libro di isaia commento

Siamo peccatori, ma non abbandonati a noi stessi; siamo dentro la sua opera di costruzione e di pace. Questa non è prigionia del nemico. Gli assetati qualificano l'ascolto come un atto vitale, l'unico che permette di attingere a questi beni che non si acquistano. Il cambiamento d'atteggiamento del Signore non è causato da un cambiamento d'atteggiamento della sposa, ma è una questione interna di Dio stesso che, in un certo senso, si converte in modo unilaterale. Chiediamo perdono per le nostre insipienze, per le chiusure del cuore e le distrazioni che ci impediscono di essere attenti alla Sapienza che viene dall'alto. Forse quest'ultima è la situazione di chi crede di poter fare senza Dio. La proposta della fede nei confronti di chi ha agito male può essere solo la liberazione. Oggi dunque il seno (grembo) di Dio diventa importantissimo. - Colpisce questa decisione presa "per tutta la terra" ed anche la mano stesa "su tutte le genti". Però uno si chiede: "Quando viviamo in tale realtà?" Anche la nostra Regola potrebbe essere interpretata in questo modo, ma il "Celeste lumine" ci dice che non è una regola, ma l'offerta di una luce, l'amore preveniente del Signore nella nostra vita, un mistero tanto più grande di noi, una grazia che ci salva. Così "soffio dello Spirito" (vs 28) viene descritto come "torrente che inonda". Chiediamo perdono per non aver sempre accolto questa notizia e chiediamo la grande grazia di poter rimanere mitemente sempre fra le sue braccia. Oppure come luogo delle nozze (Cantico). Non ci sono contrapposizioni fra noi e Dio, bisogna mettere solo congiunzioni. E' a Lui che affidiamo noi e le nostre piccole greggi. E' una profezia di rovina e di desolazione, con spiragli di luce e di speranza alla fine del brano. In mezzo ad una visione di dolore, al popolo del Signore viene donata la speranza. Gerusalemme siamo noi, con tutte le nostre fatiche. Benediciamo il Signore che ci invita a cantare di gioia e ci consente di riprendere con nuova speranza la nostra vita. Viene rivelato che il Signore perdona i peccati, le nostre malattie non ci sono più e si può vedere la realtà profonda di Dio, che è la sua misericordia, anche se siamo immersi in altre realtà. Tutto quello che succede bisogna prenderlo come castigo, purificazione, mistero, ma sempre nella speranza perché siamo sempre nell'opera perfetta di Dio e dobbiamo viverla in pace, 7-10-00 Is 10, 5-12; Gc 1, 9-11; Lc 4, 38-44 (Francesco), Anche nella sofferenza il popolo di Dio non è mai abbandonato. Vogliono riempire tutto lo spazio. Al vs 16 dice "si è meravigliato perché nessuno intercedeva"; il Signore è solo, forse è lui il debole, ma, come dice Paolo, proprio per questo è forte. - Sempre al vs 7 c'è per due volte "non aprì la sua bocca". - vs 3: si parla d'Isaia come di servo, anziché di profeta. - Le prime parole di Sion (vs 14) vengono prese molto seriamente dal Signore e la risposta è molto forte. E' quindi un canto di supplica. Chiediamo anche noi di affidarci al Padre e chiediamo perdono per ogni atteggiamento di autosufficienza. Il considerare il nemico un dio e non un uomo è la più grande tentazione alla quale siamo esposti. Il rapporto che va bene non è che il Signore ci salva da tutto, ma è che noi sappiamo che la salvezza è "Sia fatta la tua volontà". Anche Rut riceve nel seno una grande misura di grano. Chiediamo perdono per tutte le volte che abbiamo pensato che ci siano alternative di pace fuori da questa vigna. Non c'è, forse, un peccato consapevole, sono in una condizione di pace. 23-9-00 Is 6, 1-7; Tt 1, 1-4; Lc 2, 41-52 (Francesco), La profezia è una potenza che, manifestandosi, salva. La Chiesa si vedeva circondata da nemici, una Chiesa in contrapposizione, affidata al potere delle armi e del denaro. Oggi è anche la memoria della morte del cardinal Lercaro; preghiamo per essere sempre più aperti al dono che ci è stato fatto col Concilio. In ogni caso infatti è l'opera di Dio che si compie. Il Signore non evita la morte, ma la assume. Alla fine dice che il Signore stesso diventerà "corona di gloria". Apprenderemo la