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Casella e Stravinskij aprono il 52° Festival della Valle d’Itria di Martina Franca

La scommessa di aprire questa rassegna con regia di Renshaw dei due atti unici per “Pulcinella” “La favola di Orfeo” non hanno convinto parte del pubblico.

di Clelia Conte

La 52ª edizione del Festival della Valle d’Itria si è aperta a Palazzo Ducale con il dittico Pulcinella di Igor Stravinskij e La favola di Orfeo di Alfredo Casella.

Pulcinella “balletto con canto in un atto” del 1920, venne composto da Stravinskij su commissione di Sergej Diaghilev per i Balletti russi, prese spunto dalla musica di Pergolesi e del Settecento napoletano oltre che dalle maschere della tradizione mediterranea. La favola di Orfeo, è un’opera da camera in un atto, che fu scritta da Casella nel 1932 su libretto di Corrado Pavolini dalla “Fabula di Orfeo” di Poliziano dove ne ricalca il mito e dove il poeta scende nell’Ade per riportare in vita la sua Euridice che ama follemente. Regia e coreografia sono di Jean Renshaw, artista anglo-tedesca non estranea al festival; Nicolò Umberto Foron, italo-tedesco giovanissimo ventottenne, già affermato sulla scena internazionale e impegnato per la prima volta in Italia, ha guidato l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari dando prova della sua professionalità ispirando simpatia e approvazione del pubblico.

Approvazione anche per i ballerini della compagnia Eko Dance Project. Le voci principali nelle due opere sono quelle di Matteo Falcier (Tenore/Orfeo) di Chiara Mogini (Mezzosoprano/Una driade), e Roberto Lorenzi (Basso/Plutone), affiancati da giovani talenti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” impegnati nell’opera di Casella: Cecilia Taliani Grasso soprano (Euridice), Willingerd Giménez baritono (La voce di Aristeo), Flavia Fioretti mezzosoprano (Una baccante). 

Due opere sono diverse per linguaggio e scrittura musicale ma accomunate dal dialogo con il mito e con le radici culturali del Mediterraneo. Infatti Orfeo è mito fondante della nostre radici nella lettura classicista di Alfredo Casella. Negli stessi anni Stravinskij si avvicina al suo periodo neoclassico con Pulcinella rendendo omaggio alle maschere. La regista e coreografa Jean Renshaw ha sottolineato che “I due pezzi abitano universi del tutto distinti: “Pulcinella” luminoso e giocoso; “La favola di Orfeo” cupo e freddo” Il primo manifesta gioia di vivere che viene improvvisamente interrotta e poi interviene la triste ouverture di Orfeo a luci spente con la morte di Euridice. Unendo le due opere si possono osservare le realtà della vita e della morte, della gioia e del dolore. Qui la coreografa ha puntato su uno sfondo in bianco e nero (e neri gli abiti dei protagonisti) che però ha un po’ deluso chi avrebbe voluto vedere un’atmosfera meno fredda.

Il balletto Pulcinella fu rappresentato il15 maggio 1920 coinvolgendo grandi artisti dell’epoca: insieme a Stravinskij, a dirigere la prima al Théâtre de l’Opéra di Parigi fu chiamato Ernest Ansermet, mentre la coreografia venne firmata da Léonide Massine, le scene e i costumi da Pablo Picasso. Questi reinventarono i personaggi della Commedia dell’Arte attualizzando il tutto, il testo di Pergolesi venne riscritto in modo dissacrante con un tocco ironico. Casella nella sua Favola di Orfeo, invece debuttò al Teatro Goldoni di Venezia il 6 settembre 1932. Qui la favola, il mito e il passato sono pensati in modo attendibile verso la storia originale.

Mediterraneo è cultura del 700 ma forse il Festival ha dimenticato che questa rappresentazione fosse del belcanto? Ha per caso spostato la sua lancetta? Probabilmente “arricchisce la sua proposta con un dialogo tra passato e presente, dando spazio anche alla musica del XX e XXI secolo”.

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Il Festival torna a Palazzo Ducale il 25 luglio (ore 21, repliche il 28, 31 luglio, 2 agosto) per un atteso nuovo allestimento della Carmen di Georges Bizet. La celebre opéra-comique viene presentata nella partitura originale del 1874 in una prima assoluta in forma scenica, restituendo al pubblico una versione mai rappresentata finora, grazie alla recente revisione critica di Paul Prévost per l’editore Bärenreiter. La partitura che sarà eseguita è quella originariamente predisposta dal compositore, prima che cantanti e dirigenti dell’Opéra Comique di Parigi chiedessero importanti cambiamenti. Fabio Luisi, direttore musicale del Festival, guida l’Orchestra e ilCoro del Teatro Petruzzelli di Bari e il Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi offrendo per la prima volta nella sua lunga carriera la lettura del capolavoro di Bizet: regia, scene e costumi (questi ultimi insieme a Carla Galleri) saranno di Denis Krief, artista di grande e consolidata esperienza che torna a Martina Franca dopo una lunga assenza. Nel ruolo del titolo il mezzosoprano turco-tedesco Deniz Uzun, mentre il soprano moldavo Natalia Tanasii sarà Micäela; nel cast principale ritroviamo anche il tenore Matteo Lippi (Don José) e il baritono Alessandro Luongo (Escamillo) e gli artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”. 

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