La rosa di Gaza: a Bari le voci delle scrittrici palestinesi per testimoniare fame, lutto e resistenza. Cultura Società 6 Maggio 20267 Maggio 2026 Si è tenuta il 24 aprile al Gramigna Arci di Bari la presentazione del libro “La rosa di Gaza” di Clara Ranieri Foto Vatican News Al fianco di un popolo colpito: riflessione, ascolto e denuncia, un momento di confronto sulla dignità umana e sul diritto di esistere. In un contesto storico segnato da tensioni e squilibri di potere, emerge con forza il bisogno di fermarsi a riflettere. La denuncia riguarda regimi e logiche imperialiste che, in questo momento, stanno mettendo in discussione la dignità della vita umana. L’attenzione si concentra su un popolo che affronta quotidianamente conseguenze estreme. Fame, sete, lutto: sono esperienze che colpiscono padri, madri, figli. Un dolore che non è transitorio, ma destinato a segnare l’intera esistenza di chi lo vive. Il messaggio ribadito è chiaro: la vicinanza non è solo ideale. È un impegno di cuore e di coraggio verso chi continua a resistere nonostante la privazione dei diritti fondamentali. In particolare, il diritto di esistere, negato a chi viene colpito solo in quanto palestinese. Questa presa di posizione vuole essere uno spazio di ascolto e di compassione, per riconoscere una realtà che richiede attenzione collettiva. Copertina del libro Il progetto del libro nasce dal bisogno di testimoniare il contesto di regimi coloniali e di dare voce a chi, attraverso la parola scritta, può trasmettere consapevolezza a chi non conosce ciò che accade, restituendo valore a chi è stato martirizzato o a chi, tutt’ora, vive questo contesto. L’obiettivo dei curatori del libro, Lucia Cupertino e Luca Crastolla, non è quello di parlare della Palestina, ma di permettere alla Palestina stessa di esprimersi: diventare un mezzo affinché queste autrici possano arrivare in Italia. Ascoltare la lettura delle poesie in lingua araba è stata un’emozione indescrivibile, capace di creare una profonda connessione con il vissuto di queste giovani autrici, alcune delle quali hanno perso la vita. La traduzione delle poesie dall’arabo all’italiano ha permesso di creare un ponte tra due sponde del Mediterraneo, offrendo alla collettività un ascolto più ampio e restituendo rispetto e dignità a queste voci. In maggioranza giovani, le autrici hanno composto poesie per non lasciare che la loro esistenza cadesse nell’oblio. Una riflessione importante: si rischia di disumanizzare queste persone, attribuendo valore solo alla loro resistenza e non alle loro storie personali, alla loro individualità e alle conseguenze profonde che vivono sulla propria pelle. È stato quindi ribadito che, anche in un contesto di tale drammaticità, le persone hanno diritto a dare spazio alla propria dimensione interiore e al proprio dolore. Quando diamo diritto a una voce di esistere, e quei versi letti dalle giovani donne di Gaza testimoniano violenza, soprusi e fragilità, compiamo un gesto di civiltà: valorizziamo quelle esistenze e impediamo loro di essere dimenticate. Rubal al-Sharif, è una delle voci della Rosa di Gaza. La scrittrice palestinese ha affrontato come donna il fuoco nemico, portandonell’antologia sì il tema della resistenza, ma anche quello dell’amore e del limite imposto alla libertà. Oltre a Ruba al-Sharif, il libro include: Nima Hasan, Shuruq Dughmush, Dunya al-Amal Ismail, Samar al-Ghussein, Marah al-Khatib, Du’a Said, Raghad al-Naami, Nahar Hussein, Fedaa Zeyad. 10 voci di donna, voci da Gaza, voci dal genocidio di un popolo inerme. Nei video in cui le autrici sono riprese e leggono le loro poesie si osserva il terribile contrasto tra il brusio dei droni e la dolcezza della loro voce, tra il rumore del conflitto e la presenza di una vita che continua: uno spiraglio di luce, una speranza che resiste. L’amore resta, in questo senso, una forma di resistenza, una forza che permette alla vita di continuare a esistere nonostante tutto. Al di là delle analisi politiche, credo che restino le voci, i volti e le parole di chi vive quotidianamente il conflitto. È in questo spazio, tra ascolto e riconoscimento, che si misura la capacità di una società di restare umana. 6 maggio 2025