sapienza, impareremo la lezione e questo avviene con Gesù. Al vs 12 Dio fa riemergere per un istante il significato vero: l'invito a noi, affaticati ed oppressi, ad accogliere il suo giogo per riposare. ", ed anche tutti i perché dei versetti seguenti. La distruzione assoluta serve per uscire dalla ciclicità (notte-mattino), per giungere ad una situazione nuova, definitiva, nel Signore. - Possiamo collegare le parole del profeta Isaia di oggi alla liturgia di ieri (domenica XXXIII T.O.). Bisogna vedere con gli occhi di Dio. Anche nelle piccole cose si presenta la ricchezza del movimento che parte da Dio ed a Lui ritorna. 29-1-01 Is 43, 14-15; 1 Co 15, 20-28; Lc 16, 9-14 (Giovanni), Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore d'Israele. Noi diciamo: "Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo": questo vuol dire che prende sopra di sè i nostri mali e tutti i nostri nomi cattivi. "Abbiamo" mette in rilievo il possesso, ma in ebraico dice: "C'è una città forte per noi", quindi è un dono. C'è una capacità di vedere la provvidenza di Dio che tutto conduce. 8, 23b - 9, 6a Il profeta ripensa inorridito alle invasioni degli eserciti orientali e alle deportazioni che gli ebrei del nord, probabilmente dopo l'occupazione assira di Tiglat-Pileser IlI del 732 a.C., hanno subito, disperdendosi nella immensa regione della Mesopotamia. La situazione di nebbia, oscurità e tenebra di entrambi i testi è un po' la normalità per i popoli. - La parola di Dio, oggi ascoltata, è molto ricca. L'ammonizione circa la sterilità della terra e le casa senza figli, sembra una conseguenza dell'avidità. Cosa vuol dire? - Isaia è sempre attualissimo: il vs 7 descrive la nostra situazione di smarrimento continuo della via buona, seguito sempre da un giorno in cui si volge lo sguardo al Signore. Il "Chi?" Questa consapevolezza ci sorregge durante la giornata. Le greggi (vs 2) sono un segnale dello sbocco positivo della vicenda. Il lutto può collegarsi all'abito di sacco di vs 24 che era abito di lutto. Risalta il comando a tutta la creazione di cantare un canto di lode. E dopo il vs 10 le cose vanno ancora male. Le bestie torneranno in Ap 19, 17 quando c'è la descrizione del grande banchetto. - Le tenebre devono essere considerate come tali perché si è in attesa della luce di Cristo, luce vera, che sola può illuminarle. - La citazione che si fa nel vangelo ("e fu annoverato fra i malfattori", Is 53), forse è il modo in cui si può compiere la profezia d'Isaia di oggi. In Ebrei 2 questo versetto è ripreso da Paolo che dice del rapporto stretto, mediante la passione di Gesù, fra Dio ed il suo popolo ("figli" nei LXX è "bambini che il Signore mi ha dato"). Adesso sono proprio gli israeliti che trattano così gli altri. Al vs 17 non c'è "eppure", è il dramma di Dio che dovrebbe rimproverare, ma questo allontana l'uomo che se ne va per le cattive strade del suo cuore. Poi ci sono parole che richiamano Gesù in croce. Poi ci sono le parole positive (ricorda, ascolta) e la relazione più profonda con Lui che ci costituisce figli. - Il segno per che cos'è? - La parabola che oggi il Signore ci racconta nel Vangelo (Il fariseo ed il pubblicano) riguarda la preghiera e ci dona grandissima speranza. Fede che deve accettare la tentazione estrema che Dio ci inganni e dobbiamo rifuggire l'ipotesi che Dio sia asservito al nostro successo, salute, ecc. -Oggi è la festa dell'esaltazione della Croce che nel corso degli anni è divenuta sempre più preziosa nei nostri cuori perché ci ripropone la Croce in tutta la sua grande fecondità. L'ultima parte di vs 3 è tradotta in modo un po' temerario, in ebraico è: "Con tutto questo lui farà fiorire il diritto verso una pienezza di verità". Se ci affidiamo alla misericordia di Dio, la sua carità verso di noi aumenterà. E tuttavia la tradizione ebraica non chiude il libro di Isaia con questa immagine fondamentalmente tragica. Deve uscire il male dal cuore dell'uomo senza fargli danno. 9-12-00 Is 32, 9-20; 1 Co 6, 1-11; Lc 11, 14-23 (solo lodi). Il Signore parla a questo re empio che è sempre visitato dalla grazia e dalla parola di Dio. L'ingresso nella liturgia è un momento molto opportuno per farlo. Non si può non rispondere alla grazia del Signore. 