La legge Yadan contro la libertà d’espressione in Francia Politica Sociale 9 Aprile 20269 Aprile 2026 di Cinzia Santoro L’Assemblea Nazionale francese potrebbe, nei prossimi giorni, soffocare definitivamente la libertà di espressione approvando il disegno di legge presentato dalla deputata Caroline Yadan. Il corpus legislativo limiterà in maniera significativa la libertà di espressione sulla questione palestinese, con il pretesto di combattere le nuove forme di antisemitismo. Il testo si ispira alla definizione di antisemitismo adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance nel 2016. Le sue disposizioni prendono di mira l’antisionismo, la negazione del “diritto all’esistenza dello Stato di Israele” e i paragoni tra Israele e il regime nazista. Caroline Yadan Membro dell’Assemblea Nazionale francese L’obiettivo è mettere a tacere le voci che denunciano il genocidio a Gaza, l’apartheid e la pulizia etnica in Palestina, stigmatizzando tali voci come opinioni motivate dall’antisemitismo piuttosto che dalla difesa dei diritti fondamentali del popolo palestinese. La legge vorrebbe “proteggere lo Stato di Israele dalle critiche che potrebbero colpire le sue tendenze suprematiste”, tentando di introdurre il nuovo reato di incitamento alla distruzione di uno Stato, e gode del sostegno della maggioranza presidenziale, nonché di parte della destra e dell’estrema destra. In realtà, l’intento degli autori del testo è evidente nella nota esplicativa: si vuole determinare l’assimilazione dell’antisionismo all’antisemitismo, l’adozione della definizione dell’IHRA e la volontà di impedire qualsiasi critica a Israele e al suo regime, rendendo reato ogni forma di sostegno ai palestinesi.Il dibattito solleva una questione fondamentale: in un Paese che si definisce democratico, è possibile essere penalizzati per aver espresso opinioni politiche? La legge francese già punisce l’antisemitismo, anche sotto forma di insulti, diffamazione o incitamento all’odio. La proposta di Yadan introduce invece sanzioni penali per posizioni politiche legate alla libertà di espressione e di opinione sullo Stato di Israele e sull’ideologia coloniale sionista. Se la legge venisse approvata, verrebbero censurati attivisti, ricercatori, storici, saggisti e giornalisti che si occupano della questione palestinese da sempre. Inoltre, la Francia si troverebbe esposta al duplice rischio di limitare il dibattito democratico e, soprattutto, di confondere la critica verso lo Stato d’Israele con l’odio antisemita, qualora la legge Yadan venisse approvata. In un Paese dove la libertà è un vessillo da tenere alto, il diritto alla libertà di espressione si basa principalmente sulla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 e sulla Convenzione europea dei diritti umani del 1970.L’articolo 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino recita:“La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.”Dunque, la strumentalizzazione della lotta contro l’antisemitismo per reprimere le critiche alla politica israeliana genocida si contrappone alla necessità di preservare il pluralismo di opinioni in una democrazia come quella francese.