Echi di dialetto in Valle d’Itria Cultura Eventi e Tradizioni Società e Cultura 22 Ottobre 202622 Ottobre 2026 di Rosa Maria Vinci “Molta parte dell’anima nostra è in dialetto”, scriveva Benedetto Croce quando spiegava la strutturazione e l’evoluzione della lingua italiana. La grande letteratura e la poesia nazionali devono molto alle lingue parlate locali che con la loro estrema vivacità continuano ad arricchire il nostro parlare quotidiano.Dialetti come il napoletano o il romano conservano ancora una vivacità unica, ma la maggior parte degli altri rischia di essere dimenticata. Da una recente indagine dell’Alliance for linguistic diversity è emerso che fra le 7 mila lingue in via d’estinzione in tutto il mondo, undici di queste sarebbero regionali italiane: piemontese, friulano e diversi idiomi sardi contano oggi poco meno di 100 mila parlanti in totale, troppo pochi per sperare che fra 50 anni queste lingue saranno ancora parlate. Un fenomeno che in gran parte dei casi ha origine dalla disabitudine delle nuove generazioni, soprattutto all’interno delle piccole comunità, a parlare in dialetto.Possiamo asserire senza paura di smentita che i dialetti sono quindi un patrimonio in via di estinzione e che dovrebbero essere tutelati come patrimonio dell”UNESCO come già il napoletano ed il siciliano. Ad oggi in Italia esistono ancora moltissime lingue che rimangono circoscritte a piccoli territori, che sono espressione di culture vivaci e che, però, contano meno di mille parlanti: la loro memoria, gradualmente, si esaurirà. Sta a noi cercare di mantenere acceso l’interesse per questo bene che non appartiene solo al nostro tempo ma che è diritto e dovere per le generazioni future affinché ad esse non manchino le radici che costituiscono la solida base di un popolo ed anche e soprattutto dell’individuo. Tra i numerosi eventi che vedono protagonista il dialetto, sabato 24 ottobre 2026, nella storica sede della Biblioteca Comunale del settecentesco Palazzo Ducale di Martina Franca, col patrocinio del’Amministrazione Comunale e dell’assessorato alle attività culturali nella persona dell’assessore prof Carlo Dilonardo, segnaliamo la serata conclusiva della decima edizione di Echi di Dialetti nella Valle, dove Valle sta per Valle d’Itria. La manifestazione ormai riconosciuta a livello regionale, ha lo scopo di creare un polo di confronto tra dialetti, poesie, tradizioni e musiche popolari. Vi partecipano numerosi autori e cultori delle antiche lingue parlate provenienti da tutta la Puglia ed oltre. L’evento è frutto dell’indefesso lavoro di ricerca e scrittura dell’ Accadӗmjẹ d’a Cutẹzzẹ, fondata nel 2010 nel Salotto Culturale Recupero, presieduto dalla giornalista e promotrice culturale dott.ssa Teresa Gentile. Costituita da alcuni scrittori vernacolari, musicisti e poeti autoctoni si pone lo scopo di salvaguardare, ricercare e studiare il dialetto in tutte le sue declinazioni, con prelazione per la scritturazione della lingua parlata e per la sua diffusione tramite incontri culturali, pubblicazioni di poesia e prosa, numerosi eventi e piece teatrali. In diversi esperti si sono cimentati e si cimentano nella scritturazione fonetica della lingua parlata martinese, da Gerhard Rohlfs glottologo e linguista vissuto tra il 1860 ed il 1950 al sacerdote Giuseppe Grassi, da Don Antonio Corrente sacerdote, all’avvocato e studioso Gaetano Marangi per elencarne alcuni, per rendere la parlata trasmissibile nel tempo tramite gli scritti. Quasi tutta la letteratura che ci è pervenuta, infatti, ci è giunta verbalmente. Grazie al progetto “ La città, la storia e la lingua” previsto dal “ Piano comunale per il diritto allo studio” approvato dal comune di Martina Franca con il già Assessore alle attività Culturali Antonio Scialpi, l’Accademia sta sperimentando l’insegnamento del dialetto locale presso alcuni Istituti Comprensivi della città con sporadiche esperienze anche nelle scuole secondarie di secondo grado.L’obiettivo è trasmettere ai bambini ed ai ragazzi la lingua parlata dei nostri Padri tramite il gioco, il canto, il teatro e la poesia affinché la possano apprezzare, se ne innamorino e non la lascino cadere nell’oblio, con soddisfazione di chi si prodiga perché il prezioso patrimonio linguistico pervenutoci possa continuare a vivere anche nelle generazioni future.