26-2-01 Is 52, 7-12; 2 Co 7, 2-7; Lc 20, 27-40 (Francesco), Noi non abbiamo la luce, ma possiamo riceverla e trasmetterla. Anche la Samaritana parla della profondità del pozzo e Zaccheo, che era piccolo, sale in alto sull'albero. Dove si deve arrivare? Siamo quindi convocati dal Signore ad "allargare" la nostra vita per renderla luogo festoso di incontro. Il problema non è avere re giusti, ma avere Lui come consigliere. - Come abbiamo già notato, quest'anno l'inizio della nostra Quaresima è incastonato nel cap. - Il vs 13, "come una madre consola un figlio, così io vi consolerò", è il versetto centrale del testo di oggi; è un'affermazione molto bella e forte del Signore che si rivolge a Gerusalemme presentandosi come una madre che consola. - vs 4: "Io non sono in collera" dice il Signore, anche se noi siamo una generazione incredula, come dice il vangelo. Nessuno si faccia chiamare maestro. Bisogna accostarsi al Signore non con la presunzione di avere qualcosa da portare, ma semplicemente per ascoltarlo e per contemplare il suo mistero. E' proprio lui, la sua persona che dà luce a tutto il Concilio. "Non piangere!" La pace ci viene da Gesù. Anche il testo di Isaia, pur nella devastazione di cui ci parla, oggi ripete due volte "la vicinanza di Dio al suo popolo". - Alcuni termini (ad es., creare), sono insistentemente ripetuti. - La tesi del brano è che anche oggi Gerusalemme è imprendibile perché è la città di Dio. - Questo testo è citato in Rm 11: "Dio ha chiuso tutti nella disobbedienza per usare a tutti misericordia. Isaia. Ma c'è un grande segreto: la storia in noi ed attorno a è provata, siamo esposti alla morte, la vita è fragilissima. Il Signore fa una grande spesa di energia, ma poi le cose falliscono. Dio combatte per farci capire che è Lui che organizza il banchetto. La sua Pasqua è il grembo della misericordia di Dio e la sua Passione sono le doglie del parto per un'umanità nuova e riscattata. La salvezza, molto legata alla giustizia, non è prodotta dall'osservanza umana, ma dal movimento di Dio. Elezione è parola che incontriamo già da parecchi giorni; oggi c'è anche il congiungimento fra i poveri di cui parla il Vangelo e i poveri di cui parla il profeta. 2 Udite, o cieli, ascolta, o terra, così parla il Signore: «Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Al vs 2 infatti dice che c'è questa città affinchè noi entriamo in essa, così come per il banchetto veniva detto che era preparato perché tutti ne avessero accesso. La situazione d'iniquità se la assume Gesù che soffre anche per l'abbandono del Padre: "perché mi hai abbandonato?". Tutta la creazione tende, per povertà e desiderio, al Signore. In italiano sembra verso Dio, confermato dal vs 7. Gesù stesso è profezia per noi. Al vs 2, le lotte che si accendono ricordano il rapporto fra la storia piccola di ogni uomo (fratello contro fratello), e la storia più grande delle nazioni. Sarà una salvezza non indolore. Il secondo dato importante di oggi è scoprire che il Signore tiene per noi. Prima c'è l'atto di misericordia di Dio, poi il popolo, vedendo ques'atto, si accorge del suo peccato e chiede perdono. Il libro è una grande rivelazione del mistero di Dio che oggi cominceremo a scrutare e dentro al quale c'è la realtà del peccato e del dolore, che è la conseguenza del peccato. Quando ci sentiamo abbandonati, è proprio allora che il Signore ci tiene per mano. Ci sono immagini di grande contrasto nel brano d'Isaia: assalti furiosi nella notte, e alla mattina tutto è finito. Bisogna stare attenti a come si ascolta il vangelo, perché alla fine non conta tanto la liberazione di Gerusalemme, quanto il modo in cui si comporta il nostro cuore. Al vs 26, "città fedele", i LXX aggiungono "città madre". - vs 5: "perduti" nei LXX è "essere trafitti". - Viene distrutta la grandezza e l'orgoglio, rimane la piccolezza (il resto impotente) che è quanto serve per la salvezza. La luce è venuta nel mondo ma gli uomini hanno preferito le tenebre. Il grido induce