La Puglia non si vende: cemento e colonizzazione. Il governo Meloni cede il territorio ai gruppi finanziari stranieri Ambiente Turismo 19 Luglio 202619 Luglio 2026 di Cinzia Santoro La premier Giorgia Meloni L’autorizzazione governativa per il mega-resort Four Seasons in Puglia rappresenta l’ennesimo atto di sottomissione del governo Meloni ai grandi gruppi finanziari internazionali, spalleggiato dal silenzio complice delle opposizioni parlamentari. Il via libera della struttura commissariale governativa al complesso turistico-alberghiero da 100 milioni di euro in Contrada Mogale, a sud di Ostuni, configura un vero e proprio attacco alla sovranità territoriale, all’ambiente e alla legalità democratica. Si tratta di un aperto tradimento del territorio, consumato attraverso la privatizzazione delle coste pugliesi e contro il veto delle istituzioni locali. Per imporre questo progetto, il governo ha superato i pareri negativi espressi dalla Regione Puglia e dalla Soprintendenza locale, scavalcando persino i pronunciamenti del TAR pur di favorire la privatizzazione del bene pubblico. Un’area costiera incontaminata della provincia di Brindisi rischia così di trasformarsi nell’ennesima enclave esclusiva per ricchi turisti stranieri, incuranti della distruzione ambientale che seguirà alla cementificazione. Anni di battaglie condotte da associazioni ambientaliste e comitati di cittadini rischiano di essere cancellati per fare spazio al cemento e al profitto di pochi. Il governo Meloni, che sbandiera la “difesa della patria”, si inchina in realtà davanti al marchio Four Seasons (partecipato da Bill Gates) e a Oman Investment Group, società immobiliare fondata in Israele e con sede centrale a Londra, guidata da David Zisser. Dopo il tentativo fallito a Costa Ripagnola, i capitali israeliani tornano alla carica per colonizzare la Valle d’Itria e il Salento, godendo di una scandalosa corsia preferenziale romana. Una delle varie mobilitazioni popolari Il territorio pugliese viene trattato come terra di conquista e di profitto per entità straniere, senza alcun beneficio per la collettività e secondo la logica coloniale più spietata. Il fulcro della questione non è se questi investimenti creino occupazione, ma che tipo di lavoro generano, per chi, e a quale prezzo per la comunità. Se il saldo è negativo, non si tratta di sviluppo, ma di dipendenza economica e di sfruttamento della manodopera. Gran parte dei profitti finirà fuori regione, lasciando sul territorio solo consumo di suolo e salari da fame. È il perfetto modello di un’economia estrattiva che usa e abusa del territorio. Davanti a tutto questo, le forze di opposizione in Parlamento (PD e Movimento 5 Stelle) mantengono un atteggiamento ambiguo, dimostrandosi incapaci di contrastare efficacemente la deregolamentazione selvaggia e le privatizzazioni. Del resto, le politiche di centrosinistra degli scorsi decenni hanno spianato la strada proprio a questo turismo estrattivo, rendendo l’opposizione attuale debole e priva di credibilità. L’appuntamento per la mobilitazione popolare contro la cementificazione e la colonizzazione della Puglia del 18 luglio 2026 a Contrada Mogale, Ostuni (BR), ha avuto un chiaro obiettivo: bloccare il progetto, difendere l’accesso pubblico al mare e respingere l’ingerenza dei gruppi finanziari israeliani supportati dal governo.