Sommersi da 160mila leggi: la trappola invisibile che soffoca l’Italia Attualità 3 Giugno 20263 Giugno 2026 L’Italia strangolata nella rete della burocrazia. di Antonio Vox Se si dovesse chiedere a un parlamentare quale sia il problema prioritario della Repubblica, possiamo star certi che le risposte non saranno puntuali e focalizzate, ma costituiranno un caleidoscopio di motivazioni che emergono dalla propria soggettiva visione e non da una ragionata analisi di contesto. Tuttavia, le risposte appaiono concentrarsi su temi come il forte debito pubblico, la crisi demografica, la crescita economica stagnante e il divario territoriale. Se si rivolgesse la stessa domanda all’opinione pubblica, la convergenza spunterebbe sull’Etica. Basta porre un minimo di attenzione per rendersi conto che le motivazioni addotte non sono la causa, ma l’effetto. Allora, quale fattore produce il forte debito pubblico, la crisi demografica, la crescita economica stagnante, il divario territoriale e la crisi dell’Etica? È un fattore che sta acquattato nella nebbia stagnante del pensiero, irriconoscibile, apparentemente non pericoloso, addirittura considerato utile e necessario. Di che si tratta? Si tratta della burocrazia amministrativa, giudiziaria, bancaria e fiscale. Non è altro che il prodotto di una Politica che ha abdicato al proprio ruolo in favore dei tecnici, generalmente privi di una visione olistica. Troppe regole strangolano le iniziative, l’entusiasmo di intraprendere, la crescita. Basta interrogare con un po’ di pazienza l’Intelligenza Artificiale di Google per conoscere che: “In Italia ci sono circa 160.000 norme in vigore (oltre 71.000 nazionali e 89.000 regionali/locali), 7.000 in Francia, 5.500 in Germania e 3.000 nel Regno Unito. L’Italia produce una mole di leggi di gran lunga superiore agli altri Paesi europei”. Se poi dovessimo interrogare la IA sul numero degli avvocati, ecco la risposta: “L’Italia detiene il record europeo assoluto per numero di avvocati, con ben 228.600 iscritti, seguita a distanza dal Regno Unito (circa 175.000), dalla Germania (circa 165.000) e dalla Francia (circa 70.000)”.Cioè, in Francia c’è 1 avvocato su 953 cittadini; in Germania 1/507; nel Regno Unito 1/400; in Italia 1/259. Badate che al denominatore sono contabilizzati tutti: poppanti, infanti, ragazzi, adulti e anziani. Ma l’Italia non era la culla delle PMI? Ora scopriamo che il nostro Paese è la culla della litigiosità. I tempi biblici della Pubblica Amministrazione sono del tutto giustificati. Noi passiamo il tempo nella rete della Pubblica Amministrazione a “fare la coda”. Per carità, non chiediamoci come fanno a vivere così tanti avvocati con così pochi clienti. Ma non è finita. In Italia non c’è solo la questione della cornucopia di leggi e avvocati. C’è anche il problema della farraginosità e della scarsa qualità delle norme e delle leggi, che dà spazio alle più diverse interpretazioni senza sapere quale sia quella giusta. L’effetto? Addio alla certezza del diritto, addio all’iniziativa, addio alla libera impresa, addio all’innovazione, addio alla ricchezza e addio alla civiltà. Ci si realizza nel litigare. Ma siamo in buona compagnia, perché l’Istituto Bruno Leoni cita un recente studio di Epicenter (European Policy Information Center), che è l’insieme di 12 autorevoli think tank europei di orientamento liberale, formalizzato nel 2014 a Bruxelles con il ruolo di promuovere i principi del libero mercato e di fornire informazioni sui temi di economia digitale, energia e finanza. Lo studio riguarda la qualità del diritto europeo e conclude che la qualità delle norme europee sia in fase di deterioramento. Addirittura, lo studio entra nella valutazione della sintassi delle direttive europee. Esso cita: “Le direttive UE, dal 2022 al 2024, presentano strutture sintattiche sempre più complesse, con una media di 38,6 parole, 250 caratteri e 1,9 virgole per frase… in netto contrasto con la raccomandazione della Plain English Campaign del Regno Unito di non superare le 20 parole per frase”. Cioè direttive praticamente illeggibili per un non esperto. E ancora: “In media, gli atti giuridici coprono 24,4 pagine e contengono 11,7 articoli… Il settore dell’energia ha prodotto gli atti più lunghi (68,7 pagine; 17,3 articoli)”. Quindi: necessità di esperti traduttori, incertezza interpretativa, ricorso ai tribunali, dilatazione dei tempi e dei costi. Infatti, gli italiani si lamentano del proprio Paese e dell’UE.Il recente studio di ricerca n. 248 del Centro BAFFI (Centre on Economics, Finance and Regulation della Bocconi), dal titolo “I costi economici delle leggi ambigue”, stima che la complessità normativa in Italia abbia un costo annuo di 110 miliardi di euro, pari al 5% del PIL, mentre quello della CGIA di Mestre fissa il costo a 80 miliardi all’anno. Sono comunque cifre enormi. Siamo un popolo d’azzeccagarbugli; vi ricordate l’avvocato di Lecco nei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni? Dobbiamo chiederci dove sia la Politica in Italia, quella che non si interessa di gossip, non dibatte sul nulla, non cerca di screditare l’avversario, ma pensa al futuro della Comunità di Persone a loro affidata dal voto.