Quando il Mezzogiorno prega: arte, fede e musica nella Settimana Santa Cultura Eventi Eventi e Tradizioni 15 Maggio 202615 Maggio 2026 di M. Siranush Quaranta Locandina I suoni della settimana santa C’è un momento, nella stagione liturgica più intensa dell’anno cristiano, in cui l’arte smette di essere ornamento e diventa necessità. Le processioni che attraversano i vicoli delle città del Mezzogiorno, le statue dei Misteri portate a spalla nella notte, il suono delle bande che accompagna i cortei devozionali: tutto questo non è folklore nel senso riduttivo del termine, ma uno dei sistemi più coerenti di trasmissione culturale che il Mediterraneo abbia prodotto. È questo universo che la Fondazione Teatro Petruzzelli ha esplorato con la mostra “La Settimana Santa. Tra manufatti e musica, la fede popolare nel Meridione d’Italia, dal Seicento ad oggi“, ospitata a Palazzo San Michele e capace di attrarre tremila visitatori. Questa sera, venerdì 15 maggio, alle 19.00, lo stesso palazzo accoglie la serata conclusiva, con ingresso libero fino a esaurimento posti. Attilio Canta e Nazzareno Carusi con il quartetto di Ottoni L’esposizione, inaugurata il 2 aprile con un concerto del quartetto di Ottoni della Fondazione, ha proposto cento opere tra antiche e contemporanee, selezionate dal curatore Attilio Canta, architetto e presidente del Gruppo Presepisti San Nicola, partner dell’iniziativa. Crocifissi d’epoca, Madonne Addolorate, diorami pasquali, sculture lignee e bronzi di Pericle Fazzini e Amerigo Tot hanno composto un percorso nel quale la devozione popolare rivela la propria profondità estetica e teologica. Straordinarie le rare bottiglie ottocentesche in cui artigiani pazienti riproducevano, attraverso la stretta imboccatura, intere scene della Passione: oggetti minuscoli e prodigiosi che raccontano come l’arte sacra popolare nasca non dall’abbondanza di mezzi, ma dall’intensità del desiderio di rappresentare l’invisibile. Il quartetto vocale Faraualla La serata del 15 maggio si aprirà con il saluto del sovrintendente Nazzareno Carusi. Il musicologo Dinko Fabris coordinerà tre conversazioni: Attilio Canta rifletterà sulla passione nell’arte tra visione e metamorfosi; Annamaria Bonsante, docente del Conservatorio “Niccolò Piccinni”, ricostruirà la storia delle bande nel Sud Italia dalle origini borboniche; Ugo Sbisà, critico musicale e collega di conservatorio, esplorerà il rapporto tra tradizione e innovazione nel mondo bandistico meridionale. A fare da cornice sonora sarà il quartetto vocale Faraualla, che eseguirà Il canto e la cura in apertura e l’ Inno alla Desolata dei fratelli Iannuzzi in chiusura: due brani che portano nel loro titolo tutta la forza del lamento devozionale femminile del Mediterraneo. Un evento che non è semplice chiusura di mostra, ma il momento in cui un’esperienza visiva si consegna alla riflessione collettiva, ricordando che nel Mezzogiorno il sacro non ha mai parlato a una sola facoltà dell’uomo, ma sempre all’occhio, all’orecchio e al cuore insieme. L’iniziativa gode del sostegno della Regione Puglia, della Città Metropolitana e del Comune di Bari, a testimonianza di una sinergia istituzionale che riconosce il valore identitario di un patrimonio ancora vivo.