La poesia di Francesca Palumbo come battiti in-versi che rimbalzano tra gola e cuore Cultura Libri poesia 5 Aprile 20265 Aprile 2026 “Le ore invisibili”, poesie di Francesca Palumbo, Besamuci editore di Anna Materi “Cuore”Una coccinellaoltre la finestrasceglie sillabe di luce.Tornano ancorale notti d’estate.Dico al cuore di battere adagio. Francesca Palumbo Francesca Palumbo vive e lavora a Bari come docente di Lingua e Letteratura inglese. Ha fondato la Piccola Scuola di Scrittura Creativa e Autobiografica INCIPIT, è attivista civica, scrittrice di numerosi romanzi, tra i quali “Il tempo che ci vuole”, “Le parole Interrotte”, “Hai avuto la mia vita”, che le hanno permesso di vincere prestigiosi premi nazionali.La sua penna è delicata, essenziale, ma allo stesso tempo intensa. Non cerca di spiegare tutto: suggerisce, lascia spazio, invita a sostare. Leggendola si ha spesso la sensazione di entrare in un territorio intimo, fatto di ricordi, piccoli gesti e domande che restano aperte.“Le poesie non cercano risposte definitive, ma abitano la domanda.”Forse è proprio questa la forza del libro: non offre certezze, ma accompagna il lettore dentro quei momenti sospesi che nella vita di tutti i giorni passano quasi inosservati. È una poesia che ascolta il tempo, che osserva le crepe delle emozioni e che trova significato proprio nei passaggi più fragili dell’esperienza. “I versi sono tentativi di afferrare ciò che, per sua natura, non può essere trattenuto.”Non c’è nulla di magico, ma la poesia della Palumbo obbliga a fermarci, a rimanere, a stare. Non si può leggere le sue poesie pensando che possano scappar via dalla mente o dal cuore. Anche se fosse una lettura veloce in metrò, all’ora di punta nel fuggi fuggi generale dell’orario di lavoro, qualcosa ci cambia, perché siamo trattenuti dalla lentezza evocativa della singola parola, scelta con cura, non messa lì a caso nel verso, ma attentamente preferita per l’emozione che deve lasciare in eredità ad ognuno di noi. Leggere Francesca Palumbo significa anche incontrare un pensiero più ampio sulla scrittura e sulla relazione tra parola e vita. Non è un caso che accanto alla sua attività poetica sia nato INCIPIT, il laboratorio di scrittura creativa e autobiografica che l’autrice ha immaginato come uno spazio di ascolto e di possibilità. Le chiediamo di parlaci di INCIPIT .Francesca, cosa ti ha mosso, cosa ti aspettavi di sviluppare? “INCIPIT nasce da una convinzione che mi accompagna da sempre: ogni persona custodisce una storia che chiede di essere ascoltata. La scrittura, prima ancora di essere tecnica o esercizio stilistico, è uno spazio di rivelazione, un luogo in cui la voce interiore trova finalmente il coraggio di emergere.Quando ho immaginato la Piccola Scuola di Scrittura Creativa e Autobiografica INCIPIT desideravo creare proprio questo: un laboratorio che fosse prima di tutto un luogo di possibilità, in cui la parola potesse farsi incontro, ascolto, scoperta. Non un’aula in cui si insegna a scrivere in senso tradizionale, ma un territorio condiviso in cui ciascuna è ciascuno potesse avvicinarsi alla propria voce narrativa.L’incipit, in fondo, è sempre un gesto di fiducia: significa credere che ogni storia meriti un inizio. La mia Piccola Scuola Incipit nasce da questo gesto, dalla volontà di offrire uno spazio in cui le storie possano nascere, prendere forma, e trovare il loro respiro”.Chi di noi non desidera “buttar giù” una storia che ci rappresenti, che dia fiato al nostro silenzio, che riveli il nostro essere al mondo, in un mondo ove ci sia la possibilità di ascoltare ed essere ascoltati, parlare e scoprire di non essere soli. Questo sguardo attento alle storie individuali si riflette anche nella visione civile e culturale dell’autrice. “L’attivismo di oggi – secondo Palumbo – ha cambiato linguaggi e strumenti rispetto a quello di trent’anni fa. Se un tempo si costruiva soprattutto nei luoghi fisici della partecipazione – le piazze, le associazioni, i circoli culturali – oggi si muove in spazi più fluidi, spesso attraversati dalle reti digitali che hanno moltiplicato le possibilità di espressione e di mobilitazione, rendendo la partecipazione più immediata e diffusa, ma anche più esposta alla frammentazione.Eppure, al di là delle forme, mi sembra che stia