Attitudini: Nessuna al Bif&st. Sophie Chiarello racconta il trio Aldo, Giovanni e Giacomo Cinema Cultura Festival 26 Marzo 202626 Marzo 2026 di M. Siranush Quaranta C’è un voto su una pagella, nascosto nel titolo di un documentario, che racchiude molto più di un giudizio scolastico. Attitudini: Nessuna — questo il titolo scelto da Sophie Chiarello per il suo film su Aldo, Giovanni e Giacomo — suona a prima vista come una delle tante battute surreali che hanno costellato trent’anni di spettacoli e pellicole del trio. Ma quella valutazione, ricevuta da Aldo in circostanze che il pubblico scoprirà nel corso della visione, dice qualcosa di potente sul percorso compiuto: da zero attitudini riconosciute a leggenda vivente della comicità italiana. Una parabola di riscatto che non poteva non diventare cinema. Il Bif&st — Bari International Film Festival — ha ospitato martedì 25 marzo, al Multicinema Galleria Sala 1 in collaborazione con Puglia Culture, la proiezione del documentario (Italia 2025), con la regista Sophie Chiarello presente in sala. A condurre l’incontro con il pubblico Carlo Gentile, che ha introdotto la proiezione ricordando i numeri straordinari del film: oltre 500 sale in tutta Italia, più di due milioni di euro di incassi, e un successo di critica e pubblico che raramente accompagna il cinema documentaristico nel nostro Paese. Aldo del trio in videocollegamento Sul perché di questo progetto, Chiarello è stata diretta e appassionata. Ha lavorato per molti anni come aiuto regista con il trio nei film di Aldo Giovanni e Giacomo, e da altrettanto tempo coltivava il desiderio di raccontare la loro storia. «È una storia bella, e le storie belle vanno raccontate» ha spiegato alla platea. «Porta avanti valori importanti: il valore del collettivo, dell’amicizia, del riscatto. È una vera storia di ascensore sociale.» A convincerla definitivamente è stato quello che lei stessa ha definito un segno del destino: ritrovarsi sul palco del David di Donatello nello stesso anno, vincendo lei con un altro film e loro con Il grande giorno. «Gli ho detto: lo dobbiamo fare. E soprattutto facciamolo adesso che siete ancora vivi.» Una battuta che Carlo Gentile ha accolto con una risata: «Messa così, l’avrebbe fatto chiunque.» Il film ripercorre le origini del trio con uno sguardo affettuoso ma lucido. Aldo e Giovanni si sono conosciuti a Milano, cresciuti all’oratorio e sul palco del teatro della parrocchia di Sant’Andrea, in una città che la regista conosce bene — la Milano degli anni Settanta e Ottanta, vivace e popolare, che fa da sfondo emotivo all’intera narrazione. Giacomo, invece, ha mosso i suoi primi passi da attore a Villa Cortese, nella provincia milanese. Un titolo alternativo, suggerisce ironicamente il materiale del film, avrebbe potuto essere Due milanesi e un provinciale. Da queste radici diverse nasce un’alchimia straordinaria. Il documentario segue i tre ora insieme, ora separatamente, lasciando emergere non solo le convergenze ma anche le differenze, i momenti in cui fabbrica e ospedale hanno fatto parte della loro biografia giovanile prima che il teatro diventasse destino. La presenza di Chiarello non viene nascosta: i tre la coinvolgono, la interpellano, quasi la includono nel racconto. Una scelta stilistica precisa, che restituisce al film il calore di un racconto condiviso piuttosto che di un’analisi dall’esterno. Non sono gli altri a parlare di loro, ma il ricordo delle varie esperienze emerge grazie all’apporto di tutti, testimoni compresi, sempre compresenti per scelta concordata con la regista. Subito dopo la proiezione, la discussione con il pubblico si è arricchita di un momento inatteso e prezioso: attraverso un collegamento video, Aldo ha partecipato direttamente al dibattito, portando la sua voce e la sua presenza nella sala barese. Un contributo che ha reso il confronto ancora più vivo, trasformando quello che avrebbe potuto essere un semplice incontro di presentazione in una vera e propria conversazione a più voci tra la regista, il pubblico e uno dei protagonisti del film. Gentile ha poi dato il benvenuto a Francesca Cima di Indigo Film, tra i produttori del documentario, testimonianza concreta dell’attenzione che il cinema indipendente italiano di qualità sa ancora attrarre anche fuori dai circuiti più commerciali. La regista Chiarello al Teatro Petruzzelli La regista riceve il premio da Luca Cirasola A chiudere la giornata, in serata, un riconoscimento che ha aggiunto un ulteriore livello di significato all’intera giornata. Sophie Chiarello ha ricevuto il Premio per il cinema indipendente intitolato a Nico Cirasola, nome caro alla storia del cinema pugliese e simbolo di una cinematografia che ha sempre creduto nella forza delle storie autentiche e del racconto popolare. Un premio che, per una regista che ha costruito il suo documentario proprio intorno ai valori dell’amicizia e del fare cinema come atto collettivo, suona particolarmente appropriato. Attitudini: Nessuna è, in fondo, una lettera d’amore al cinema italiano e alla sua capacità di raccontare il Paese attraverso il riso, la nostalgia e la verità e Sophie Chiarello lo ha capito prima di tutti, avendo la perseveranza di aspettare che anche il trio se ne convincesse.