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Le guerre che ti vendono: a Bari l’incontro con Sara Reginella sulla propaganda e il consenso

di Clara Ranieri

Si è tenuto a Bari l’incontro dedicato all’ultimo libro della psicologa e scrittrice Sara Reginella, “Le guerre che ti vendono”. L’evento, promosso da Marx21 e dal Comitato Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra per la Terra di Bari, ha offerto un’analisi approfondita sui meccanismi attraverso cui media, social network e discorsi politici influenzano l’opinione pubblica per costruire consenso attorno ai conflitti.

L’incontro è stato introdotto e presentato da Michele De Luisi (musicista) e Carlo Barbanente (insegnante), entrambi membri del Comitato Articolo 11, insieme a Sara Ricci, presidente della sezione PCI “Filippo D’Agostino” di Bari.

Uno dei primi spunti di riflessione ha riguardato l’Iran e la sua rappresentazione nei media occidentali. Sara Reginella ha sostenuto che la condizione delle donne iraniane viene spesso descritta in modo semplificato, ignorando la complessità storica, culturale e religiosa del Paese. La relatrice ha richiamato la distinzione tra tradizione sciita e sunnita, sottolineando come la realtà iraniana sia fortemente influenzata dalla cultura persiana e presenti caratteristiche uniche rispetto ad altri contesti del mondo islamico.

Reginella ha inoltre evidenziato un dato significativo: le donne rappresentano circa il 70% della popolazione laureata in Iran. Partendo da questo elemento, ha invitato il pubblico a riflettere sulla selezione dei temi nel dibattito internazionale. Mentre l’attenzione mediatica si concentra sull’Iran, viene dedicato meno spazio alla condizione femminile in Paesi alleati dell’Occidente, come l’Arabia Saudita. Una differenza che la scrittrice interpreta come conseguenza degli interessi economici e strategici che legano Europa e Stati Uniti ad alcune aree del Medio Oriente.

Attraverso il suo libro, Sara Reginella spiega come le guerre vengano letteralmente “vendute” all’opinione pubblica con strategie comunicative simili a quelle del marketing. Non si tratta di una provocazione linguistica, ma della constatazione che i conflitti sono sempre accompagnati da campagne narrative progettate per renderli accettabili, nonostante le devastanti conseguenze umane.

Un focus specifico è stato dedicato al concetto di “indignazione”, richiamando il pensiero del filosofo Domenico Losurdo. L’indignazione può essere indirizzata e utilizzata per costruire consenso attorno a scelte politiche o militari. In quest’ottica, il tema dei diritti delle donne in Iran viene talvolta usato per suscitare una forte reazione emotiva in Occidente, giustificando pressioni internazionali o interventi militari in nome dell’esportazione della democrazia. Tuttavia, secondo la relatrice, la libertà e l’emancipazione non si possono raggiungere con bombardamenti o sanzioni economiche, che rischiano solo di aggravare le fragilità sociali preesistenti.

In veste di psicologa, Reginella ha approfondito il funzionamento dei processi di condizionamento mentale. Utilizzando esempi di psicologia comportamentale, ha spiegato come la ripetuta associazione tra immagini di sofferenza e determinate figure pubbliche o Paesi generi nel tempo reazioni automatiche di rabbia, paura o ostilità.

Attraverso televisioni, giornali e social network, questo processo ripetuto negli anni crea risposte emotive che sembrano spontanee, ma che sono in realtà il frutto di un lungo percorso di esposizione mediatica.

A supporto di questa tesi, l’autrice ha condiviso alcune esperienze personali, menzionando le contestazioni subite per le sue posizioni sui conflitti internazionali e sulla situazione in Ucraina. Ha citato il caso della giornalista russa Anna Politkovskaja e ha mostrato come una sua foto con un copricapo simile a un basco sia stata decontestualizzata per associarla a messaggi estranei alla sua persona. Reginella ha interpretato l’inserimento del suo nome in elenchi e dossier controversi come una diretta conseguenza del suo dissenso rispetto alle narrazioni dominanti sul conflitto ucraino.

Un altro aspetto centrale della conferenza è stato l’indignazione selettiva: mentre alcuni temi mobilitano rapidamente le masse, questioni gravissime come il traffico sessuale di minori o lo sfruttamento delle giovani donne ricevono un’attenzione marginale. Ciò dimostra, secondo l’analisi dell’autrice, che l’indignazione collettiva non nasce quasi mai in modo spontaneo, ma viene orientata da precise strategie comunicative.

Come soluzione, Sara Reginella suggerisce di investire nella diffusione della cultura, della lettura e dell’informazione indipendente. Discutere con chi reagisce in modo automatico ed emotivo non produce risultati; al contrario, un libro, un documentario o un percorso di studio possono aprire spazi di riflessione autentici.

In chiusura, Sara Ricci ha ribadito l’importanza della dialettica e dello studio. Se i social network favoriscono una comunicazione rapida ma superficiale, la lettura e la conoscenza consentono di sviluppare autonomia di giudizio.

La conferenza si è conclusa con un appello chiaro: per riconoscere le manipolazioni che influenzano la nostra percezione della realtà, è indispensabile alimentare una coscienza critica attraverso la cultura e l’approfondimento, gli unici strumenti capaci di garantire un pensiero autenticamente libero e indipendente.

5 maggio 2026

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