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Il gobbo del Califfo al Petruzzelli: Franco Casavola tra farsa e dialogo tra le religioni

L'Opera Il gobbo del Califfo al Petruzzelli
Maria Silvia Quaranta

di M. Siranush Quaranta

Dal 21 al 24 maggio il Teatro Petruzzelli di Bari mette in scena Il gobbo del Califfo, opera in atto unico di Franco Casavola su libretto di Arturo Rossato. La regia è di Mariano Dammacco, con scene e luci di Angelo Linzalata e costumi di Franca Squarciapino. Sul podio Matteo Del Maso, maestro del Coro Marco Medved. Giovedì 21 e venerdì 22 maggio alle 20.30 l’opera sarà introdotta da Gianrico Carofiglio, sabato 23 e domenica 24 maggio alle 18.00 da Giordano Bruno Guerri. Martedì 19 maggio alle 19.00 nel Foyer si tiene la Conversazione sull’Opera curata da Jacopo Pellegrini, ingresso 2 euro, anche in streaming su Facebook.

Prove dell'Opera @foto di Clarissa Lapolla
Prove dell’Opera @foto di Clarissa Lapolla
Prove dell'Opera @foto di Clarissa Lapolla
Prove dell’Opera @foto di Clarissa Lapolla

La trama è una commedia degli equivoci ambientata in una piazzetta di Bagdad. Il gobbo del Califfo accetta l’invito a cena di una coppia di ciabattini, si ubriaca e si strozza con una lisca di triglia. Creduto morto, il suo corpo viene passato di porta in porta: i ciabattini lo abbandonano dal Dottore, il Dottore lo fa rotolare giù per le scale e pensa di averlo ucciso, il Collerico lo scambia per un ladro, il Mercante se lo ritrova tra le mani proprio quando arriva il Visir con la scorta armata. Le colpe si accumulano e si sciolgono a ritroso, confessione dopo confessione, fino all’arrivo del Barbiere che estrae la lisca e il gobbo torna a cantare dal punto in cui si era interrotto. Sullo sfondo, un Innamorato tenta invano di concludere una serenata: alla fine le guardie, non avendo altri con cui prendersela, arrestano proprio lui.

Locandina dell'Opera
Locandina dell’Opera

Dammacco ha recuperato un aspetto che Rossato aveva attenuato rispetto alla fonte originaria, la Storia del Gobbetto delle Mille e una notte. Nel testo originale il Dottore è un Medico ebreo, il Collerico un Provveditore musulmano, il Mercante un Mercadante cristiano. Scenografia e costumi fanno affiorare queste identità: le tre case sul fondo citano rispettivamente una sinagoga, una moschea e una cattedrale. Una parabola sul conflitto e la convivenza tra le religioni monoteiste, raccontata con la leggerezza della farsa. Le architetture di Linzalata danzano su binari in armonia con la musica; i costumi di Squarciapino trascendono fino al grottesco — damigiane enormi, strumenti ingigantiti, scimitarre sproporzionate.

Il cast: Stefano Colucci (Innamorato), Arturo Espinosa (Ciabattino), Aoxue Zhu (Ciabattina), William Hernandez (Gobbo), Enrico Di Geronimo (Dottore), Oronzo D’Urso (Collerico), Dario Sogos (Mercante), Omar Cepparoli (Visir), Prisco Blasi (Barbiere, Muezzin).

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