Fermatevi”: la Chiesa e la sfida di una pace fondata sul Vangelo Comuni Cultura Religione 26 Maggio 202626 Maggio 2026 Riflessione teologica e attualità sul ruolo dei cristiani di fronte ai conflitti contemporanei di Clara Ranieri “Fermatevi”, “Pace” e “Chiesa”. Attorno a queste tre parole si è sviluppata la riflessione proposta dal professore di Diritto Ecclesiastico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Gaetano Dammacco, durante l’incontro promosso dal Comitato per la Pace “Terra di Bari”.Parole che specie oggi,risuonano e assumono il valore di veri imperativi morali e spirituali, capaci di interrogare profondamente credenti e società civile in un tempo segnato da guerre, tensioni internazionali e divisioni ideologiche. Al centro dell’incontro è emersa una domanda fondamentale: cosa significa davvero “pace” per la Chiesa cattolica? È possibile attribuire a questo termine un significato unitario e condiviso, capace di superare interpretazioni politiche, culturali e persino religiose spesso contrapposte?Secondo Dammacco, la risposta dipende dal punto di partenza. Se la pace viene interpretata soltanto attraverso le logiche umane, essa rimane inevitabilmente fragile, parziale e frutto di equilibri temporanei. Se invece si guarda alla sorgente evangelica, allora il concetto assume una profondità diversa e più radicale.Il riferimento immediato è stato al messaggio inaugurale di Papa Leone XIV, che fin dal primo momento del suo pontificato ha posto al centro del proprio ministero il tema della pace, dell’amore incondizionato di Dio e della costruzione di ponti attraverso il dialogo. Le sue prime parole, “La pace sia con voi”, richiamano direttamente il saluto di Cristo risorto ai discepoli, sottolineando il legame profondo tra il mandato della Chiesa e la missione di custodire e annunciare la pace.La riflessione si è poi concentrata sul Vangelo di Giovanni, dove il tema della pace assume un significato teologico particolarmente intenso. Se nei Vangeli sinottici emerge soprattutto l’invito concreto a essere operatori di pace, Giovanni va oltre: presenta la pace come una dimensione intimamente legata alla persona stessa di Cristo.Gesù non si limita infatti a parlare di pace, ma offre la Sua pace, distinta da quella del mondo. Una pace che non coincide semplicemente con l’assenza di guerra o con un equilibrio politico, ma che rappresenta pienezza di vita, comunione e partecipazione alla stessa realtà divina.Secondo questa prospettiva, Cristo dona qualcosa che appartiene alla Sua stessa essenza, coinvolgendo l’umanità nel progetto di salvezza. La pace cristologica si distingue quindi profondamente dalla pace “mondana”, spesso costruita sulla paura, sul dominio o su equilibri imposti dalla forza.Nel Vangelo di Giovanni il concetto di “mondo” appare inoltre segnato da una duplice dimensione: da una parte il mondo è il luogo amato da Dio e destinato alla salvezza; dall’altra rappresenta la realtà che rifiuta Cristo e si oppone alla luce del Vangelo. È proprio dentro questa tensione che nasce il conflitto umano e spirituale.Gesù, pur consapevole di questa contraddizione, continua a donare sé stesso come pace e invita i discepoli a non lasciarsi sopraffare dall’angoscia: “Non sia turbato il vostro cuore”.Per questo, secondo il professore, i cristiani dovrebbero riconoscersi come portatori di una pace che non sempre il mondo è disposto ad accogliere. Una consapevolezza che non deve trasformarsi in chiusura o isolamento, ma in una testimonianza ancora più coerente e responsabile.Il mandato affidato da Cristo agli apostoli, diffondere il Vangelo fino ai confini della terra, coincide infatti con la missione stessa della Chiesa: costruire comunione attraverso l’amore, l’incontro e il dialogo.Da qui nasce anche un forte richiamo alla responsabilità personale dei credenti. La pace evangelica non può essere proclamata soltanto a parole, ma deve tradursi concretamente nel rispetto della vita, nell’ascolto, nell’empatia, nel perdono e nella bontà. Tutto il messaggio evangelico, in fondo, converge verso un’unica verità essenziale: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.La riflessione finale ha affrontato anche il delicato tema della “legittima difesa”, sottolineando il rischio che questa venga trasformata nella giustificazione teorica di una “guerra giusta”. Una categoria che, secondo Dammacco, rischia di perpetuare sofferenze, violenze e interessi economici fondati sul dolore dei popoli.In questo scenario, la Chiesa è chiamata a riaffermare una visione della pace non come semplice tregua o compromesso politico, ma come scelta evangelica radicale, fondata sulla dignità umana, sulla fraternità e sulla responsabilità reciproca. 26 Maggio 2026