Israele alla solidarietà. E' un segno potente dell'umiltà del Signore che si vuole manifestare attraverso la piccolezza del servo di cui si parlerà al prossimo capitolo. Quel giudice che si converte (nel vangelo) ancora una volta ci mostra la differenza fra Dio e gli altri dei che non combinano niente: invece il nostro Dio si muove bene verso la miseria dell'umanità. - vs 19: in ebraico "che crea come frutto delle labbra pace"; usa il verbo della creazione. - Il vs 9 parla del riconoscimento di un seme benedetto dal Signore, che sono i nuovi discepoli del comandamento dell'amore. - Si può notare la presenza forte del Signore, il suo farsi vicino. - vs 20: "lealtà" in latino è "verità". Il canto è nuovo perchè celebra l'irruzione vincente di Dio nella nostra vita, rinnovandola ogni giorno. - "Ecco": dopo aver comtemplato il carattere deludente degli idoli di cap 41, viene fuori questa persona verso la quale volgere lo sguardo. Anche il ricordo della parabola della casa che viene trovata vuota, spazzata e adorna e che viene rioccupata dagli spiriti impuri (Mt 12) è pertinente. Come la Parola, così il popolo è in un movimento eterno che si svolge in Dio. Fra gli infiniti mondi che il Signore poteva scegliere, ha scelto questo, quindi va bene così; ci chiede solo di abbandonarci a Lui, poveracci come siamo. Gesù avrà sì una corona, ma di spine. Spesso ce ne dimentichiamo. E' una promessa di conversione e di perdono. E' una preghiera per la fede, non per evitare il peccato che è una tappa ineludibile nell'esperienza di fede. E' questa madre che oggi noi possiamo accostare ad Anna; non è la sua morte il problema, è la nostra morte. C'è un bambino che deve nascere, tutto è teso a questo (vedi anche cap 26). E' un grande invito alla speranza. 5-2-01 Is 44, 21-28; 1 Co 16, 1-12; Lc 17, 11-19. Anche l'iniquo può tornare, perché sa che troverà misericordia. Sono piccoli perché agli dei del mondo appaiono poco intelligenti, poco capaci, ma agli occhi di Dio sono i più importanti. La collera di Dio si è calmata, questo è il primo annuncio di salvezza. 12-9-00 Is 2, 1-5; 2Tm 2, 1-7; Lc 1, 39-45 (Francesco), Dobbiamo andare tutti insieme verso Gerusalemme. I tesori sono la ricchezza intrinseca di Cristo che viene svelato a tutti. Riaccogliere la grazia anche oggi, riprodurre nella vicenda che ci aspetta la misericordia di Dio, del suo perdono. Ognuno di noi ha bisogno di essere aiutato a capire la sua sete; è un problema generale. - vs 19: si può trovare un parallelo nel vangelo. - E' bello che il cammino del popolo vada avanti (vs 12); c'è una strada che viene percorsa e che prevede anche il dolore. Il re Ezechia non si aspettava certo che questa dovesse esserne l'interpretazione: era andato preoccupatissimo e si sente dire che deve essere tranquillo, sentirsi superiore. Il Signore brucia ciò che non è buono ai suoi occhi per lasciare l'uomo nuovo purificato. Le scritture, come abbiamo visto ieri, ci permettono la profezia. La barca della nostra vita tocca subito la riva in Gesù. Loro tentano di mantenersi fedeli, ma l'avversario ricorda che sono peccatori; la mancanza di fede per essersi voluti appoggiare all'Egitto è vera. Dobbiamo trovare in fondo al cuore la spinta per affidarci al Signore. Chiediamo perdono per tutte le nostre cadute dalla misericordia, particolarmente per tutti i peccati commessi con la lingua, che oggi l'apostolo ci ricorda essere molto pericolosa proprio rispetto alla misericordia. La lettera di Paolo ci dice oggi che noi siamo il buon profumo di Cristo, diciamo le cose in Lui. - vs 6: "l'assalto alla porta" è un combattimento fra chi pensa che la forza sia regola di giustizia e che la debolezza sia inutile. - La liturgia di ieri (Cristo Re) ci ha presentato il dono del regno del Signore, regno di mansuetudine e di carità. Non è solo arrivare ad un nostro ascolto anche diligente, ma è portare tutto alla passione di Gesù. Isaia 9,1-6. Tutti sembriamo patire la stessa sorte, ma noi sappiamo perché. Chiediamo perdono per ogni volta in cui la nostra persona ha voluto mettersi al centro dell'attenzione. - Per quelli che vogliono