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Monopoli- il Gattopardo tra carta e luce: quando il classico torna a parlare al presente

di Pietro Fabris

In una lettera di Giorgio Bassani inviata a Pasquale Prunas che accompagnava la prima edizione del romanzo: “Il Gattopardo” datata 30 novembre 1958, così si legge:
“… Ebbi modo di incontrare, prima e unica volta, il Principe Giuseppe Tommasi Di Lampedusa nell’estate del 1954 a San Pellegrino Terme in occasione di un convegno letterario dove accompagnava suo cugino, un autentico poeta: il Barone Lucio Piccolo di Capo di Orlando (Messina) e mi apparve silenzioso… incantò tutti per la sua gentilezza e tatto da gran signore, mancava del tutto dell’istrionismo tipico di certi intellettuali che ben conosci… passarono quasi cinque anni da quell’incontro, fintantochè, una cara amica napoletana, che vive a Roma, saputo che stavo preparando una nuova collana di libri, ebbe la buona idea di telefonarmi, aveva un dattiloscritto pregevole…”

Il gattopardp libro

Il romanzo segnalatogli era “Il Gattopardo”, un testo che l’autore, pensava di realizzare da molto tempo così come diceva alla consorte, la Baronessa Alessandra Wolff-Stomersee: “…ripeteva che l’avrebbe scritto e mai si decideva, ci pensava continuamente…” e, poi, tra il 55 e il 56, subito dopo quel convegno di San Pellegrino Terme, si era deciso e messo al lavoro. In pochi mesi, un capitolo dopo l’altro con alacrità, uscendo al mattino per il circolo Bellini e rientrando alle tre del pomeriggio, aveva messo a punto un testo che l’intuizione e la preparazione del Bassani volle consegnare alle stampe. Giorgio Bassani andò in Sicilia, dove ebbe modo di trovarsi davanti al manoscritto e molto materiale che ben davano l’idea della statura intellettuale e morale dell’uomo, dell’autore di quel capolavoro per il quale si era preparato per tutta la vita, fedele al proprio animo piuttosto che alle mode e omologazioni dettate dal mercato dei facili consumi. Di questi studi, progetti accantonati, dei bei ricordi, delle chiacchierate con la Cardinale, una delle protagoniste della trasposizione cinematografica del romanzo del principe di Lampedusa devo ringraziare l’input che Lucia Cupertino ha offerto e offre con la rassegna “Rizoma” creando autentici luoghi della cultura, in cui la letteratura smette di essere soltanto pagina chiusa su se stessa e torna a respirare tra le persone. E questo accade quando si sa fare di un buon libro, anzi dell’intreccio di espressioni artistiche diverse la possibilità d’approdo per visioni e intuizioni che attraversano il tempo, i linguaggi e sanno essere il decanter che si prepara a danzare nei calici per rinfrescare e far assaporare il sogno umano, tappeto di stelle per le meditazioni della coscienza, assetata di nuovi moduli e immagini più vicini al nostro tempo.

Un pubblico attento e qualificato si è raccolto attorno al saggio, all’approfondimento di Bernardina Rago, autrice del recente volume: “Il Gattopardo a guardia del muro” edito da Feltrinelli. Un lavoro appassionato e approfondito che ci aiuta a comprendere quale fosse il clima degli anni sessanta in una Germania divisa dal muro di Berlino. Un libro illuminante, un invito alla riflessione E ciò accade quando un classico torna a farsi domanda: interrogazione.
L’incontro tenutosi venerdì 6 marzo nella sala Prospero della Biblioteca civica Rendella di Monopoli, attorno a uno dei romanzi più celebri del Novecento italiano è stato al centro di un incontro che ha saputo intrecciare memoria e visione: “Il Gattopardo. Dal classico al grande schermo”.

Il viaggio parte naturalmente dal capolavoro di “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, romanzo che più di ogni altro ha saputo raccontare la fine di un mondo e l’inizio incerto di un altro. Un’opera che continua a interrogare il presente, tra nostalgia e trasformazione, tra storia e destino.
L’appuntamento rientrava nella seconda edizione di “Rizoma. Rassegna di incontri letterari – 2026”, il ciclo culturale che da gennaio a maggio anima Monopoli con i suoi cinque incontri dedicati alla letteratura e ai suoi dialoghi con altre arti. Un progetto nato dalla sinergia con l’Assessorato alla Cultura guidato da Rosanna Perricci, insieme alla Biblioteca Rendella, al Caffè Letterario di Monopoli e all’Affittacamere Casa Mina, con un banchetto librario curato dalla Libreria Minopolis.

Berardina Rago autrice del testo IL GATTOPARDO A GUARDIA DEL MURO.

Il cuore, significato e significante della rassegna è proprio il termine: Rizoma, parola che richiama radici sotterranee che si espandono e si connettono. Letteratura, antropologia, esperienza umana si intrecciano attraverso la presenza di scrittori, poeti, traduttori e studiosi provenienti dal panorama locale e nazionale.
Tra le novità di questa seconda edizione, l’apertura sempre più marcata verso altri linguaggi artistici: cinema, musica, fotografia, scultura. È in questa prospettiva che si colloca l’incontro dedicato al Gattopardo, pensato come un attraversamento tra parola e immagine.
Bernardina Rago è tra le maggiori studiose del romanzo di Tomasi di Lampedusa, il suo recente saggio può considerarsi un successo editoriale. È già giunto alla terza edizione. Da anni impegnata nello studio dell’archivio dello scrittore in Sicilia, Rago ha indagato in particolare la ricezione del Gattopardo nella Germania dell’Est, offrendo una prospettiva inedita sulla fortuna europea dell’opera e su come il romanzo sia stato interpretato oltre i confini italiani.

Accanto a lei è intervenuta Claudia Contento, produttrice ed esperta cinematografica formatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Il suo percorso professionale l’ha portata a collaborare con importanti produzioni del cinema italiano, tra cui La grande bellezza di Paolo Sorrentino.

Monopoli- il Gattopardo tra carta e luce

Il suo sguardo si è concentrato sul passaggio delicato e affascinante dalla letteratura all’immagine: dalle pagine del romanzo alla celebre trasposizione cinematografica firmata da Luchino Visconti. Un percorso che mostra come un classico possa mutare forma senza perdere la propria anima.
Dopo i saluti della scrittrice Lucia Cupertino, direttrice della rassegna, l’incontro è stato moderato da Maria Teresa Esposito, che ha moderato il dialogo tra le due relatrici in una magica atmosfera che ha messo a confronto, in relazione tradizione e contemporaneità.
Perché il Gattopardo, a più di sessant’anni dalla sua pubblicazione, continua a raccontarci qualcosa di essenziale? E la tentazione si fa ghiotta, riportandoci alla mente il romanzo:”I Vicerè” di Federico De Roberto del quale nel 2007 si fece una trasposizione filmica. Le riflessioni crescono, sono radici del nostro mondo sotterraneo e viene alla mente il pensiero che ogni epoca crede di essere nuova, ma in fondo porta sempre con sé le ombre e le luci di ciò che è stato.
E forse è proprio questo il segreto dei classici: non smettono mai di essere con le loro righe alvei, tratturi. Sentieri di echi e profumi che continuano a parlarci, a interrogarci. Sono proprio come un rizoma, che sotto la superficie continua a crescere.

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