riemergendo qualcosa di molto profondo: un bisogno di responsabilità condivisa. Le grandi crisi del nostro tempo – sociali, ambientali, culturali – hanno incrinato l’illusione dell’individualismo autosufficiente. Sempre più persone comprendono che la dimensione civica non è un ambito separato dalla vita quotidiana, ma ne è una parte essenziale. Forse ciò che cambia davvero è questo: l’attivismo non nasce più soltanto da ideologie collettive, ma sempre più spesso da esperienze personali che si trasformano in consapevolezza pubblica”. Continuiamo “Donna oggi, con le mille sfaccettature che solo la multiculturalità ci offre. Incontri tante storie diverse sul tuo cammino, raccontaci…” “Parallelamente alla Scuola Incipit ho condotto ultimamente (grazie a un bando condiviso con l’amica Ana Estrela) anche dei laboratori di scrittura rivolti specificamente a donne con vissuti di migrazione. Essere Persona oggi significa abitare una pluralità di identità, spesso attraversando confini invisibili tra culture, linguaggi e immaginari. Le storie che incontro – soprattutto attraverso i percorsi di scrittura e di dialogo culturale – raccontano una geografia umana sorprendentemente ricca.La multiculturalità ha finalmente incrinato molte narrazioni rigide del passato. Non esiste più un unico modo di stare al mondo, ma una costellazione di esperienze che convivono, si interrogano, talvolta si contraddicono.In questo mosaico ciò che mi colpisce è la forza narrativa delle donne: la capacità di trasformare la propria esperienza – anche quella più fragile o complessa – in racconto, in relazione, in memoria condivisa. Ogni storia diventa una lente diversa attraverso cui guardare il mondo, e spesso anche uno spazio in cui riconoscersi reciprocamente.Forse è proprio in questo scambio silenzioso di storie che prende forma una nuova consapevolezza femminile: più plurale, più aperta, più capace di accogliere la bellezza della differenza”.Eppure, al di là delle trasformazioni, sembra riemergere un bisogno profondo di responsabilità condivisa. Le crisi sociali, ambientali e culturali del nostro tempo hanno incrinato l’illusione dell’individualismo autosufficiente, facendo riscoprire a molte persone la dimensione civica come parte essenziale della vita quotidiana. Anche il lavoro dell’autrice con le donne e con le esperienze di migrazione racconta questa attenzione alla pluralità delle storie. Attraverso laboratori di scrittura e percorsi di dialogo culturale, emergono narrazioni che attraversano lingue, identità e immaginari diversi. In questo mosaico umano sorprendentemente ricco, ciò che colpisce è la forza narrativa delle donne: la capacità di trasformare la propria esperienza, anche quella più fragile o complessa, in racconto, relazione e memoria condivisa.Francesca dentro questa prospettiva si colloca anche il modo in cui “Le ore invisibili” racconta l’amore. Non l’amore assoluto e totalizzante delle promesse giovanili, ma quello che arriva dopo la tempesta, quello adulto, che non sottrae né completa, ma aggiunge. “Le ore invisibili” lo raccontano…”“L’amore adulto per me è una forma di appagante maturità del sentimento. Arriva quando la vita ha già lasciato i suoi segni, quando le tempeste, le perdite, le disillusioni, le trasformazioni, hanno insegnato qualcosa sulla fragilità delle promesse assolute.Non è un amore che chiede di essere salvati o completati. Nasce piuttosto dall’incontro tra due esistenze che hanno già imparato a stare in piedi da sole. Proprio per questo può permettersi una libertà più grande: non sottrae, non invade, non pretende di riempire ogni spazio.La mia silloge di poesie “Le ore invisibili” prova a raccontare l’amore adulto, ma non solo. Si spinge, in generale, sul territorio delicato dell’esperienza umana, su quei momenti quasi impercettibili in cui una consapevolezza più piena prende forma nelle pieghe della vita quotidiana, nei gesti minimi, nella postura privata rispetto alla vita”.Leggere e rileggere “Le ore invisibili”, lascia in eredità la possibilità di spaziare verso molteplici orizzonti che donano l’idea del viaggio, anche se la valigia non è mai pronta. La meta del viaggio ognuno la sceglie per sé, lungo il cammino saranno innumerevoli gli incontri che cambieranno, di volta in volta, la destinazione.