuseppe Flavio, al tempo della prima guerra giudaica. La stessa cavalleria legionaria in servizio presso le legioni non aveva una funzione tattica sul campo, ma era utilizzata per compiti di ricognizione, di picchetto e avanscoperta. Con la riforma di Costantino e dei suoi figli, le vessillazioni divennero unità alla base dell'organizzazione delle forze montate: le vexillationes palatinae e quelle comitatentes erano nominalmente formate da 300 o 600 uomini. Il primus pilus veniva scelto tra i soldati più coraggiosi ed esperti. Osserva la carta dell’Italia con la rete viaria delle principali strade romane. L’insegna della legione divenne l’aquila. Oltre all'aquila e al drago sarà utilizzato più tardi il labaro (labarum), drappo quadrato recante il monogramma di Cristo (oppure costituito da un drappo con tre cerchi sormontato dal monogramma), quando Costantino ne farà il simbolo del proprio esercito, promuovendone la sostituzione, una volta divenuto imperatore, alle precedenti simbologie pagane. VI a. C. Servio Tullio divise in classi i cittadini in relazione ai mezzi di fortuna di ognuno (tanto più necessari dopo l’avvento della tattica oplitica propria della falange per la quale occorreva una costosa protezione), gli effettivi della legione furono portati a 4000 uomini distribuiti in centurie, oltre alla cavalleria schierata alle ali. Giulio Cesare fu il primo a comprendere che la dislocazione permanente di una parte delle forze militari repubblicane doveva costituire la base per un nuovo sistema strategico di difesa dei confini del mondo romano, gettando così le basi per lo sviluppo dei vari limes. Sul rovescio di questa moneta coniata sotto Vetranione, l'imperatore regge due labari, insegne di Costantino I. I simboli militari romani erano il vexillum, un piccolo stendardo consistente in un drappo, e il signum, costituito da forme solide raffiguranti animali, persone o oggetti. Il primus pilus veniva scelto tra i soldati più coraggiosi ed esperti. La LEGIONE tipica, dopo l’ ordinamento in coorti, introdotto dal console Mario, nel I sec. (ogni Coorte ne aveva 600 ed il Manipolo 200). A questo si affiancava la forza limitanea, sottoposta al controllo dei duces. [113] La verità è che la nuova unità di cavalleria legionaria risultava divisa tra le dieci coorti legionarie, dove alla prima coorte erano affiancati 132 cavalieri (4 turmae), mentre alle altre nove 66 ciascuna (2 turmae per ciascune delle nove coorti). Ogni nave era assimilata ad una centuria e comandata di norma da un centurione chiamato triarca. Si trattava di unità altamente specializzate, arruolate in aree territoriali di antiche tradizioni, come segue: In età alto-imperiale venne riorganizzato anche il reparto di tecnici e ingegneri militari atti a rendere più agevole il cammino delle armate romane durante le campagne militari o la loro permanenza negli alloggiamenti estivi (castra aestiva) ed invernali (hiberna). [101], Traiano formò due nuove legioni, la prima in vista della conquista della Dacia (la XXX Ulpia Victrix, il cui numerale indicava che in quel momento vi erano esattamente 30 unità legionarie),[101][107] la seconda prima delle campagne partiche (la II Traiana Fortis). [123] Il simbolo compare in numerosi coni emessi da Antonino Pio, Decio, Claudio il Gotico e Aureliano. Fifth century Gaul: a crisis of identity? Elmo corinzio, elmo attico e elmo calcidico--->Elmi di fogge gerche, largamente usati dai romani in età regia. Elmo di Montefortino—>Dotato di un ciuffo di crini di cavallo. Erano alle dipendenze di un Magister ballistarius (attestato fin dal II secolo), che a sua volta era coadiuvato da un optio ballistariorum (attendente alla cura del comandante) ed un certo numero di doctores ballistariorum (sott-ufficiali). I primi erano costruiti in via temporanea per garantire la sicurezza della legione durante la sosta notturna in territorio nemico, i secondi erano relativamente stabili e potevano essere di due tipi: castra hibernia, in cui svernare, e castra aestiva, in cui alloggiare le truppe nei mesi estivi o in prossimità delle campagne militari. Alle dipendenze di questi ultimi vi erano i comites, i conti, distinti da quelli suindicati per essere assegnati al comando di regioni secondarie o considerate più sicure. Insieme alle baliste venivano schierati anche gli onagri (catapulte chiamate così per il rinculo che producevano durante il lancio), che lanciavano massi ricoperti di pece, cui si appiccava il fuoco, creando vere "bombe incendiarie", con lo scopo di abbattere le difese nemiche, distruggendo mura ed edifici. Riordinò l'intero sistema di difese dei confini imperiali, acquartierando