sottrarsi alla vista del Signore ("i profondi dal Signore", secondo Gerolamo; "quelli che in profondità fanno consigli", in greco) sono in una situazione di profondità (sono giù) e questo diventa per loro occasione di nascondimento. Il testo di oggi, "pulito" da tutti i "ma" e "però", ci dice che Dio davanti ai nostri peccati non li discute, ma cura la sua relazione con noi. E' un silenzio delicato perché sembra una sconfitta, una rinuncia alle ragioni. - C'è contrasto fra i versetti nel testo d'Isaia. Anche l'apostolo Paolo oggi ci avverte che la liturgia ci mette davanti al mistero di questo Dio piccolo, racchiuso nel pane e nel vino. - Nel testo di oggi la prima parola è "ricorderò". L'alleanza con la morte e gli inferi è un riconoscimento della propria impotenza; ma questo porta verso il male. - Dal canto d'Ezechia oggi si capisce cos'è la vera vita: vedere il Signore nella terra dei viventi, camminare davanti a Lui. Venendo a messa accettiamo di essere riconosciuti come progenie malvagia. La vita è vista come la possibilità di lodare Dio, il momento in cui trasmettiamo ai nostri figli la conoscenza del Signore, la sua fedeltà (vs 19). L'agnello per Israele è figura importante, Isaia ne parla come il servo del Signore. Al vs 11 non è chiaro se parli dei pastori o dei cattivi, ma tutti si devono sentire interpellati. I cristiani non sono una setta, ma sono uomini che gioiscono e patiscono molto più degli altri. Questo ci dice che anche noi, senza nostro merito, siamo causa di benedizione per coloro che ci sono vicino. Il Signore li cerca nelle situazioni in cui si trovano. Questo ci dice quanto ci ama, quale misura ha il legame che egli stringe con noi. Riguarda ciascuno di noi, attraverso la morte si deve passare, bisogna ricordare sempre il venerdì santo. - Conviene tener assieme anche i testi dei giorni scorsi, dove venivano descritte le sofferenze del servo. Il vs 15 non dice "ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati" bensì "in luogo eccelso e santo io dimoro con gli oppressi e gli umilati". Dio ci ama singolarmente, ciascuno di noi è prezioso al suo cuore. E' un venir meno della fiducia che si è posti in se stessi. E' la corona di umiltà che diventa corona di gloria. Il fatto di dover tacere, di essere ridotti al silenzio (Regola) scaturisce dall'esperienza dell'incontro col Signore. Testo e commento Capitoli 7 e 8 Isaia (765 circa - dopo 700), Jesha'jahu, cioè Jahvé salva. Non si vedono più quelli che hanno portato alla morte Gesù. - Il primo versetto del cap 4 in greco dice: "il tuo nome sia invocato su di noi"; quindi si tratta non solo di un casato, ma di un'espressione aperta ad una interpretazione cristocentrica. - La memoria di Abramo ci ricorda che la fede è un mistero che ciascuno porta nel suo cuore. C'è la grande preziosità di questo guardiano che ama la sua vigna. Sembra che il popolo sia lontano da sentimenti di questo tipo, invece il Signore proclama che siamo così. Il parallelo col vangelo c'è anche per l'ultimo versetto: "Ogni lingua sorgerà contro di te in giudizio" che ci fa capire che la sposa non è sottratta al confronto violento col mondo, pur avendo il soccorso del Signore. Le cose non stanno così! E' sempre la profondissima partecipazione del Signore alle distruzioni ed ai lutti: Gesù per primo è in questo travaglio ed in questo pianto. Chiediamo perdono particolarmente su questi punti e chiediamo anche la grazia di comprendere in modo profondo il significato della preghiera per la pace nostra e di tutti. - vs 27: sembra che inizi un discorso un po' diverso, ma a ben guardare è un discorso unitario. 