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Rosellina Archinto, una vita al servizio dei libri e dell’infanzia

di Pietro Fabris

Rosellina Archinto è stata un’editrice, una protagonista della cultura italiana e una figura fondamentale nella storia della letteratura per l’infanzia. Con la Emme Edizioni, fondata nel 1963, cambiò il modo di pensare e produrre libri per bambini in Italia, portando nel nostro Paese autori e illustratori destinati a diventare punti di riferimento internazionali e valorizzando, anche all’estero, alcuni dei più importanti artisti italiani. La sua idea di editoria nasceva da una convinzione semplice e radicale: «I bambini meritano libri di grande qualità, capaci di rispettare la loro intelligenza, la loro sensibilità e la loro immaginazione».Nata da Mario Marconi e Maria Brunelli, la Archinto si laureò in Economia e commercio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ma quella non era la sua strada. Sentiva di essere nata per altro e, quando poté, si trasferì negli Stati Uniti, dove frequentò la Columbia University alla ricerca di se stessa.
Al ritorno in Italia, nel 1963, fondò la Emme Edizioni, grazie ai consigli di Giangiacomo Feltrinelli e, successivamente, di Giovanni Enriques. A quei tempi il mondo della cultura era molto diverso da quello di oggi, dove la competizione e il bisogno di sentirsi divini avvelenano spesso progetti costruttivi rivolti al bene comune. Allora creativi e visionari sapevano cogliere i treni per un domani migliore.
La sua maniera di essere editore fu una scelta destinata a lasciare un segno profondo.
Con Emme Edizioni introdusse in Italia una nuova idea di libro per l’infanzia: non un testo semplicemente destinato a insegnare qualcosa, né un oggetto costruito secondo una pedagogia prescrittiva, ma un’opera letteraria e artistica capace di offrire al bambino una vera esperienza di lettura e di svilupparne l’immaginazione.

Nel suo catalogo comparvero grandi nomi dell’illustrazione internazionale: Maurice Sendak, Leo Lionni, Eric Carle, Tomi Ungerer, Guillermo Mordillo. La Archinto seppe inoltre riconoscere e sostenere il talento di artisti italiani come Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Enzo e Iela Mari.
Il suo merito non fu soltanto quello di pubblicare grandi autori, ma soprattutto di riconoscere nell’albo illustrato una forma d’arte.
Purtroppo, il rispetto per l’illustrazione come arte complementare del testo, capace di valorizzare e rispettare in toto il componimento, non è compreso da molti. Si finisce così per sacrificare opere curate in ogni particolare attraverso scansioni sbrigative, che diventano scialbi simulacri di idee magnifiche.
Per l’Archinto, testo e immagine non erano elementi subordinati l’uno all’altro. L’immagine poteva raccontare, suggerire, sorprendere, creare ambiguità e lasciare spazio all’interpretazione. Il bambino non era un destinatario passivo, ma un lettore chiamato a osservare, immaginare e costruire significati.
Questa visione avrebbe contribuito a trasformare profondamente l’editoria italiana per l’infanzia.
La sua esperienza dimostrò inoltre che un libro può essere profondamente educativo senza trasformarsi in una lezione. La letteratura per l’infanzia può educare attraverso la bellezza, la curiosità, l’ironia, il gioco, la paura, la poesia e l’immaginazione. Può mettere un bambino davanti a una domanda senza obbligarlo a trovare immediatamente una risposta.
È una forma di pedagogia fondata sulla libertà del lettore e sui suoi tempi di apprendimento.
Anche il fantastico, in questa prospettiva, acquista un valore educativo. Il mondo immaginario non allontana necessariamente dalla realtà: può, al contrario, aiutare a comprenderla meglio. Attraverso la fiaba, il fantasy, l’assurdo e la metafora, il bambino può incontrare le proprie paure, interrogarsi sull’identità, sperimentare possibilità diverse e dare un nome a emozioni ancora difficili da esprimere. L’Archinto contribuì così a costruire uno spazio nel quale l’immaginazione non era considerata una fuga, ma uno strumento di conoscenza.
Il suo nome è indissolubilmente legato a quello di Leo Lionni, Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Iela Mari e agli altri grandi artisti che hanno contribuito a definire la moderna cultura dell’albo illustrato. La loro presenza nel catalogo Emme racconta una precisa scelta culturale: offrire ai bambini la stessa qualità artistica che si riconosce agli adulti.
Un bambino può comprendere un’immagine complessa, confrontarsi con il non detto, apprezzare una soluzione grafica originale, provare emozioni contraddittorie. Può persino non capire tutto al primo incontro con un libro. Ho imparato nel tempo che a volte si deve diffidare di quanti pretendono di sapere e di aver capito tutto: la lentezza nell’apprendimento o il dubbio sono, al contrario, segni di intelligenza.
Per Archinto, quando un bimbo leggeva piano o si fermava a lungo su una pagina, questa non era una debolezza, ma il segno che «il libro stava lavorando».

