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Studiare il linguaggio degli adolescenti: le nuove generazioni si raccontano con i neologismi

Studio del linguaggio degli adolescenti

di Elena Manigrasso

Avendo la possibilità di vivere con gruppi di adolescenti, è possibile raccogliere alcuni neologismi che coniano secondo le loro esperienze tra pari, nella realtà e nei rapporti sui social. Non è un modo per comprendere se il linguaggio stia abbattendo gli stereotipi, ma un inizio per cercare di capire come le nuove generazioni si raccontano.

Indagine su studenti della provincia di Taranto
Indagine su studenti della provincia di Taranto

A volte cercano con forza parole difficilissime da decifrare per creare rottura e distanza con gli adulti. Come a dire: “Questo è il nostro mondo e voi non ci entrate“. Si marca la propria distanza dai genitori anche a livello linguistico. È esattamente lo scopo del linguaggio giovanile quello di farsi capire dal gruppo dei pari, ma non dai “grandi“. Con le parole facciamo di continuo un’operazione squisitamente umana: quella di dare nomi alle cose, alle persone, alle esperienze che ci capitano, ai fenomeni ai quali assistiamo e così via. Le parole servono per descrivere la propria esperienza esistenziale, e l’esperienza di vita dei nostri ragazzi e ragazze ormai si divide tra il mondo reale e quello social: molte parole che di seguito andremo a spiegare sono state coniate da giovani e giovanissimi in seguito a video diventati virali, che durano pochissimo e che lanciano parole nuove. Parole che attecchiscono e diventano di linguaggio comune, anche se il fenomeno si riferisce a una circoscritta fascia di età.

Le parole identificano la persona e il gruppo. Chi sei tu? Sembra una domanda facile, e invece ci vuole una vita per rispondere. Ogni persona ha un modo tutto suo di percepire il mondo; una maniera unica di pensare, imparare, sentire, scegliere ciò che apprezza e ciò che invece proprio non ama, tutto il contrario di etichette nate per incasellarci. La verità è che più sappiamo di noi, più possiamo abitare il mondo senza sentirci ospiti. È come se i ragazzi e le ragazze dicessero: “Ho il diritto di stare qui, di vivere il mio paese, le sue strade, di amplificare la mia voce in queste strade. Io sono le strade che vivo. Io sono le parole che dico“.

Eccole le parole coniate dai nostri adolescenti da un’indagine reale su 50 studenti e studentesse della provincia di Taranto:

  • Baka: carino. Dal giapponese, che in origine significa “stupido”, ma cambiando tono di voce può essere un modo per dire: carino che fa battute un po’ infantili.
  • Baka senpai: sciocco. Nel mondo dei fumetti, in particolare negli anime, si usa per definire affettuosamente o ironicamente un mentore goffo.
  • Pick me girl: (dall’inglese “scegli me”) nato sui social media come TikTok, indica chi vuole attirare l’attenzione su di sé.
  • Hasta la muerte: dalla cultura Urban e Trap: ragazzi che si credono veri, autentici, forti, irraggiungibili.
  • Malesseri: nello slang giovanile di TikTok, il termine “malessere” (o “i malesseri”) identifica un ragazzo dal fascino ribelle o tenebroso, spesso associato allo stereotipo del bad boy. Tra gli accessori spicca una grossa collana con un crocifisso al collo. Il significato di “pick me girl” e “malesseri” è collegato e i comportamenti possono sfociare in relazioni tossiche.
  • Emo: ragazzo o ragazza con una forte emotività che si riconosce in una sottocultura giovanile e in un genere musicale derivato dal punk rock. Il loro modo di essere si esprime attraverso un’estetica specifica fatta di abbigliamento scuro, trucco marcato e capelli con lunghe frange asimmetriche che coprono gli occhi.
  • Six seven: è un gesto virale del web, parte della cultura brainrot (marciume cerebrale, tendenza a ripetizioni e azioni nonsense). Viene accompagnato da un gesto delle mani che simula una bilancia ed è un termine usato come risposta ironica a qualsiasi domanda, reso celebre dai social.
  • Aura: avere carisma, fascino e sicurezza; avere una certa importanza.
  • Crush: avere una forte cotta.
  • Fearless: senza paura, uno/a audace.
  • Glassare: fare qualcosa di incredibile (o anche niente).
  • Chill: staccare la spina, calmarsi.

E l’elenco potrebbe continuare grazie ai nostri lettori che ci leggono e potrebbero lasciare traccia di questo inizio di ricerca antropologica.

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