4-10-00 Is 9, 1-6; Gal 6, 14-18; Mt 11, 25-30 (Francesco), Riposo è accogliere con pace le fatiche della vita. - Bello che Dio sia invocato come Dio vivente: Lui è entrato nella nostra vita, capisce tutto di noi, ha viscere di misericordia e cuore pieno d'amore. Questo è parte del disegno di Dio. E' l'unico elemento concreto che emerge dal testo dove si parla di questo grande lutto ma non si dice da cosa sia determinato. La fede non può essere altro che stupore, a partire dalla nostra presenza qui, raccolti appunto dalla misericordia di Dio. Nel vangelo è importante che il Signore venga ed apra e chiuda la Parola: la Parola si è adempiuta nelle nostre orecchie. Il Signore ha collocato la Parola prima di tutto; la Parola è la potenza generatrice di ogni cosa. Bello al vs 21 "i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te"; è una voce che ti guida, ma non si impone e ti segue quasi sommessa. Il pianto rivolto a Dio è preghiera. Viene ripresa con forza la trasgressione della legge verso il prossimo in condizione di debolezza (orfani e vedove), ed i trasgressori ed i peccatori vengono minacciati di distruzione (crogiuolo, fuoco purificatore). In Israele nel povero e nell'eletto si possono riconoscere tutti gli altri popoli, infatti i miseri ed i poveri di oggi non hanno nazionalità. - C'è una domanda nel passo di oggi del profeta Isaia, che è fatta da Dio stesso. C'è anche un'unicità di rapporto fra Dio e noi, in quanto solo a Lui apparteniamo. E' l'onda di luce che invade l'annunciatore che gli consente di trasmetterla ai vicini. Oggi improvvisamente c'è il Signore, col suo amore geloso che riempie tutto. - Interessante il passaggio dal vs 12 al 13 perché al vs 12 dice "Io ho creato l'uomo" ed al 13 " Io l'ho stimolato per la giustizia". C'è una distruzione universale (diluvio) e c'è il terremoto che, insieme al venir meno della luna e del sole, sono segni della morte di Gesù (Mt 24, Mc 13, Lc 21). Se tu hai ragione e cerchi l'annientamento di chi ha torto, le cose non funzionano. Si fa fatica a volte a capire perché veniamo qui tutte le mattine così presto, invece questo momento è fondamentale perché quello che non è già dentro alla Parola è roba fatta da noi. Qui c'è tutto il mistero del male, della possibilità di lasciarsi sedurre dal tentatore anche se si è nella posizione di figli amati. (Qui in Isaia, invece, sembra che questo versetto sia per coloro che, anche se lontani, accettano le leggi ed i costumi d'Israele). Nel vangelo il rapporto Signore/servo ha un evoluzione molto forte perché diventa la consegna del servo alle genti, un ulteriore rilievo dato alla sua mitezza. La bellezza di Gerusalemme sta tutta nel cuore del Signore, non sarà più una Gerusalemme terrena ma celeste e ci sarà la luce del Giusto. E qui entra la gratuità: "senza prezzo foste venduti"; . La parabola del fico che non produce frutto (domani è la Dom III di quaresima) è esemplare: Gesù ci prende in mano e ci cura. - Il passo ci mostra la potenza della parola di Dio: quando Dio parla, crea. La parte di eredità del popolo di Dio è quella di attingere alla sapienza e diventare sacerdoti. Al vs 8 c'è anche una versione che dice: "Gridò il leone", che fa pensare al leone di Giuda, Gesù, che veglia per noi giorno e notte. Affidiamo tutto questo ai due Apostoli di cui oggi facciamo memoria, Simone e Giuda, che furono mandati fino ai confini della terra a rassicurare tutte le genti che nessuno è solo. Tutto succede a persone che hanno peccato. Lui ha fatto una cosa nuova, ha aperto una strada nel deserto. La fede non è un annientamento, ma è lo stupore della creatura nuova che si trova di fronte al dono. E' una visione profetica di Gesù. - Il Signore rivendica di essere lui a fare tutto. - Testo apparentemente semplice, ma che nasconde problemi: il primo è il rapporto fra il popolo di Dio e gli altri popoli. Isaia? 20-10-00 Is 14, 3-21; Gc 3, 7-12; Lc 6, 12-19 (Francesco). Tutto il popolo del Signore è consacrato al servizio. Quindi anche questi versetti sono profezia di Gesù. E ricordiamo che il Signore ci conduce nella via della salvezza e della pace. Tutta la potenza di Dio è come appoggiata alla nostra ricettività. - Vessillo è lo stesso termine usato nei Numeri per indicare il palo su cui bisognava mettere il serpente di bronzo, termine che nell'AT rappresenta la croce. - vs 4: nei LXX dice: "Quando avverrà l'ardore del mio animo, io li guarirò". Le parole del Profeta questa sera invitano alla speranza che viene dall'amore di Dio. - Il vangelo della trasfigurazione è molto bello.

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