Intervista a GIULIO BELLINO in occasione della sua mostra ad Adelfia Cultura Fotografia Mostra Fotografica 6 Luglio 20266 Luglio 2026 di Pietro Fabris Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata molto più di una semplice passione? Quando dal semplice scattare per goliardia ho iniziato a ricevere per caso le prime richieste di lavoro, soprattutto feste di compleanno. È stato lì che ho capito che non era più solo un gioco: qualcuno era disposto a riconoscere valore a quello che facevo, anche economicamente. Da quel momento la fotografia ha smesso di essere solo passione ed è diventata una direzione concreta. Il tuo percorso all’Accademia di Belle Arti di Bari ha influenzato il tuo modo di guardare e raccontare la realtà? In che modo? Sì, soprattutto nello sviluppo dello sguardo. All’Accademia ho studiato la psicologia della forma e la composizione, e questo ha cambiato il modo in cui leggo le immagini prima ancora di scattarle. Non si tratta solo di estetica, ma di capire come una forma, un movimento o un equilibrio visivo possono guidare la percezione di chi guarda. La tua ricerca si concentra sul panning e sullo strapanning. Cosa ti affascina di queste tecniche e cosa ti permettono di esprimere? Mi affascina l’idea che ogni scatto sia unico e irripetibile. Nel panning e soprattutto nello strapanning non esiste una replica possibile, nemmeno per una macchina o per un’IA. Ogni immagine è il risultato di un istante preciso e di una combinazione irripetibile di movimento, tempo e percezione. Nelle tue fotografie il movimento sembra fermarsi senza perdere la sua energia. Qual è il messaggio che desideri trasmettere attraverso questo equilibrio tra velocità e immobilità? L’intenzione non è fermare un istante, ma interpretare il movimento nella sua interezza. Uno sport, o qualsiasi azione veloce, non è un singolo momento ma una sequenza di fasi e transizioni. La mia fotografia prova a condensare tutto questo, come se fosse uno slow motion o un timelapse visivo che si concentra in un solo frame. La fotografia sportiva è il tuo ambito professionale. Quanto ha contribuito a sviluppare il tuo stile artistico? Sono cresciute di pari passo. La fotografia sportiva mi ha dato il campo reale su cui sperimentare, mentre la ricerca personale ha dato forma al mio stile. Qual è lo scatto che senti rappresentare meglio la tua identità come fotografo e perché? È lo scatto che nella mostra ho chiamato “Stravelocità”. È di apertura per le foto riguardanti il Motorsport e secondo me racchiude tutte le definizioni possibili dello strapanning: tutto è visibile, ma allo stesso tempo quasi niente lo è. È un’immagine in cui il movimento non si risolve, ma continua a esistere dentro lo scatto. Dietro una fotografia di successo c’è tecnica, preparazione e sensibilità. Quanto contano lo studio e l’esercizio rispetto all’istinto? Contano entrambi, ma senza lo studio l’istinto da solo non basta. Col tempo però succede che quello che hai imparato smette di essere qualcosa a cui pensi e diventa naturale mentre scatti. Essere un giovane artista oggi significa affrontare anche molte sfide. Quali sono gli ostacoli più grandi che hai incontrato e cosa ti ha spinto a superarli? L’ostacolo più grande è stata l’instabilità, soprattutto economica. All’inizio non c’era continuità e non era facile sostenere quello che facevo. Sono andato avanti perché ho continuato a lavorare, senza aspettare che la situazione fosse ideale. Cosa significa per te realizzare la tua prima mostra personale nella Biblioteca Comunale di Adelfia; quale emozione provi nel condividere il tuo lavoro con il pubblico? Provo molta tensione. Sono convinto che le mie immagini abbiano qualcosa da dire e una certa forza espressiva, ma non so quale sarà la risposta del pubblico. Questa incertezza da un lato mi mette pressione, dall’altro mi affascina. Se dovessi lasciare un messaggio ai tuoi coetanei che desiderano trasformare una passione in una professione artistica… quale sarebbe? Non smettere di provarci. Ci sarà sempre qualcuno interessato a quello che fai. ______________________________________________________________________________________________________________ Fai scorrere le immagini della mostra fotografica di Giulio Bellino alla biblioteca comunale A. Cafaro di Adelfia (BA): Giulio Bellino