La musica della memoria: “Speranza” di Irene Gianeselli tra ascolto, identità e resistenza Cultura Letteratura Libri 4 Luglio 20264 Luglio 2026 di Pietro Fabris Copertina del libro C’è una musica che non si limita a essere ascoltata. È quella che attraversa il tempo, si deposita nella memoria collettiva e diventa linguaggio capace di custodire le ferite della storia senza smettere di aprire al Futuro. È questa la trama invisibile che percorre Speranza, il nuovo romanzo di Irene Gianeselli, pubblicato da Giuntina con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Ambientato nel cuore di Roma, tra le pietre e le suggestioni del Quartiere Ebraico, il romanzo mette in scena un incontro che è prima di tutto un esercizio di ascolto. Nora, giovane pianista inquieta e sensibile, e Leone, psichiatra ebreo di mezza età, si riconoscono attraverso un dialogo che procede per parole, silenzi e pause. Il romanzo non è soltanto il confronto tra due generazioni o tra due esperienze di vita, ma il tentativo di dare voce a una memoria che continua a interrogare il presente, ricordando che il passato non appartiene mai definitivamente alla storia, ma continua a vivere nella coscienza di chi sa ascoltarlo. La musica diventa allora il vero tessuto narrativo dell’opera. Non rappresenta un semplice tratto della protagonista, né un elemento decorativo del racconto. È una presenza costante, quasi una coscienza sonora che accompagna ogni pagina. Nei suoi accordi si depositano emozioni, ricordi e l’eco delle ferite collettive; nelle sue pause trovano spazio il dubbio, la fragilità e la possibilità dell’incontro. Ogni nota sembra costruire un ponte tra tempi diversi, trasformando l’esperienza individuale in testimonianza universale. Per Nora il pianoforte è un luogo dell’anima prima ancora che uno strumento musicale. Attraverso il suono cerca una forma di equilibrio in un presente inquieto, imparando che la vulnerabilità non è una resa ma una condizione necessaria per entrare davvero in relazione con l’altro. Leone, dal canto suo, porta con sé il peso e la responsabilità della memoria ebraica, mostrando come ricordare significhi soprattutto assumersi il compito etico di trasmettere ciò che la storia rischia continuamente di dimenticare. Irene Gianeselli In questo dialogo tra musica e memoria si riconosce la formazione stessa dell’autrice. Pianista diplomata al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari, cantautrice, studiosa di psicologia e pedagogia, Irene Gianeselli intreccia da anni ricerca scientifica, arti performative e scrittura. Il suo percorso accademico, culminato con il dottorato in Scienze delle Relazioni Umane e l’attività di ricerca in psicometria presso la Libera Università di Bolzano, si accompagna a una costante riflessione sull’educazione inclusiva, sulla formazione metacognitiva e sui processi trasformativi dell’apprendimento. Una sensibilità che nella narrativa si traduce nella capacità di esplorare le profondità emotive dei personaggi senza rinunciare al rigore della riflessione. Anche la sua esperienza musicale dialoga naturalmente con la pagina scritta. Dopo l’esordio come cantautrice con Cuore Antico, concept album che accompagna il romanzo Tutta stesa sul mare, vincitore del Premio Ludovica Castelli 2025, Gianeselli continua a sviluppare una ricerca artistica nella quale parola e suono si sostengono reciprocamente. A questa si affianca il lavoro di giornalista e critica cinematografica del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, oltre all’attività di regista di cortometraggi premiati in festival nazionali e internazionali. Ma è soprattutto nella capacità di fare della musica una metafora dell’esistenza che Speranza trova la sua cifra più autentica. In un tempo attraversato da conflitti, solitudini e smemoratezza, il romanzo ricorda che Ascoltare è un atto profondamente civile. La musica diventa resistenza contro l’indifferenza, esercizio di empatia, spazio in cui le identità possono incontrarsi senza annullarsi. Come un lungo nastro sonoro, essa custodisce e rende viva ogni storia. Scioglie le distanze, favorisce il riconoscimento reciproco e apre al dialogo, trasformando la memoria in responsabilità condivisa. In questo senso, Speranza suggerisce una possibilità universale, che l’incontro autentico possa diventare una nuova partitura da scrivere insieme, e che proprio nell’ascolto dell’altro si trovi il porto da cui ripartire per immaginare nuove rotte della vita.