in modo permanente legioni e auxilia in fortezze e forti lungo il limes. La fanteria al centro era sempre coperta ai fianchi da unità di cavalleria e disponeva di avanguardie di fanti leggeri, che davano inizio alla battaglia disturbando il nemico con dardi o giavellotti sul nemico, per poi ritirarsi al sicuro. [179] Da un'attenta analisi della Notitia Dignitatum, si può ricavare che quasi la metà dell'esercito campale romano-occidentale andò distrutto nel corso delle invasioni del 405-420, e che le perdite furono solo in parte colmate con l'arruolamento di nuovi soldati, mentre molte delle ricostituite unità erano semplicemente unità di limitanei promossi a comitatenses, con conseguente declino delle potenzialità militari con riferimento sia alla consistenza meramente quantitativa delle truppe che sotto il profilo della qualità. The Roman Imperial Army of the First and Second Centuries A.D. Frontiers of the Roman empire. I genieri in forza alle legioni erano in grado di costruire e schierare potenti armi collettive, in funzione sia offensiva che difensiva, come catapulte, onagri (10 per legione, ovvero 1 per coorte[80]), scorpioni e carrobaliste (55 per legione[80]), con una funzione tattica analoga a quella della attuale artiglieria campale; inoltre vi erano altre macchine usate esclusivamente per l'assedio, come baliste, arieti, torri d'assedio, vinee[81]. [163] Soprattutto in Oriente, se si registra la presenza di ben 19 unità di catafratti secondo la Notitia Dignitatum, una delle quali era una schola, reggimento di guardie a cavallo imperiale. [128][129], Ad Alessandro Severo si deve un crescente utilizzo presso tutte le fortezze del limes di nuovi modelli di catapulte (ballistae, onagri e scorpiones), al fine di tenere impegnato il nemico fino all'accorrere delle "riserve strategiche" (concetto iniziato con Settimio Severo, sviluppato da Gallieno, Diocleziano e Costantino I.[130]. [101] Marco Aurelio, infine, formò attorno al 165-166 due nuove legioni. Armi d'assedio ampiamente utilizzate erano le baliste, grosse balestre utilizzate per scagliare proietti di pietra o frecce e gli scorpiones, utilizzati per il lancio di dardi e frecce di medie dimensioni. ...Leggi Tutto «Non si sbaglierebbe chi chiamasse le loro manovre battaglie senza spargimento di sangue e le loro battaglie esercitazioni sanguinarie.». [5] Con l'inclusione del popolo Sabino, Romolo raddoppiò il volume delle truppe, potendo così contare su 6 000 fanti e 600 cavalieri. V, ma gli effettivi si ridussero a 1000, ed erano indicate semplicemente con numeri: le legioni venivano sempre più caratterizzate dalla folta presenza di reparti costituiti da uomini di stirpe barbarica, una delle motivazioni che portarono l’impero al declino. Si trattava però di una forza alquanto ridotta, composta di soli 120 cavalieri (comandati da centurioni, non da decurioni;[56] dotati di uno scudo più piccolo e rotondo, detto parma o clipeus), come ci racconta Giuseppe Flavio, al tempo della prima guerra giudaica. Solo per avere un’idea alla morte di Cesare c’erano 37 Legioni, mentre all’inizio del primo Impero di Augusto le legioni … Spesso, per non privarsi della manodopera necessaria alla coltivazione delle loro terre, i latifondisti riscattavano dal servizio militare i loro contadini, versando al fisco una quota sostitutiva in denaro, che era usata dallo stato per reclutare i barbari (il problema è in realtà molto discusso; cfr. Scutum—>Scudo rettangolare con i lati arrotondati. In origine la parte maggioritaria della legione era formata dai più ricchi, i principes, quelli con armi pesanti compresi nella classis, secondariamente venivano gli altri, cioè quelli al di fuori della classis (gli infra classem). [138] I principali motivi furono determinati dalle situazioni contingenti del momento: Diocleziano comprese quale importanza ora rivestissero le forze di cavalleria. Il comando generale era affidato al legatus. Altro Collezionismo; Armi e Forze Speciali; Attualità - Economia; Mezzi Militari; Storia Militare; Ideologie politiche; Multimediale; Novità Ciò potrebbe essere spiegato anche tenendo conto del fatto che il ceto senatorio era ormai disabituato a ricoprire responsabilità militari e appariva sguarnito delle competenze idonee a condurre gli eserciti. La seconda battaglia di Bedriacum nell’Ottobre del 69 d.c., quella che sarà decisiva per le sorti di una stabile reggenza imperiale, questa volta avvenne fra le Legioni favorevoli a Vitellio e le Legioni fedeli a Vespasiano, supportate anche dal favore delle Legioni stanziate … Erano coperti da sottili lamine di ferro disposte per tutte le membra ed