La città dell’anima come spazio di incontro, lentezza e rinascita Società e Cultura 13 Aprile 202614 Aprile 2026 di Pietro Fabris Che cos’è una città? Che cos’è un paese?Sono prima di tutto luoghi dello scambio e dell’incontro. Spazi in cui sentirsi protetti, riconosciuti, quasi a casa. Non è un caso che alcuni quartieri vengano chiamati “il salotto della città” o che si parli di “città vecchia” come di un luogo dell’anima, dove ritrovarsi e riconoscersi.Quando la movida si spegne e la città non si è ancora rimessa in moto, esiste un attimo del tempo sospeso: un soffio leggero attraversa le strade, sfiora i ricordi, risveglia presenze. Sul lungomare di Bari, per esempio, questo respiro diventa quasi palpabile. Camminando tra i palazzi si avverte un richiamo profondo: quello della radice cittadina, medievale, nata tra XI e XIV secolo come cuore della rinascita europea, così come sottolineava Jacques le Goff. La città, allora, era molto più di un centro amministrativo: era motore economico, sociale e culturale. Uno spazio di libertà capace di rompere gli assetti feudali, aprendo la strada alla città moderna, fondata sulla partecipazione e sui bisogni dei cittadini.Era il luogo dell’aggregazione: il sapere usciva dai monasteri e si affacciava nelle piazze, diventando bene condiviso. La piazza diventava il centro della vita: incontro, dialogo, mercato, scambio di idee. L’uscita dall’isolamento e il desiderio di appartenenza diventavano l’ossigeno della vita urbana.In questa visione, la città è un organismo dinamico: un luogo in cui la diversità è ricchezza, il confronto è alimento, e la libertà è costruzione quotidiana. Uno spazio che aspira non solo all’efficienza, ma anche a una forma di perfezione morale, fondata sul rispetto reciproco.Davanti alle mura della città vecchia di Bari, tornano alla mente le visioni di Arturo Cucciolla, che immaginò la valorizzazione della cinta muraria, e di Ludovico Quaroni, che ne colse il valore. E ancora, il pensiero di Franco Cassano, con il suo invito a una coscienza civile capace di fermarsi, ascoltare, comprendere.Amici sin da giovani, Cucciolla e Cassano condividevano un’idea forte: il primo dovere di chi pensa la città è l’ascolto.La città deve essere progettata per chi la vive, non per chi la consuma velocemente e poi la abbandona.Immaginavano spazi urbani come reti vive di relazioni: luoghi aggregativi, inclusivi, pensati per tutte le età e le fragilità. Spazi polifunzionali, capaci di unire educazione, cultura, socialità e benessere. Una città come scuola permanente di inclusione e qualità della vita.Per entrambi, il legame con il Sud non era un limite, ma una risorsa. Nel pensiero meridiano, teorizzato da Cassano, la lentezza non è arretratezza, ma resistenza a un progresso cieco e disumanizzante. È tempo per l’ascolto, per la comprensione, per la valorizzazione delle identità locali. Franco Cassano Arturo Cucciolla Cucciolla, dal canto suo, vedeva nell’urbanistica un atto profondamente politico: difendeva lo spazio pubblico come bene comune, opponendosi alla sua mercificazione. Per lui, la bellezza non era un lusso, ma un diritto di cittadinanza.Da qui nasce una domanda fondamentale: a chi appartiene la città?Recuperare questa domanda significa riappropriarsi degli spazi, trasformarli in luoghi di dignità, memoria e incontro.Allo stesso modo, il pensiero di Cassano non deve restare chiuso nei libri o nei rituali culturali svuotati. Va vissuto, praticato, incarnato. In un tempo dominato dalla velocità e dalla superficialità, il rischio è perdere la capacità di analisi, riflessione e dialogo.Una città senza dialogo è una città che smette di respirare. Sopravvive, ma non vive. La gente scorre davanti alle “Donne in Nero“, in via Sparano a Bari, ma non si ferma! Tutto sembra non toccarci.L’eredità di Cucciolla e Cassano è chiara e deve interrogarci:la cultura non è ornamento, ma nutrimento. È ciò che alimenta lo stare bene insieme, costruendo comunità aperte, accoglienti, capaci di essere ponte nel Mediterraneo.Il futuro si costruisce recuperando questa tensione morale. Essendo “meridiani”: critici, consapevoli, innamorati della propria terra. Non nostalgici, ma presenza critica. Non spettatori, ma partecipanti. Già, chi diceva che la libertà è partecipazione non starsene… chiusi in un comodo alveare?La città non è solo uno spazio fisico.È una forma di vita.È la terra dell’anima.
Ottima Descrizione di come deve essere viva e pulsante la NS città. Ottima Descrizione da parte sua, Piero Fabris ,nel descriverci e nel trasferirci il pensiero di Franco Cassano e di Arturo Cucciolla. Grazie Rispondi