Nei primi anni Ottanta vendette la Emme Edizioni. Fu una fase difficile della sua vita: era morto il marito e la casa editrice era cresciuta enormemente. Decise di cambiare strada.
Nel 1985 fondò la casa editrice Rosellina Archinto Editore, dedicata soprattutto agli epistolari letterari, pubblicando autori come Céline, Rilke, Thomas Mann, Proust, Wittgenstein, Malerba e Quasimodo. Era alla ricerca di vite autentiche.
Anche in questo caso scelse un territorio culturale non banale: quello delle lettere, della memoria privata, della scrittura come testimonianza di una vita e di un’epoca.
Dal 1986 al 1996 pubblicò inoltre “Leggere”, rivista mensile dedicata alla letteratura, alle recensioni e alle novità librarie. Novanta numeri che raccontano un altro capitolo della sua instancabile attività culturale.
La sua casa milanese diventò nel tempo un luogo d’incontro per scrittori, artisti, intellettuali e musicisti. Il suo impegno culturale si intrecciò con quello civile e politico: nel 1990 fu eletta consigliera comunale di Milano come indipendente nelle liste del PRI e, dal 1990 al 1993, presiedette la Commissione Cultura del Comune.
Nel 1999, insieme alla figlia Francesca, fondò Babalibri, in coedizione con la francese L’école des loisirs.
Era un ritorno, in una forma nuova, a quella letteratura per l’infanzia che aveva rappresentato uno dei capitoli più importanti della sua vita. Ancora una volta la scelta fu quella di proporre ai bambini libri di grande qualità letteraria e artistica, consolidando in Italia la cultura dell’albo illustrato contemporaneo.
Nel 2003 cedette la casa editrice Rosellina Archinto Editore a RCS MediaGroup. Dodici anni dopo, nel 2015, a 82 anni, decise di ricomprarla, perché l’editoria non è un semplice esercizio commerciale, ma una stazione da cui partono locomotive per un futuro migliore.
«Qualcuno dirà che sono una vecchia pazza…», spiegò, ma lo fece perché voleva «continuare a fare libri a modo mio».
È difficile trovare una frase che racconti meglio il suo rapporto con l’editoria.
Il suo impegno non si limitò ai libri. Fu vicepresidente della Fondazione del Teatro Carlo Felice di Genova, presidente onorario dell’Associazione degli Amici dei Musei Liguri e di Palazzo Ducale, membro del Comitato Scientifico del Collegio di Milano e presidente dell’Associazione Amici di Lalla Romano.
Fece parte inoltre delle giurie del Premio Strega e del Premio Bagutta.
Nel 2015 ricevette la Legion d’Onore francese, uno dei più importanti riconoscimenti della Repubblica francese.
Ma il riconoscimento più significativo della sua opera rimane forse quello che non porta una medaglia né un titolo: la presenza delle sue scelte nella memoria di generazioni di lettori.
Rosellina Archinto è morta il 22 agosto 2026, a 93 anni.

Lascia un’eredità che va molto oltre le case editrici che ha fondato. Lascia un’idea di cultura e, soprattutto, un’idea di infanzia.

Un’infanzia alla quale non bisogna parlare dall’alto, semplificando il mondo per paura che sia troppo difficile. Un’infanzia alla quale bisogna offrire parole, immagini, storie e possibilità.

La sua lezione riguarda quindi non soltanto gli editori, ma anche insegnanti, educatori, bibliotecari, genitori e tutti coloro che hanno a cuore la formazione dei lettori.

Archinto ha creduto nella letteratura come forma di libertà e nell’immaginazione come forma di conoscenza. Ha dimostrato che un albo illustrato può essere arte, che una storia fantastica può essere educazione, che un libro per bambini può aprire domande invece di chiuderle.

E soprattutto ha difeso, attraverso i libri, il diritto dei bambini a incontrare la bellezza, la complessità e la libertà del pensiero.

Per questo ricordarla significa ricordare una grande editrice, ma anche una straordinaria interprete dell’infanzia.

Una donna che per tutta la vita ha scelto di stare dalla parte dei libri.

E, attraverso i libri, dalla parte dei bambini.

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