adatte ai movimenti del corpo, di modo che qualsiasi movimento fossero costretti a compiere, la corazzatura si piegasse per effetto delle giunture ben connesse.», Unità d'élite erano le scholae, istituite all'inizio del IV secolo per opera di Costantino I a seguito dello scioglimento dell'antica Guardia pretoriana, e divise tra gentiles e scutarii. Per omaggiare questo simbolo utilizziamo uno splendido passo di Giuseppe Antonelli ("Roma alla conquista del mondo antico" edito dalla… Le fasi dell'assedio erano fondamentalmente tre, svincolate spesso da un ordine logico tra loro. Elmo di Montefortino—>In bronzo, dotato di tre piume d’aquila rosse. In una seconda ed ultima fase, l'esercito romano avrebbe perso definitivamente la sua identità, quando probabilmente anche la maggior parte degli auxilia palatina furono rimpiazzate da federati.[189]. Un nono ordine era formato da numeri di arcieri barbari. Una tale distinzione può anche essere suggerita a motivo della differente collocazione geografica, ma in realtà non esiste alcuna certezza che fossero preposti al ruolo, i primi, di forza di contenimento, e, i secondi, di "riserva strategica" o "forza mobile". Di fatto la cavalleria andava a costituire una sorta di "nuova riserva strategica" collocata nelle retrovie, in aggiunta alla legio II Parthica. Dunque, è probabile che in quest'epoca prevalessero formazioni, di assetto prettamente difensivo, date dalla sovrapposizione di più ordini, che potevano anche arrivare a sedici. Linothorax --->Armatura greca di tessuto. La scelta di Costantino fu dettata principalmente dalla maggiore facilità di approvvigionamento per le truppe vicine ai centri cittadini (pur comportando tale iniziativa ovvi problemi di ordine pubblico e di abusi da parte dei militari). [181] Le perdite subite portarono all'ammissione in grosse quantità di ausiliari e foederati germanici (ad esempio Unni): ciò poteva portare benefici a breve termine, ma era deleterio a lungo termine, in quanto diminuiva gli investimenti nel rafforzamento delle unità regolari.[182]. In età monarchica fu eseguita, secondo la tradizione da Servio Tullio, sesto re di Roma, una riforma timocratica che divise tutta la popolazione romana in cinque classi in base al censo (secondo altre fonti 6 classi[8]), ognuna divisa a sua volta in tre categorie[9]: Se la prima classe, la più facoltosa, poteva permettersi l'equipaggiamento da legionario (il costo del tributo per gli armamenti veniva stabilito in base al censo[10]), quelle inferiori avevano armamenti via via più leggeri. I sistemi difensivi più rapidi e più facilmente realizzabili erano costituiti dai cavalli di frisia, ovvero da pila muralia (pali acuminati con un'incavatura al centro per consentire l'incastro assieme ad altri pila) legati insieme e posti in cima agli aggeri che sorgevano accanto all'intervallum che separava la zona adibita ad ospitare le tende (papiliones), da quella della cinta difensiva, solitamente costituita da un fossato a ridosso di un terrapieno, per i campi temporanei, o da un vallum di legno o pietra (intervallato da quattro porte mediane) munito di torri per quelli permanenti. Vegezio elenca sette tipi di armi d'assedio nell'Epitoma, riferibili a quest'epoca, ma certamente collocabili anche nei tempi anteriori. Da Diocleziano alla caduta dell'impero. In genere le unità palatinae costituivano l’esercito dedicato ad una intera Prefettura del Pretorio, mentre le unità comitatenses costituivano l’esercito dedicato ad una singola Diocesi nell’ambito della Prefettura. A partire dalla seconda parte del regno di Costantino (dopo la vittoria su Licinio del 324),[149] molte delle legioni tradizionali (composte da 5 000/5 500 armati) cominciarono, in modo assai più evidente, a inviare loro vexillationes in forti/fortezze di nuova costruzione, o in città/borghi,[158] perdendo la loro abituale numerazione, ma soprattutto non facendo più ritorno alla sede principale della "legione madre". Tra i fanti, i più "benestanti" erano i triarii, che potevano permettersi l'equipaggiamento più completo e pesante, mentre gli accensi erano i più poveri, presi dalla quarta classe di cittadini, secondo l'ordinamento censitario di Servio Tullio. Caro dottor Messina, spero non si arrabbi troppo, ma – dopo aver parlato delle virtù militari risorgimentali nel post precedente –, l’accenno alle legioni romane mi ha fatto venire in mente una frase di Gotthold Lessing: «Gli Italiani si immaginano di essere i discendenti dei Romani solo perché sono nati sulle loro tombe» e di mio aggiungo che oggi «ci dormono» sopra beatamente.

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